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La nuova legge elettorale: il “Rosatellum-bis” – L’Analisi Bidimedia

Le soglie di sbarramento: ovviamente le soglie riguardano quindi solo la quota proporzionale, sono identiche per entrambi i rami del Parlamento, vengono calcolate solo su scala nazionale e sono di diverso tipo. Andiamo brevemente a riepilogarle.

 

  • La più importante riguarda le singole liste ed è quella per accedere al riparto dei seggi ed è fissata al 3%. Tutte le liste sotto tale soglia non conseguono seggi nella quota proporzionale, indipendentemente dal fatto che siano inserite in coalizione o corrano da sole.
  • Una soglia ad hoc è prevista a tutela delle liste rappresentative di minoranze linguistiche riconosciute che possono accedere al riparto dei seggi se ottengono almeno il 20% all’interno della propria Regione di riferimento, oppure se riescono ad eleggere almeno due candidati nei collegi uninominali della medesima circoscrizione.
  • Un’ulteriore soglia è prevista per le coalizioni, ed è fissata al 10% dei voti validi. Se essa non risulta raggiunta da una coalizione di due o più liste, questa non potrà accedere al riparto dei seggi come ”coalizione”, ma resta salvo l’accesso per le singole liste che, al suo interno, abbiano raggiunto la soglia del 3%.
  • L’ultima soglia, la cosiddetta “anti liste-civetta”, è dell’1% e riguarda solo le liste inserite nelle coalizioni: le liste che non raggiungeranno tale soglia non vedranno i loro voti calcolati ai fini del totale ottenuto dalle coalizioni dove sono inserite (se ne è parlato già nel breve sommario iniziale). La ratio è scoraggiare la presentazione di liste palesemente non in grado di concorrere per l’assegnazione dei seggi.

Alla luce di quanto esposto negli ultimi due punti, sarà essenziale per le coalizioni raggiungere la soglia del 10% in quanto in caso contrario, non essendo considerata più coalizione, i voti di tutte le liste comprese tra le due soglie dell’1% e del 3% non verrebbero più sommati al totale coalizionale ma sarebbero dispersi.

 

Assegnazione dei seggi della quota proporzionale: nella modalità in cui i seggi proporzionali vengono assegnati ad ogni lista/coalizione risiede l’unica differenza nel sistema elettorale dei due rami del parlamento, fino ad ora invece molto più differenziato. Alla Camera la ripartizione avviene su base nazionale: ad ogni lista/coalizione che superi le soglie previste vengono assegnati i seggi spettanti proporzionalmente in base al risultato e riparti sui collegi in base ai voti presi dalle liste negli stessi.

La faccenda risulta più complessa al Senato, dove è costituzionalmente obbligatorio che l’elezione avvenga su base regionale. Il riparto dei seggi avviene dunque per forza indipendentemente per ogni singola regione: assegnati in base alla popolazione un certo numero di senatori da eleggere (minimo 2) ad ogni regione, le liste si vedono assegnare i seggi in base al risultato conseguito in ciascuna regione, senza che le percentuali nazionali abbiano importanza (salvo che per le soglie da superare per accedere alla ripartizione che restano nazionali). Questo meccanismo però fa sì che nelle regioni con pochi senatori da eleggere, a causa degli esigui seggi da assegnare in ognuna di quelle regioni, sussista di fatto una soglia implicita anche di molto superiore al 3% per poter guadagnare un senatore: ad esempio in una regione che assegni 7 senatori si dovrà probabilmente raggiungere circa il 5-6% per poter ottenere un seggio. Un sistema che potrebbe sfavorire grandemente al Senato rispetto alla Camera formazioni medio-piccole, sopra il 3% ma con un elettorato spalmato uniformemente su tutto il territorio nazionale.

 

Pluri-candidature: come già accennato sopra, ogni candidato potrà presentarsi in un solo collegio maggioritario uninominale e potrà essere presente in un massimo di cinque liste nei collegi plurinominali della quota proporzionale. Potrà essere presente però in entrambe le quote, candidandosi sia per conseguire un seggio nell’uninominale sia nei listini della quota proporzionale (fino ad un massimo di cinque presenze).

Nel caso in cui un candidato fosse eletto contemporaneamente in entrambe le quote, il suo seggio sarebbe automaticamente quello ottenuto nel seggio uninominale. Nel caso in cui un candidato fosse eletto in più collegi nella quota proporzionale, il suo seggio scatterebbe nel collegio dove la sua lista ha ottenuto la minore percentuale di voti, facendo così cadere la contestata pratica dell’opzione giudicata incostituzionale dalla Consulta. La ratio della scelta è favorire i candidati successivi al primo in lista nei collegi dove la lista ha ottenuto più voti, presumibilmente anche perché i candidati successivi in lista erano più forti e ne hanno “portati” di più.

 

Quote di genere: il testo del c.d. Rosatellum bis riconosce una quota di genere nella proporzione di 60-40%. Dispone infatti che nel complesso delle candidature presentate nei collegi uninominali e in quelli plurinominali a livello nazionale nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%.

Inoltre i candidati nei listini dei collegi plurinominali devono essere collocati secondo un ordine alternato di genere e i capilista di un genere non possono superare il 60% dei capilista nel loro complesso.

Una novità assoluta è il calcolo della quota 60-40% su base regionale per il Senato.

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