La guerra croato-musulmana si concluse il 23 febbraio 1994 quando i comandanti dell’HVO e dell’esercito bosniaco siglarono la tregua a Zagabria. Il 18 marzo 1994 un accordo di pace mediato dagli Stati Uniti tra i croati in guerra (rappresentati dalla Repubblica di Croazia) e la Repubblica di Bosnia ed Erzegovina fu firmato a Washington e Vienna.
L’accordo mise fine alla guerra e divise il territorio controllato dalle due etnie in 10 cantoni autonomi, dando vita alla Federazione di Bosnia ed Erzegovina.
Dopo la ritrovata unità, HVO e ARBiH, supportate da NATO ed esercito croato, erano pronte ad attaccare l’Esercito della Repubblica Serba (VRS).
L’UNPROFOR e la NATO
La NATO iniziò ad esercitare un ruolo sempre più attivo quando il 28 febbraio 1994 i suoi jet abbatterono 4 aerei serbi sopra la Bosnia Centrale per aver violato la “no-fly zone” dell’ONU.
Poche settimane dopo l’UNPROFOR fece la sua prima richiesta di aiuto aereo, ma il supporto ravvicinato non fu distribuito a causa di una serie di ritardi associati al processo di approvazione.
Il 10 e 11 aprile 1994 l’organizzazione dell’ONU fece un ulteriore richiesta di attacchi aerei per proteggere la zona di sicurezza di Gorazde, con conseguente bombardamento di un avamposto serbo vicino alla città bosniaca da parte di due F-16 statunitensi. Fu un’aggressione senza precedenti nella storia dell’Alleanza Atlantica, la prima volta che accadde una cosa del genere. Come rappresaglia, le forze serbe catturarono 150 caschi blu. Il 16 aprile un sea harrier inglese fu abbattuto sopra Goražde dalle forze serbe. Il 15 aprile le linee del governo bosniaco vicino Goražde si ruppero.
Intorno al 29 aprile un contingente danese di peacekeeping in servizio a Tuzla venne teso in agguato mentre cercava di aiutare un posto di osservazione svedese che era sotto il fuoco dell’artiglieria pesante della brigata serba Sekovici presso il villaggio di Kalesija. Alla fine l’agguato fu disperso quando le forze ONU reagirono con il fuoco pesante con l’Operazione Bollebank.
Il 12 maggio, su proposta del senatore Bob Dole, il Senato americano approvò un disegno disegno di legge che eliminava l’embargo sulle armi ai bosniaci, ma il presidente Clinton mise il veto. Ma poi il presidente democratico firmò un altro documento in cui si affermava che se i serbi non avessero accettato la proposta del Gruppo di contatto (NATO+Russia) entro il 15 ottobre, lui avrebbe presentato una proposta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per terminare l’embargo sulle armi.
Nel frattempo, continuarono le richieste di aiuto alla NATO da parte dell’UNPROFOR. Il 5 e il 12 agosto ci furono due bombardamenti contro le postazioni serbe nella zona di Sarajevo.
Finalmente tra il 12 e il 13 novembre gli USA approvarono la revoca unilaterale dell’embargo sulle armi all’esercito bosniaco. Il 19 novembre il Consiglio Nord Atlantico approvò l’estensione del Close Air Support in Croazia per la protezione delle forze dell’ONU in quel paese. Il 21 novembre caccia della NATO attaccarono l’aerodromo serbo in Croazia, in risposta agli attacchi lanciati da questo aeroporto contro obiettivi a Bihać in Bosnia ed Erzegovina. Due giorni dopo nuovi raid dell’Alleanza Atlantica colpirono a sud di Otoka (nord-ovest della Bosnia ed Erzegovina), sempre come rappresaglia rispetto a precedenti bombardamenti serbi.
Il 25 ottobre un contingente danese effettuò l’Operazione Amanda.
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