lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni parlamentari e presidenziali in Messico. AMLO alla riscossa. La sinistra (populista) messicana verso una vittoria storica.
Per le elezioni presidenziali di quest’anno si sono presentati 5 candidati. Uno di questi però, Margarita Zavala de Calderón, moglie dell’ex presidente Felipe Calderón, che si era presentata come indipendente, si è ritirata durante la campagna elettorale, quindi è di fatto esclusa dalla corsa alla presidenza nonostante il suo nome compaia ancora sulla scheda.
Per l’elezione del nuovo parlamento si presentano 9 partiti e vari candidati indipendenti.
Per la corsa alla presidenza si sono formate 3 alleanze elettorali:
–Tutti per il Messico (Todos por México), formata da PRI, PVEM e Partito della Nuova Alleanza, che sostiene la candidatura a presidente di José Antonio Meade
–Per il Messico al Fronte (Por México al Frente), formata da PAN, PRD e Movimento Cittadino che sostiene Ricardo Anaya
–Insieme Faremo la Storia (Juntos Haremos Historia), formata da MORENA, PT e PES che sostiene Andrés Manuel López Obrador
CANDIDATI PRESIDENZIALI
Andrés Manuel López Obrador (MORENA)
Andrés Manuel López Obrador, spesso abbreviato in AMLO, ha iniziato la sua carriera politica nel 1976 come membro del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) a Tabasco, una delle regioni più povere del sud del Messico, diventando in pochi anni è il leader locale del partito. Nel 1989 lascia il PRI ed è entra a far parte del Partito della rivoluzione democratica (PRD) di Cuauhtémoc Cárdenas di cui diventa uno stretto collaboratore. Nel 1994 si candida per il PRD come Governatore di Tabasco ma perde control il candidato del PRI Roberto Madrazo (che sarà suo avversario nelle elezioni presidenziali del 2006). AMLO acquista popolarità a livello nazionale, diventando leader dei movimenti che si battono per i diritti della popolazione indigena del sud del Messico.
Diventa leader nazionale del PRD tra il 1996 e il 1999. Nel 2000 viene eletto Governatore di Città del Messico.
Durante il suo mandato come Governatore, Lopez Obrador promosse varie iniziative per il supporto ai poveri, agli anziani, ai disabili e alle ragazze-madri, diventando uno dei leader più popolari del paese.
López Obrador rassegnò le dimissioni da governatore di Città del Messico nel luglio 2005 per partecipare alle elezioni presidenziali del 2006, rappresentando la “Coalizione per il bene di tutti”, guidata dal Partito della rivoluzione democratica (PRD) e comprendente il Movimento dei Cittadini (MC) e il partito del lavoro (PT). Riceve il 35,3% dei voti, perdendo contro il candidato di centrodestra del PAN, Felipe Calderon, per lo 0,6%. López Obrador successivamente accusò il PAN di frode elettorale e si rifiutò di accettare la sconfitta, organizzando manifestazioni di protesta che bloccarono il centro di Città del Messico per settimane, durante le quali fu acclamato dalla folla come il “presidente legittimo”, contrapposto a quello ufficiale.
López Obrador viene candidato nuovamente alle elezioni presidenziali del 2012, ancora una volta in rappresentanza di una coalizione comprendente PRD, PT e MC. Riceve il 31,6% dei voti, vendendo sconfitto dal candidato del PRI Enrique Peña Nieto.
Dopo le elezioni presidenziali lascia il PRD e nel 2014 fonda un proprio, partito, il Movimento di Rigenerazione nazionale (MORENA), dal quale è ancora il leader.
A queste elezioni López Obrador è il candidato alle presidenziali della coalizione “Juntos Haremos Historia”, che comprende oltre a MORENA, il Partito del Lavoro (PT), di sinistra radicale e il Partito dell’Incontro Sociale, conservatore di destra. ALMO ha promesso che se verrà eletto, aumenterà gli aiuti finanziari agli studenti e agli anziani, ha proposto un’amnistia per i carcerati condannati per spaccio di droga, l’iscrizione gratuita alle università pubbliche, la cancellazione del progetto di costruzione del nuovo aeroporto di Città del Messico, un referendum contro la riforma energetica che ha privatizzato l’industria petrolifera, la costruzione di più raffinerie di petrolio, un supporto al settore agricolo del paese, una rinegoziazione del NAFTA che lo trasformi in una “alleanza per il progresso” che includa anche i paesi minori del Centroamerica per gestire al meglio il problema delle migrazioni. AMLO propone l’aumento della spesa per il welfare, il taglio agli stipendi dei politici e la riduzione dei previlegi fiscali per i ricchi per ridurre il debito pubblico. Ha proposto di trasformare i 50 consolati messicani negli USA in altrettante “procure” che si occupino di difendere i diritti degli immigrati. Inoltre propone che i vari ministeri del governo siano decentralizzati da Città del Messico agli altri stati federali del paese.
Ricardo Anaya (PAN)
Ricardo Anaya Cortés è avvocato e docente universitario, nonché membro ed ex presidente del Partito di azione nazionale (PAN) di centro-destra. Laureato in scienze politiche, ha iniziato la sua carriera come docente di diritto all’UNAM, per poi essere nominato sottosegretario nel governo di Felipe Calderon nel 2011. E’ poi diventato rapidamente uno dei protagonisti della politica massicana. Entrato in parlamento nel 2012, diventa l’anno successivo Presidente delle Camera. Nel 2015 viene eletto Presidente nazionale del PAN, carica che ricopre fino al 9 dicembre 2017, quando si dimette per partecipare alle elezioni presidenziali.
La sua candidatura è appoggiata dalla coalizione “Por México al Frente”, formata da PAN, PRD e Movimento Cittadino.
José Antonio Meade (PRI)
José Antonio Meade Kuribreña viene da una famiglia benestante cui antenati provengono dell’Irlanda e del Libano.
Durante gli studi universitari di economia conosce il futuro Presidente del Messico Peña Nieto e altri personaggi che diventeranno in futuro alti dirigenti del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI). Dopo aver perfezionato gli studi negli USA, comincia a lavorare nella pubblica amministrazione e viene nominato nel 2011 ministro “tecnico” indipendente nel governo Calderon prima come ministro dell’energia e poi come ministro delle Finanze.
Dopo la vittoria del PRI alle elezioni del 2012 entra a far parte del governo di Enrique Peña Nieto prima come ministro degli esteri, poi delle politiche sociali e infine di nuovo come ministro delle finanze.
Nel 2017 si iscrive al PRI in modo da poter essere il candidato del partito alle elezioni presidenziali di quest’anno. La sua candidatura è appoggiata dalla coalizione “Todos por México”, formata da PRI, PVEM e Partito della Nuova Alleanza.
Jaime Rodríguez Calderón (Indipendente)
Jaime Heliodoro Rodríguez Calderón, soprannominato “El Bronco” (cavallo indomito), è l’ex governatore dello stato settentrionale di Nuevo León. È stato il primo candidato indipendente ad aver mai diventato governatorato in Messico. E’ stato in passato prima sindaco della città di García, in Nuevo León come membro del PRI dal 2009 al 2012, dove si è fatto conoscere per la sua linea dura contro il crimine organizzato. Ha lasciato il PRI nel 2014, disgustato per la corruzione imperante nel partito. E’ diventato governatore di Nuevo León nel 2015, per poi dimettersi a fine 2017 per partecipare alla campagna elettorale presidenziale.
Jaime Calderon ha 6 figli nati da 3 matrimoni differenti. E’ favorevole alla reintroduzione della pena di morte per i delitti più efferati e in generale per un netto inasprimento delle pene carcerarie.
PARTITI POLITICI
Partito Repubblicano Istituzionale (PRI)
Il Partito Rivoluzionario Istituzionale (spagnolo: Partido Revolucionario Institucional, PRI) è un partito politico di centro, tradizionalmente corporativista e tecnocratico,
Gli aderenti al partito PRI sono conosciuti in Messico come “priístas” e il partito è soprannominato “el tricolore” a causa del suo uso dei colori nazionali messicani di verde, bianco e rosso.
Originariamente legato ad una ideologia di sinistra nazionalista dagli anni ‘80 ha cominciato ad adottare politiche economiche più liberiste, spostandosi leggermente verso il centrodestra del panorama politico messicano.
Fondato nel 1929, ha mantenuto il potere ininterrottamente nel paese per 71 anni dal 1929 al 2000, prima come Partito Rivoluzionario Nazionale (PNR), poi come il Partito della rivoluzione messicana (PRM), e infine ribattezzandosi come Partito Rivoluzionario Istituzionale nel 1946.
Lo scrittore Mario Vargas Llosa definì l’egemonia quasi assoluta del PRI sulle istituzioni messicane un esempio di “dittatura perfetta”, essendo una dittatura perfettamente mascherata all’interno di istituzioni formalmente democratiche.
Anche se è un membro a pieno titolo dell’Internazionale socialista (insieme al suo rivale, il PRD di sinistra, fanno del Messico una delle poche nazioni con due grandi partiti concorrenti dello stesso gruppo internazionale), il PRI è non considerato un partito socialdemocratico nel senso tradizionale.
Nel corso della sua esistenza quasi centenaria, il PRI ha adottato una gamma molto ampia di ideologie (spesso a sua volta determinate da quelle del Presidente della Repubblica dell’epoca). Negli anni ’80, il Partito passò attraverso riforme che diedero forma alla sua attuale ideologia, adottando politiche caratterizzate come di centro-destra, come la privatizzazione delle compagnie gestite dallo stato, i rapporti più stretti con la chiesa cattolica e la liberalizzazione del mercato. Fu quello il periodo della scissione di Cuauhtémoc Cárdenas, che insieme all’ala sinistra del partito abbandonò’ il PRI fondando il Partito della rivoluzione democratica nel 1989.
Dopo aver perso per la prima volta le elezioni nel 2000 contro il centrodestra del PAN, il PRI passò i 12 anni successvi all’opposizione, rinnovando la sua classe dirigente e recuperando il rapporto con la base popolare dell’elettorato, che non aveva beneficiato le politiche liberiste del PAN.
Questo permise al PRI di vincere le elezioni di mid-term del 2009 e di tornare alla vittoria nel 2012, con la presidenza di Enrique Peña Nieto.
I sei anni successivi hanno tuttavia visto un netto deterioramento del consenso al PRI, dovuto alla corruzione dilagante, all’aumento delle criminalità e al distacco sempre più ampio tra la classe politica e l’elettorato popolare. Peña Nieto, anche a causa di alcuni scandali personali (ad esempio il fatto che l’acquisto da parte della moglie di una lussuosa villa era stato in gran parte finanziato “a sua insaputa” da un grosso imprenditore con interessi negli appalti governativi) è diventato uno dei presidenti meno popolari della storia messicana.
A queste elezioni il PRI ha formato la coalizione- “Todos por México” assieme al PVEM e al Partito della Nuova Alleanza, per sostenere la candidatura a presidente di José Antonio Meade
Partito di Azione Nazionale (PAN)
Il Partito di Azione Nazionale (spagnolo: Partido Acción Nacional, PAN), è un partito di centrodestra, economicamente liberale e socialmente conservatore.
Il PAN viene fondato nel 1939 da parte di varie associazioni cattoliche, da professionisti e uomini d’affari, in opposizione alle politiche laiche e socialiste portate avanti dal PRI durante gli anni ’30.
Il PAN rimase tuttavia ai margini della vita politica messicana per oltre 40 anni, governando solo alcuni comuni al confine con gli USA.
Dopo le elezioni del 1988, che vedono la spaccatura del PRI, il PAN inizia ad aumentare i suoi consensi elettori, conquistando nel 1989 per la prima volta la guida di uno stato federale, quello della Baja California. Negli anni successivi, mentre il PRI è scosso dalle accuse di corruzione ed inefficienza, il PAN raccoglie un successo elettorale dopo l’altro, fino ad arrivare all’elezione nel 2000 di Vicente Fox, alla Presidenza del paese, ponendo fine a 70 anni di potere ininterrotto del PRI. In quella occasione il PAN si allea con il Partito Ecologista Verde (PVEM) e approfitta della divisione del centro-sinistra tra PRI e PRD per arrivare il testa con il 42,5% dei voti.
La presidenza di Vincente Fox dà una decisa svolta liberista all’economica del paese.
Alle elezioni del 2006, il PAN vince nuovamente la presidenza con Felipe Calderón, ma il margine ristretto di vittoria contro Andrés Manuel López Obrador provoca accuse di brogli e manifestazioni di piazza che durano settimane.
Durante il periodo 2000-2012, il PAN, non ha mai avuto la maggioranza assoluta in parlamento e quindi sia Fox che Calderon hanno dovuto trovare accordi con i partiti di opposizione per mandare avanti l’azione di governo.
Nel 2012, il PAN ha perso le elezioni presidenziali contro Enrique Peña Nieto del PRI ed è tornato all’opposizione.
Il PAN conserva ancora una tradizione cristiano-conservatrice. In particolare si oppone all’aborto e alle unioni civili tra persone dello stesso sesso.
Sul piano economico sostiene la libertà d’impresa, la riduzione dei poteri del governo, le privatizzazioni e gli accordi economici di libero scambio.
Per queste elezioni ha creato la coalizione “Por México al Frente” formata da PAN, PRD e Movimento Cittadino che sostiene Ricardo Anaya.
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