Si sono tenute nei giorni scorsi le elezioni parlamentari in Ungheria, nonché le elezioni presidenziali in Sierra Leone.
UNGHERIA
Alle elezioni parlamentari ha primeggiato, tra accuse di brogli e autoritarismo, il partito Fidesz di Viktor Orban.
Orban vince aumentando anche la propria percentuale di consensi, nonostante molti osservatori ritenessero che un aumento dell’affluenza avrebbe potuto provocare un effetto opposto.
Ormai Ungheria vuol dire: Viktor Orban. Le divisioni dell’opposizione, la questione morale nel MSZP e la pacatezza del centrosinistra non hanno aiutato.
Secondo molti commentatori le elezioni possono considerarsi in parte viziate: dopo la chiusura di molti giornali dalla linea politica antigovernativa, ha chiuso anche il quotidiano storico “Magyar Nemzet” (famoso per essere sopravvissuto al nazismo e al comunismo. Poi è arrivato Orban.). La legge sul taglio ai finanziamenti pubblici ai giornali ha oppresso il dibattito mediatico e politico e ha favorito i giornali filo-governativi, soffocando la democrazia. Sono stati inoltre denunciati brogli un po’ dappertutto.
Amico di Putin, difensore esplicito della dittatura dell’uomo illuminato come regime politico di riferimento (che lui chiama “democrazia illiberale”), nemico del diritto d’asilo, nonostante tutto ancora ospitato nel PPE e leader di un Paese grande fruitore dei finanziamenti europei. Ha acquisito il controllo dei media, e la campagna elettorale è stata dominata dal suo partito, con slogan violenti e assurdi (addirittura dando ai neofascisti di Jobbik degli “amici di Soros e degli immigrati”.
Con la sua riforma costituzionale e le leggi successive ha reso la libertà di espressione subordinata alla “dignità della nazione ungherese”, ha inserito norme contro matrimoni gay, contro l’internazionalizzazione dello studio, contro i senzatetto, ha vietato i dibattiti elettorali su radio e tv, ha organizzato un referendum contro il diritto d’asilo, ha costituzionalizzato il diritto alla vita dal momento del concepimento, ha ridotto le competenze della Corte Costituzionale, ha ridotto lo spazio di manovra delle ONG, e le competenze del CSM ungherese.
Con il raggiungimento della maggioranza dei 2/3 del Parlamento, l’Ungheria si avvia probabilmente, entro poco tempo e con nuove riforme costituzionali, ad essere il primo Paese totalitario ufficialmente accettato come dittatura e insieme Paese membro dell’Unione Europea.
Il Presidente della Commissione UE, figura chiave del PPE, ci scherza su.
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