Partendo dalla Nuova Zelanda, la capitale Wellington (in basso a destra) e Christchurch sono in gran parte città laburiste, e lo erano anche alle ultime elezioni (Wellington lo era addirittura di più). Ma Auckland (in alto a sinistra), che è l’unica metropoli del Paese più a Sud del mondo, è divisa, tra una periferia laburista, un hinterland di destra (anche molto di destra a Nord), e un centro città dove vincono i libertari. Il fatto che la città sia la più esposta a un recente flusso migratorio probabilmente conta poco, perché comunque quegli stessi quartieri erano, anche una volta, del National Party. Le regioni colorate di porpora sono quelle a più grande presenza Maori: i Maori tradizionalmente votano più labour, storicamente più dialoganti e rispettosi della minoranza indigena.
In Norvegia i laburisti restano fuori da Oslo. Oslo è infatti una delle capitali più particolari d’Europa, perché è forse l’unica ad essere più di destra che la provincia che la circonda. Il partito agrario e federalista di centro (una Lega Nord dei vecchi tempi senza l’evoluzione Salviniana) va bene in molte zone tra quelle meno urbanizzate e isolate, ma contende il terreno con i laburisti in un Nord relativamente di sinistra, capitanato da Tromso, la città più famosa a Nord, in mano ai laburisti. Ma qual è la ragione di questo fatto? Probabilmente ha un ruolo anche la “questione Sami“: i Sami da sempre sono in lotta con i partiti conservatori, che non vogliono concedere loro la possibilità di utilizzare la lingua sami per i cartelli stradali e gli atti pubblici, insieme al norvegese. Il centralismo e il nazionalismo delle destre non piace né ai Sami né ai norvegesi solidali con loro, ma le rivendicazioni Sami e l’opposizione della destra sono molto divisive, e hanno creato sconquassi non da poco nella politica locale, nel corso degli anni. I conservatori infatti vanno molto bene nelle stesse aree dove esiste la questione Sami (pur non ottenendo la maggioranza), proprio a causa della polarizzazione dello scontro. L’estrema destra va bene in alcune terre di fiordi, ad esempio nella regione del More Og Romsdal.
Infine, anche in Germania il trend appare confermato solo laddove non vengono in gioco fattori locali e storici. Ad esempio, Berlino è una città fortemente di sinistra (Berlino Est è tuttora rimasta ancorata alla Linke, e vanno molto bene anche i Verdi), e, nella zona del Reno-Ruhr, a sinistra restano le grandi città come Colonia, e la grande area iper-urbanizzata che va da Dortmund a Duisburg, dove la presenza migratoria è forte e il livello di industrializzazione è alto. Al SPD va anche la città di Amburgo. Ma Monaco di Baviera resta a destra, capoluogo fortemente rappresentativo di una regione dove i consensi del partito di riferimento CSU, alleato con la CDU, sono – da un punto di vista di distribuzione geografica – quasi plebiscitari: Baviera vuole ancora e sempre dire CSU, e nessun altro partito.
La tendenza vede la CDU come partito collante di tutta la Germania, nel senso che il suo potere è esteso un po’ovunque, tranne nelle grandi città e in una zona compresa tra l’Essen e la Bassa Sassonia, e l’estrema destra forte nelle zone a più bassa presenza di migranti, e più rurali. La Boemia tedesca (dove l’AfD ha primeggiato) probabilmente è, oltre che geograficamente, anche culturalmente, vicina alla chiusura tipica dell’Est Europa, e questo si riflette anche in termini elettorali. Come ogni regola che si rispetti, tuttavia, anche qui possiamo evidenziare l’eccezione: Francoforte, la cui area urbana è cosmopolita e supera i due milioni di abitanti, vota a destra. Per quanto a prevalere resti la CDU, nel 2016, ad elezioni locali, aveva fatto molto discutere l’ottimo risultato in città dell’estrema destra dell’AfD. Un comportamento elettorale diverso da quello delle altre metropoli tedesche, che aveva fatto alzare le orecchie perfino agli accademici, studiosi della politica tedesca, i quali non avevano esitato a definire il buon risultato di AfD “sorprendente” e “preoccupante”. Probabilmente valgono anche fattori locali: una città in costante crescita come Francoforte rischia un fenomeno di aumento demografico troppo rapido e incontrollato, che si aggraverà possibilmente in seguito alla nuova attrattiva che la città esercita sul mercato e sulle agenzie europee in seguito alla Brexit.
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