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Novembre 15, 2020
USA 2020: l’analisi del voto e il processo di transizione – Diretta Bidimedia.
Novembre 15, 2020

Sondaggi d’America – I risultati (parziali) delle elezioni: vittoria di Biden, il controllo del Senato si decide a gennaio.

Salve amici. In questo post andremo ad illustrare i risultati delle elezioni del 3 novembre, i quali non sono ancora del tutto definitivi. Per un quadro completo della situazione rinviamo ad un prossimo post. Cominciamo dai risultati relativi alle elezioni presidenziali, per poi passare a Senato, Camera e Governatori.

Ricordiamo che il voto e il processo di transizione verranno analizzati durante la diretta di stasera, ore 21.30 su sondaggibidimedia.com e pagine social del blog: vi aspettiamo.

Joe Biden sarà il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America, Kamala Harris sarà la prima donna eletta vice-presidente. Dopo una notte elettorale piuttosto incerta, con le vittorie di Donald Trump in Florida e in Ohio e i suoi vantaggi nei tre stati della Rust Belt (Michigan, Pennsylvania e Wisconsin), dovuti alla prevalenza del voto in persona sul voto postale nel conteggio dei voti, il candidato democratico ha ribaltato la situazione nei giorni successivi, passando in testa in questi tre stati, più in quello della Georgia, portandosi sopra la soglia dei 270 grandi elettori necessari per vincere. Mentre Donald Trump non ha ancora riconosciuto l’esito del voto, lamentando presunti (e non certificati) brogli e irregolarità nel voto postale, Joe Biden – una volta arrivata la chiamata ufficiale da parte dei media – ha pronunciato il suo victory speech ed è immediatamente al lavoro su questioni come la pandemia di Covid-19 e la scelta dei componenti dell’amministrazione.

Il voto popolare

Cominciando, come sempre è stato in questi mesi, dal voto popolare, abbiamo Joe Biden in testa con 78.382.828 voti, pari al 50,9% dei consensi, mentre Donald Trump è a quota 72.827.037 voti, ossia il 47,3%. Il vantaggio di Biden è pari a 3,6 punti percentuali, ma mancano ancora molte schede da contare, specialmente da stati democratici come la California e New York, quindi nei prossimi giorni avremo un vantaggio più ampio del Presidente eletto. Da sottolineare come sia Biden che Trump siano stati i due candidati più votati della storia, e ciò mette in risalto due aspetti: il grande tasso di affluenza, quindi la capacità dei due candidati di chiamare al voto (quasi) tutto il proprio elettorato (e che quindi un aumento dell’affluenza, come erroneamente fatto, non va letto come fattore che privilegia esclusivamente un partito) e la grande capacità attrattiva del Presidente uscente che – pur sconfitto – è riuscito ad essere il candidato repubblicano più votato della storia, rendendo difficile per il GOP del futuro discostarsi (almeno non del tutto) dalla retorica populista trumpiana.

Il collegio elettorale

Passando ora al collegio elettorale (ciò che veramente conta), Joe Biden ha ottenuto 306 grandi elettori, mentre Donald Trump si è fermato a 232. In Georgia, per via del margine ridotto, ci sarà un riconteggio. Il candidato democratico ha spostato nel campo democratico due stati (Arizona e Georgia) che non votavano per il partito dell’asinello rispettivamente dal 1996 e dal 1992. Nel complesso, Biden ha strappato a Trump Arizona, Georgia, Michigan, Pennsylvania, Wisconsin e secondo distretto del Nebraska.

Questi i risultati, provvisori, stato per stato:

I trend continuano…

Pur rinviando ad un successivo post, in attesa dei dati definitivi (necessari per questo tipo di analisi), è interessante svolgere delle analisi su quelli che sono stati i cambiamenti dal 2016 ad oggi.

Per quanto riguarda i cambiamenti per ogni stato dal 2016 al 2020 (swing), solo in 8 stati, Trump migliora il margine rispetto al 2016: trattasi di New York (9,7 punti percentuali meglio, dove però mancano ancora parecchi voti da scrutinare), Utah (2,8), Hawaii (2,8), Mississippi (2,5), Florida (2,1), Arkansas (1), D.C. (0,2), California (0,1) e Ohio (0,03). In tutti gli altri stati e distretti, Biden fa meglio di Hillary Clinton, a partire dallo 0,4% in più del Nevada, fino ad arrivare ai massimi: Vermont e secondo distretto del Nebraska (9 punti percentuali), Colorado (8,6), primo distretto del Maine (8,3), Delaware (7,6) e New Hampshire (7).

Ora è il turno di questa mappa del New York Times, la quale mostra le differenze per contea rispetto al 2016. Il colore e la direzione della freccia (blu e sinistra per i democratici, rosso e destra per i repubblicani) mostrano la tendenza, la cui intensità (più o meno punti percentuali) è invece mostrata dalla lunghezza della linea.

Da notare il miglioramento di Trump in molte contee popolate in maggioranza dai latinos (come Miami-Dade in Florida e alcune contee del sud del Texas, New Mexico e Arizona), in molte contee rurali (Arkansas, Oklahoma, Tennessee, Iowa, Ohio) e in stati come Utah e Idaho. Biden fa meglio rispetto a Clinton nelle aree urbane e nei suburbs, il cui elettore medio è tipicamente bianco e con un alto livello di istruzione: qui si conferma il trend di allontanamento dal GOP. Ciò è rinvenibile in quasi tutti gli stati, sia quelli tradizionalmente rossi (come Indiana, Nebraska, Kansas) e quelli tradizionalmente blu (come il Minnesota). Nella mappa questo trend è ben visibile nell’area di Atlanta (Georgia), in Texas, Colorado, Virginia. Il candidato democratico migliora il suo margine anche nel Nordest (comprese molte aree della Pennsylvania) e in parte della Costa Ovest.

Questi trend sono confermati dalla situazione fotografata dagli exit polls. Innanzitutto, da sottolineare come sia cambiata la composizione dell’elettorato: in quattro anni si è passati dal 71% al 67% di elettori bianchi, mentre gli afroamericani sono passati dal 12% al 13%, i latinos dall’11% al 13%. Tra i bianchi, mentre nel 2016 Trump aveva prevalso con il 57% contro il 37% di Clinton (20 punti percentuali di vantaggio), quest’anno il margine si è ridotto a 17 punti percentuali (58% a 41%). Situazione diversa tra gli afroamericani, dove da un margine di 81 punti percentuali (89-8) si è passati ad un vantaggio di 75 (87% a 12%). Questa tendenza è confermata anche tra i latinos: da 66-28 (38 punti percentuali di vantaggio) a 65-32 (33% di margine).

Anche la tendenza nei suburbs trova una conferma nei dati degli exit polls: mentre Trump aveva vinto in queste aree di 4 punti percentuali nel 2016 (49% a 45%), ora il margine è favorevole a Biden (50% a 48%): un cambiamento di ben 6 punti percentuali nel margine. Tra i college graduates, il vantaggio del candidato democratico è di 2 punti percentuali maggiore rispetto a quello di Clinton (55-43 contro 52-42). Ciò è confermato in modo più marcato nel sottogruppo dei bianchi con alto livello di istruzione: nel 2016, Trump aveva prevalso con il 48% contro il 45% di Clinton, quest’anno è Biden ad avere più consensi (51% a 48%).

NELLA PROSSIMA PAGINA, I RISULTATI DEL CONGRESSO

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