Il prossimo 23 settembre i cittadini marocchini tornano alle urne per le elezioni parlamentari, le quarte dalle riforme costituzionali del 2011. I partiti politici del Marocco si contendono i voti di quasi 15,8 milioni di elettori registrati, un corpo elettorale sensibilmente più anziano rispetto a cinque anni fa: gli under 35 sono scesi dal 27% al 18% degli iscritti, mentre gli over 60 sono saliti al 30%. Nessuno dei principali partiti ha deciso di boicottare il voto. Il primo ministro in carica è Aziz Akhannouch, del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), partito liberale moderato di centrodestra che guida il governo dalle elezioni del 2021.
La scena politica marocchina resta molto frammentata — ventisette partiti si contendono i 395 seggi — ma può essere ideologicamente divisa negli stessi quattro grandi gruppi di sempre: monarchici, nazionalisti, islamici e socialisti. Il maggior partito filomonarchico è ancora il Partito per l’Autenticità e la Modernità (PAM), oggi guidato da Fatima Ezzahra El Mansouri, mentre l’RNI di Akhannouch resta l’altro grande soggetto vicino alla corte reale. Il maggior partito nazionalista è sempre il Partito Istiqlal (PI), guidato da Nizar Baraka, il quarto raggruppamento del parlamento uscente è rappresentato dall’Unione Socialista delle Forte PopolarI (USFP) mentre il maggior partito islamico resta il Partito per la giustizia e lo sviluppo (PJD), ora alla guida di Abdelilah Benkirane, reduce dal tracollo del 2021 e in cerca di una rimonta. Il governo uscente è sorretto dalla coalizione tra RNI, PAM e Istiqlal, gli stessi tre partiti che si contendono ora, separatamente, il primato: tutti e tre puntano a mantenere o ampliare il proprio peso, mentre USFP e gli altri partiti minori cercano di recuperare terreno..
La campagna elettorale si gioca soprattutto sui temi dell’occupazione e del potere d’acquisto, in un clima segnato dalle grandi proteste giovanili del movimento GenZ 212 esplose un anno fa. L’RNI promette un milione di posti di lavoro e un aumento graduale del salario minimo a 5.000 dirham al mese; il PAM si è impegnato su cifre analoghe, con un programma quinquennale stimato in 350 miliardi di dirham; l’Istiqlal ha posto al centro potere d’acquisto, sanità, edilizia abitativa, gestione idrica e sicurezza alimentare; il PJD presenta un programma di 467 misure incentrato su servizi pubblici, occupazione e riforma istituzionale. Il tema della sanità pubblica, dopo la tragedia dei decessi materni che aveva innescato le proteste dell’autunno 2025, pesa in particolare sulla credibilità della maggioranza uscente, così come le accuse di opacità nella gestione dei sussidi statali.
Nonostante in Marocco si tengano regolari elezioni parlamentari, il paese resta solo formalmente democratico, dato che il monarca conserva l’ultima parola sulle decisioni del governo, sulle leggi del parlamento e sull’azione della magistratura; gli interessi dei poteri forti legati alla corona restano di fatto intoccabili. Anche il rispetto dei diritti umani, pur avendo fatto passi avanti rispetto agli anni di Hassan II, resta insoddisfacente, in particolare per quanto riguarda le condizioni carcerarie, i diritti delle donne e della comunità LGBT e le denunce di maltrattamenti da parte delle forze dell’ordine.
Questo è il 27° anno di regno del re Mohammed VI. Sotto il suo regno il Marocco ha conosciuto riforme civili e politiche ma anche una crescente disillusione popolare per la condizione socioeconomica del paese, culminata proprio nell’autunno 2025 nella più grande ondata di proteste dai tempi della Primavera araba del 2011, quando fu lo stesso re a promuovere le riforme costituzionali che ampliarono i poteri del parlamento e del primo ministro, pur mantenendo alla corona un’ampia autorità sul governo.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
Il Marocco è una monarchia costituzionale parlamentare multipartitica, in cui il re del Marocco è capo di stato mentre il primo ministro è il capo del governo . Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo spetta sia al governo che al parlamento formato dalla Camera dei Rappresentanti e dalla Camera dei Consiglieri. Il potere giudiziario è ufficialmente indipendente dal governo e dal parlamento.
L’attuale re del Marocco è Muhammad VI, figlio del precedente re Hassan II e nipote del primo re del Marocco indipendente Muhammad V.
La Camera dei Rappresentanti del Marocco è la camera bassa del parlamento marocchino. È composta da 395 membri eletti direttamente dalla popolazione per un mandato di 5 anni. L’elezione dei deputati avviene con metodo proporzionale, in maniera differenziata. 305 deputati sono eletti in 92 collegi plurinominali con soglia di sbarramento al 6%, mentre i restanti 90 sono eletti in un collegio nazionale unico con la soglia di sbarramento al 3%. Dei 90 seggi nazionali, 60 sono riservati alle donne e 30 ai minori di 35 anni.
La Camera dei Consiglieri è la camera alta del Parlamento del Marocco e conta 120 membri, eletto per un mandato di sei anni. 72 membri sono eletti a livello regionale, in rappresentanza delle aree amministrative subnazionali (collectivitiés territoriales); 20 membri sono eletti in ciascuna regione da un unico collegio elettorale composto dai rappresentanti delle attività produttive (agricoltura, industria, pesca, artigianato, etc..), 8 membri sono eletti in ogni regione da un collegio elettorale composto dagli eletti dalle organizzazioni professionali dei datori di lavoro più rappresentative; 20 membri infine sono eletti a livello nazionale da un collegio elettorale composto da rappresentanti dei lavoratori dipendenti.
Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica il Marocco come un “regime ibrido” al livello di paesi tipo Honduras, Hong Kong, Kenya e Madagascar.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti e i principali partiti politici.
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