Sono 27 i partiti che partecipano a queste elezioni parlamentari, ai quali si aggiungono varie liste indipendenti. Ci si aspetta che circa una decina di essi sarà in grado di far eleggere almeno un deputato in parlamento.
Partito della giustizia e dello Sviluppo (PJD)
Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (in francese: Parti de la justice et du développement, PJD) è un partito conservatore di ispirazione islamica, con 13 seggi nella Camera dei Rappresentanti.
Il PJD fu fondato nel 1967 da una scissione del Movimento Popolare, allora principale forza politica del paese con il nome di Movimento Popolare Democratico e Costituzionale. Successivamente si fuse con varie organizzazioni di ispirazione islamica, per poi adottare il nome attuale nel 1998.
Il partito vinse otto seggi alle elezioni parlamentari del 1997, saliti a 42 in quelle del 2002 e 43 nelle successive elezioni del 2007. Nel 2004 leader del partito è diventato Saadeddine Othmani, sostituito poi nel 2008 da Abdelilah Benkirane.
Nelle elezioni del 2011 il PJD ottenne 107 seggi su 395, diventando il primo partito del paese. Abdelilah Benkirane fu quindi nominato primo ministro a capo di un governo di coalizione di centrodestra. Il governo guidato dal PJD gestì una notevole crescita economica e ha rafforzato i legami del Marocco sia con l’Unione Europea che con le monarchie islamiche sunnite del Golfo. Alle elezioni del 2016 i seggi per il PJD salirono a 125. Nel 2017, a causa di contrasti con il re, Benkirane fu costretto a dimettersi sia da leader del partito che dalla carica di primo ministro, venendo sostituito dal suo compagno di partito Saadeddine Othmani, il quale formò un governo di larga coalizione comprendente anche due partiti di sinistra (USFP e PPS). Alle elezioni del 2021 il partito crollò da 125 a 13 seggi, passando all’opposizione.
Ideologicamente il PJD è un partito conservatore democratico islamico moderatamente filo-monarchico. Il PJD sconfessa la violenza, il terrorismo e cerca di difendere l’identità islamica del Marocco attraverso l’azione politica nel rispetto delle leggi. Dal punto di vista economico il partito è tendenzialmente liberista e aperto agli investimenti dei paesi stranieri. In politica estera è a favore di una maggiore unità dei paesi arabi e mussulmani.
Il partito intende tutelare la “famiglia tradizionale” e potenziare le politiche a favore dell’infanzia e delle persone vulnerabili nel rispetto dell’identità islamica del Marocco.Propone inoltre di creazione di un ministero per i marocchini residenti all’estero, garantendo loro il diritto di voto e di candidatura direttamente dal Paese di residenza. La lolla alla corruzione è il punto centrale del programma del partito, assieme all’ammodernamento del sistema giudiziario. Il PJD pone in primo piano il raggiungimento della sovranità energetica, idrica e alimentare per proteggere il paese dalle fluttuazioni dei prezzi e dalle crisi climatiche.
Partito autenticità e modernità (PAM)
Il Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM) è un partito monarchico fondato nel 2008 da Fouad Ali El Himma , consigliere del re Mohammed VI ed ex ministro degli interni, nell’agosto 2008. E’ considerato un partito appoggiato e controllato direttamente dalla monarchia, è presente con 87 seggi nel parlamento uscente e fa parte dell’attuale maggioranza di governo.
Il partito nacque dalla preoccupazione degli ambienti politici legati alla monarchia per l’ascesa del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), di ispirazione islamica. Nelle elezioni del 2011, che videro la vittoria del PJD, il PAM ottenne 47 seggi su 395, andando poi all’opposizione del governo di coalizione guidato dal PJD. Alle elezioni del 2016 il PAM salì a 102 seggi, diventando la seconda forza politica in parlamento dopo il PJD, rimanendo all’opposizione del successivo governo guidato dal nuovo leader del PJD Saadeddine Othmani. Alle elezioni del 2021 il partito ha ottenuto 87 seggi, restando la secondo forza politica del paese ed entrando a far parte del nuovo governo filomonarchico di centrodestra.
Ideologicamente il PAM si posiziona nell’alveo del centro / centro-destra con una forte matrice modernista e liberale. Il sostegno alla monarchia è la ragion d’essere originaria del partito, nato per fare da scudo e promotore delle riforme istituzionali guidate dal Sovrano e per contrastare l’egemonia delle forze islamiste.Il nome stesso racchiude la dottrina del movimento: difendere l’autenticità e le radici storiche, culturali e religiose del Marocco (Asala) promuovendo al contempo l’innovazione, i diritti civili, la parità di genere e lo sviluppo economico globale (Mouasara). Il partito sostiene l’economia di mercato e la competitività del settore privato, ma attribuisce un ruolo chiave allo Stato nel garantire la protezione sociale delle fasce più deboli e la qualità dei servizi pubblici. Il PAM propone una drastica semplificazione dell’imposta sul reddito salariale, è a favore di un innalzamento delle tutele e welfare, con l’introduzione di una pensione minima garantita. tra le misure proposte compare la gratuità delle bollette elettriche per i consumi minimi domestici, la copertura sanitaria universale, un milione di posti di lavoro e la promozione degli investimenti privati per trainare la crescita del PIL.
Partito Istiqlal (PI)
Il Partito Istiqlal o Partito dell’Indipendenza (PI) è un partito nazionalista conservatore filomonarchico. Fondato nel 1937 è uno il più antico partito presente nel parlamento del Marocco. Il partito attualmente ha 81 seggi nella Camera dei Rappresentanti e fa parte dell’attuale maggioranza di governo. Il partito Istaiqlal è membro dell’Internazionale Democratica Centrista e dell’Unione Democratica Internazionale, oltre ad essere partner regionale del Partito Popolare Europeo.
Il partito emerse nella lotta anticoloniale contro il dominio imperiale francese. Inizialmente il partito era nazionalista laico e ostile alla monarchia. Dopo l’indipendenza dalla Francia, nonostante fosse uno dei principali partiti del paese, è rimasto sempre all’opposizione dei vari governi che si sono succeduti fino alle elezioni 1997. L’anno successivo entrò a far parte del governo di coalizione di centrosinistra guidato dal socialista Abderrahmane Youssoufi. Il partito restò al governo anche dopo le elezioni del 2002. Nel 2007, dopo che l’Istiqlal era diventato il primo partito del paese, un suo esponente, Abbas El Fassi, divenne primo ministro. Dopo le elezioni del 2011 l’Istiqlal entrò a far parte del governo di coalizione di centrodestra guidato dal partito islamico PJD, dal quale uscì nel 2013. Il partito rimase all’opposizione fino alle elezioni del 2021, quando ottenne il 16,9% dei voti e 81 seggi, tornando a far parte della maggioranza di governo
Ideologicamente il partito è fortemente nazionalista, a favore della creazione del “Grande Marocco” e rivendica i territori spagnoli di Ceuta e Melilla. Esso sostiene fermamente la centralità della monarchia alawita ed esalta l’identità araba e musulmana del Marocco. Storicamente influenzato dal pensiero del fondatore Allal al-Fasi, il partito promuove una forma di “socialismo islamico” o egualitarismo che punta alla giustizia sociale e alla riduzione dei divari sociali, rifiutando sia il capitalismo sfrenato sia il marxismo. Pur essendo un partito aperto ai mercati internazionali, attribuisce un valore strategico alla sovranità economica nazionale, alla produzione locale e alla difesa dei settori chiave dell’economia interna. Per queste elezioni il partito ha posto il potere d’acquisto delle famiglie come la principale urgenza sociale. Il suo programma prevede un potenziamento del welfare e dell’edilizia sociale abitativa. L’Istiqlal mette inoltre al centro del suo programma un piano strategico nazionale per la gestione e l’approvvigionamento idrico e la protezione della stabilità alimentare contro l’impatto dei cambiamenti climatici. Il partito promuove infine lo sviluppo dei servizi pubblici di base per garantire equità territoriale, proponendo massicci investimenti sulla scuola pubblica, sulla formazione tecnica, sul potenziamento degli ospedali regionali e sui servizi sanitari decentralizzati.
Raggruppamento nazionale degli indipendenti (RNI)
Il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (Rassemblement National des Indépendants, RNI) è un partito monarchico liberalconservatore, membro osservatore dell’Internazionale Liberale e partner regionale del Partito Popolare Europeo. Il partito ha attualmente ha 102 seggi nella Camera dei Rappresentanti e fa parte dell’attuale maggioranza di governo.
Il partito fu fondato nel 1978 dall’allora primo ministro Ahmed Osman , cognato del re Hassan II, come strumento da parte della monarchia per contrastare i partiti di sinistra, islamici e nazionalisti critici nei confronti del re e del suo governo. In seguito, è diventato un partito ordinario senza un ruolo speciale nel sistema multipartitico del Marocco, che tuttavia ha quasi sempre fatto parte delle coalizioni di governo. Nelle elezioni parlamentari del 2002,il partito ha vinto 41 seggi su 325, scesi a 39 seggi nel 2007, saliti poi a 52 nel 2011, facendo diventare il partito la terza forza politica del paese dopo il PJD e l’Istiqlal. Nel 2016 i seggi scesero a 37 su 395, ma il partito rimase comunque all’interno del governo. Alle elezioni del 2021 il RNI ebbe un ottimo risultato, ottenendo 102 seggi e diventando il primo partito del parlamento. L’attuale primo ministro Aziz Akhannouch è stato fino allo scorso febbraio il leader del partito.
Il RNI si colloca stabilmente nell’area del centro-destra e rappresenta storicamente la spina dorsale della borghesia imprenditoriale, dei tecnocrati e dei quadri dirigenti del Paese. Esso gode di un legame profondamente radicato con l’istituzione monarchica alawita, ponendosi come garante della stabilità dello Stato.Sostiene la crescita trainata dal mercato, la promozione degli investimenti privati e la competitività delle imprese. Per il RNI, lo Stato deve agire principalmente come “regolatore e facilitatore” e non come attore centralizzato. Negli ultimi anni il partito ha integrato una forte retorica basata sul rafforzamento dello Stato sociale (État social) e sulla giustizia sociale. Tuttavia, questa visione rimane subordinata alla sostenibilità di bilancio e alla stretta sinergia con il settore privato.
Movimento popolare (MP)
Il Movimento Popolare (MP) è un partito liberalconservatore agrario, membro dell’Internazionale Liberale. Fondato nel 1957 è uno dei più antichi partiti presente nel parlamento del Marocco. Il partito attualmente ha 28 seggi nella Camera dei Rappresentanti.
Il Movimento Popolare fu fondato nel 1957 come partito rurale berbero di orientamento conservatore e tribale che sosteneva incondizionatamente la monarchia e mirava a contrastare il partito nazionalista Istiqlal . L’attuale partito è il risultato di una fusione del 25 marzo 2006 tra il partito principale che aveva mantenuto il nome originale e due partiti scissionisti.
Nelle elezioni del 1963 il partito partecipò alle elezioni all’interno di un’alleanza di partiti filomonarchici, ottenendo il 34,8% dei voti e 69 seggi su 144. Nelle elezioni successivi il peso elettorale del partito è andato via viva decrescendo fino al arrivare al minimo storico del 6,1% dei voti e 27 seggi su 395 alle elezioni del 2016 per poi risalire al 7,0% in quelle del 2021.
Il MP si colloca nell’area della destra e del centro-destra ed è forte sostenitore della centralità della monarchia alawita, ponendosi storicamente come controaltare e alternativa all’egemonia dei partiti nazionalisti urbani d’élite. È considerato la formazione politica di riferimento della comunità berbera (famille harakie). Si batte sin dalle origini per il pluralismo linguistico e culturale, chiedendo il pieno riconoscimento e l’insegnamento scolastico della lingua e della cultura Tamazight. Tradizionalmente radicato nelle campagne, nelle montagne del Medio Atlante e nel Rif, il partito tutela gli interessi dei piccoli coltivatori, dei proprietari terrieri e delle comunità tribali regionali. Il programma del partito mira a superare la centralizzazione decisionale indirizzando massicci investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei servizi essenziali (ospedali, scuole, strade) delle regioni interne e montane. Economicamente il partito è a favore di una liberalizzazione del mercato e di un aumento degli investimenti privati nell’economia. Infine il partito vuole riformare il sistema di istruzione pubblica mediante l’integrazione strutturale dell’identità linguistica berbera e il potenziamento delle competenze digitali e tecniche richieste dal mercato del lavoro moderno.
Unione socialista delle forze popolari (USFP)
L’ Unione socialista delle forze popolari (USFP) è un partito socialdemocratico, membro dell’Internazionale Socialista, dell’Alleanza Progressista e membro osservatore del Partito Socialista Europeo. Il partito attualmente ha 37 seggi nella Camera dei Rappresentanti.
L’USFP fu fondata nel 1975 da una scissione dell’Unione Nazionale delle Forze Popolari (UNFP), un partito socialista di opposizione, che a sua volta era nato da una scissione del dal Partito nazionalista Istiqlal nel 1959. Nelle elezioni del 1977 il partito ottenne il 2,3% dei voti e solo un seggio in parlamento. Negli anni successivi il suo seguito elettorale andò via via aumentando, fino ad arrivare al 13,9% dei voti e 57 seggi su 325 nelle elezioni del 1997 dove divenne il primo partito del paese. In seguito alle elezioni il leader del partito, Abderrahmane Youssoufi, divenne primo ministro a capo di un governo di larga coalizione, la prima volta nella storia in cui il paese fu guidato da un esponente della sinistra. Nelle elezioni del 2002 l’USFP mantenne la sua posizione come primo partito del paese, ma il governo successivo, che includeva l’USFP e il partito nazionalista Istiqlal, fu guidato da un primo ministro indipendente. Nel 2007 il partito perse terreno scendendo all’8,9% dei voti, ma continuò a far parte della coalizione di governo. Nel 2011 il partito perse ulteriormente terreno, scendendo all’8,6% dei voti e fu escluso dal successivo governo di centrodestra guidato dal partito islamico PJD. Le elezioni del 2016 videro un’ulteriore calo del partito, che scese al 5,1% del voti, tuttavia nel 2017 l’USFP riuscì a tornare al governo nella coalizione esapartita guidata da Saadeddine Othmani. Infine alle ultime elezioni nel 2021 il partito è risaluto al 7,9% dei voti.
L’USFP si colloca nell’area del centro-sinistra e della socialdemocrazia. Nato originariamente con una forte impronta di sinistra rivoluzionaria e di opposizione dura, l’USFP ha progressivamente abbandonato le posizioni massimaliste e ha scelto la via istituzionale e parlamentare. Si pone come il difensore della classe media, dei lavoratori, dei giovani e delle comunità rurali svantaggiate. Sostiene inoltre la modernizzazione istituzionale del Paese, l’uguaglianza di genere e il potenziamento delle libertà civili nel pieno rispetto del quadro costituzionale. Il partito propone investimenti massicci in formazione e orientamento, offrendo ai giovani percorsi chiari per l’inserimento aziendale e il finanziamento di nuove attività imprenditoriali. L’obiettivopiù ambizioso in questo ambito è il drastico abbattimento del tasso di disoccupazione nazionale fino all’8%, accompagnato da una decisa spinta per l’emancipazione femminile, con il traguardo di portare la partecipazione attiva delle donne al 30% della forza lavoro. L’USFP si batte per superare il divario tra le aree urbane sviluppate e le zone rurali storicamente dimenticate dallo Stato. Il partito punta al rafforzamento del tessuto industriale con l’intenzione di far crescere le esportazioni del 40%. A sostegno delle famiglie e per rilanciare i consumi, viene proposta una riduzione del 10% delle tasse sul reddito per i lavoratori dipendenti. Il partito propone una profonda revisione delle politiche agricole. In un contesto segnato dal cambiamento climatico, l’USFP considera la sicurezza idrica e la stabilità alimentare come priorità strategiche fondamentali per difendere la sovranità e la stabilità dell’intero Paese.Infine il partito dichiara tolleranza zero contro la corruzione e l’economia di rendita: l’USFP propone di eliminare i privilegi ingiustificati e di introdurre rigidi sistemi di valutazione e trasparenza per misurare in modo oggettivo l’operato della pubblica amministrazione.
Movimento democratico e sociale (MDS)
Il Movimento democratico e sociale (MDS) è un piccolo partito nazionalista monarchico fondato nel 1996, attualmente presente in parlamento con 5 seggi nella Camera dei Rappresentanti.
Il partito nacque da una scissione del Movimento Nazionale del Popolo, a sua volta nato 5 anni prima da una scissione del Movimento Popolare. Alla sua prima partecipazione alle elezioni nel 1997 il partito ottenne 32 seggi in parlamento, rimanendo all’opposizione del governo di centrosinistra. Alle successive elezioni del 2002 ottenne solo 7 seggi, saliti a 9 nel 2007. Nel 2011, a causa del coinvolgimento in uno scandalo di corruzione, il partito scese a soli 2 seggi. Dopo le elezioni il partito decise di sostenere il governo di centrodestra guidato dal PJD. Nelle elezioni del 2016 i seggi sono saliti a 3 per poi arrivare a 5 in quelle del 2021.
Il partito si colloca stabilmente al centro-destra del panorama politico marocchino. Esso sostiene apertamente e fermamente l’autorità della monarchia marocchina e il sistema istituzionale tradizionale (il Makhzen) e promuove l’unità nazionale e la stabilità sociale del paese, presentandosi come una forza patriottica. L’MDS appartiene storicamente alla famiglia dei movimenti rurali e regionalisti di origine berbera (famille harakie), pur mantenendo posizioni moderate e istituzionali, essendo una formazione di stampo moderato e governista. Nelle ultime campagne elettorali il partito ha puntato sul coinvolgimento dei giovani e delle donne nelle liste elettorali, con l’obiettivo di combattere l’astensionismo e favorire una nuova classe dirigente onesta. Il MDS partecipa attivamente alla definizione del nuovo modello di sviluppo nazionale, proponendo riforme economiche e sociali che uniscano la crescita di mercato con il sostegno alle classi rurali e svantaggiate. Infine l’MDS rifiuta le istanze radicali o i cambiamenti repentini, promuovendo una modernizzazione del Paese guidata dall’alto e in piena sintonia con le direttive del Sovrano.
Unione costituzionale (UC)
L’ Unione costituzionale (UC) è un partito liberalconservatore filomonarchico, membro dell’Internazionale Liberale, attualmente presente in parlamento con 18 seggi.
Il gruppo fu fondato dall’allora primo ministro Maati Bouabid nel 1983 in appoggio al re Hassan II . Nelle elezioni parlamentari del 1984 ottenne il 24,8% dei voti e il maggior numero di seggi (82 su 301) ma negli anni successivi il suo supporto elettorale è andato progressivamente diminuendo fino a scendere al 4,5% delle elezioni del 2016 per poi risalire al 5,5% in quelle del 2021.
Il partito si colloca al centro-destra dello spettro politico ed è guidato da un orientamento liberal-conservatore e fortemente monarchico. L’Unione Costituziona è a favore della promozione della libera impresa, delle privatizzazioni e della riduzione dell’intervento statale nell’economia per stimolare gli investimenti privati. Il partito difende l’assetto costituzionale marocchino e offre pieno sostegno all’autorità e alla centralità della monarchia. Infine l’UC intende riformare la burocrazia per snellire i processi istituzionali mantenendo la stabilità sociale.
Partito del progresso e del socialismo (PPS)
Il Partito del progresso e del socialismo (in francese: Parti du Progrès et du Socialisme , PPS) è un partito di sinistra socialista fondato nel 1974, attualmente presente con 22 seggi in parlamento.
Il partito, originariamente di ispirazione comunista, nacque dalla fusione del Partito Comunista Marocchino (fondato nel 1943 e poi bandito) e del Partito della Liberazione e del Socialismo. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, il partito ha abbandonato la propria ideologia marxista-leninista. Il PPS ha partecipato a tutte le elezioni dal 1977 con l’esclusione di quelle del 1997, riuscendo sempre ad entrare in parlamento ma sempre con un numero limitato di seggi. Nelle elezioni del 2007 riuscì ad ottenere 17 seggi su 325. A seguito di quel risultato il PPS entrò a far parte del governo del primo ministro Abbas El Fassi. Nelle elezioni del 2011 i seggi diventarono 18 e il PPS partecipò al successivo governo di Abdelilah Benkirane. Infine nelle elezioni del 2016 il partito perse 6 seggi, ma riuscì a rimanere al governo, questa volta con il nuovo primo ministro Saadeddine Othmani. Infine nelle elezioni del 2021 il partito è salito a 22 seggi.
Il PPS si colloca stabilmente nell’alveo della sinistra democratica e progressista. La sua evoluzione ideologica è caratterizzata da una forte transizione storica dalle radici comuniste fino al socialismo nazionale e pragmatico. Con la fondazione del PPS nel 1974, il movimento ha abbandonato i modelli dogmatici del comunismo internazionale per sviluppare un socialismo riformista adattato alle condizioni storiche, sociali e religiose del Marocco. Pur mantenendo un’identità di sinistra focalizzata sulla giustizia sociale, il PPS ha scelto la via della legalità democratica, partecipando a diverse coalizioni di governo nel corso degli anni (fino al passaggio all’opposizione dopo le elezioni del 2021). Il partito propone un’alternativa democratica articolata su quattro assi principali: riforme sociali e tutela dei lavoratori, sviluppo economico e transizione ecologica, lotta alla corruzione e infine uguaglianza e diritti civili.
Alleanza della Sinistra (ADG)
L’Alleanza della Sinistra è una alleata elettorale tra due formazioni politiche di sinistra socialista: la Federazione della Sinistra Democratica (in francese: Fédération de la gauche démocratique FGD) e il Partito Socialista Unito (Parti Socialiste Unifié, PSU), ognuna delle quali è presente con un solo deputato nel parlamento uscente.
la Federazione della Sinistra Democratica è a sua volta un’alleanza di due partiti di sinistra, il Partito dell’Avangardia Democratica e Socialista e il Congresso Nazionale Ittihadi. L’alleanza fu creata in vista delle elezioni del 2007, nelle quali ottenne il 3,2% dei voti e 6 seggi. L’alleanza boicottò le elezioni del 2011, per protesta contro il referendum costituzionale proposto dal re Mohammad VI. L’alleanza tornò a partecipare alle elezioni del 2016, ottenendo il 2,8% dei voti e 2 seggi per poi scendere allo 0.9% e un seggio nelle elezioni del 2021.
Il Partito Socialista Unito ha origine da vari movimenti di estrema sinistra negli anni’70, alcuni dei quali di ispirazione maoista. Nel 2002 alcuni di questi partiti si fusero per fomare il Partito della Sinistra Socialista Unificata, che nel 2005 ha poi adottato il nome attuale. Il PSU è entrato a far parte della lista della Federazione della Sinistra Democratica (FGD), che ha ottenuto il 3,2% dei voti e 6 seggi nelle elezioni del 2007 e ha poi boicottato le elezioni del 2011. Nel 2016 il FGD ha ottenuto 2 seggi, che sono andati al PSU. Alle elezioni del 2021 si il PSU si è presentato da solo ottenendo lo 0,8% dei voti e 1 seggio.
L’Alleanza della Sinistra propone per queste elezioni, sotto lo slogan «la dignità prima di tutto», 431 misure: monarchia parlamentare e separazione dei poteri, lotta a corruzione, rendite e monopoli, economia produttiva, servizi pubblici, IVA abolita su beni essenziali, tetti ai carburanti, diritti delle donne, libertà di stampa.
Fronte delle Forze Democratiche (FFD)
Il Fronte delle Forze Democratiche (Front des Forces Démocratiques, FFD) è un partito di sinistra socialista, attualmente presente con 3 seggi nel parlamento marocchio. Il partito fu fondato nel 1997 dopo una scissione dal Partito del Progresso e del Socialismo (PPS) da parte di Thami El Khyari, che era stato ministro della Pesca e poi della Sanità nei governi di alternanza di El Youssoufi. Khyari guidò il partito fino alla morte, avvenuta nel febbraio 2013
Il suo peso elettorale è sempre stato modesto. Il FFD ottenne 9 seggi alla Camera dei rappresentanti nel 1997, 12 nel 2002 e 9 nel 2007. Poi arrivò il crollo: nel 2011 conservò un solo seggio, nella circoscrizione di Taounate. Nel 2021 ne ha conquistati tre, che detiene tuttora. Alla guida c’è oggi Mustapha Benali.
Il programma per queste elezione contiene impegni quantificati: crescita tra il 5,5 e il 6%, disoccupazione sotto l’8%, uscita dalla precarietà di 1,2 milioni di famiglie e aumento del 25% del potere d’acquisto del ceto medio. Vi si aggiunge la proposta, sostenuta da anni, del «reddito di dignità». Sul piano istituzionale, il FFD ha sostenuto la supervisione del ministero dell’Interno sulle elezioni, respingendo l’ipotesi di una commissione indipendente, e ha rilanciato l’idea del voto obbligatorio.
Concludiamo nella prossima ed ultima pagina con i possibili sviluppi post-elettorali.
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