Il Marocco moderno nasce nel 1956, anno dell’indipendenza dal protettorato francese. Le negoziazioni furono gestite dal sultano Muhammad V, che accolse le richieste francesi di istituire una monarchia costituzionale con una forma di governo democratica. Muhammad V, appartenente alla dinastia Alawide, che secondo la tradizione discende dal profeta Maometto divenne quindi nel 1957 quindi il primo Re del Marocco, leader sia politico che religioso del paese. Lo scena politica marocchina in quel periodo era dominata da tre principali forze politiche: il Fronte per la Difesa delle Istituzioni Costituzionali (FDCI) di ispirazione filomonarchica, il Partito Istiqlal (PI) detto anche Partito dell’Indipendenza, formato dai movimenti conservatori nazionalisti che avevano combattuto contro la dominazione francese e l‘Unione Nazionale delle Forze Popolari (UNFP), di ispirazione socialista e repubblicana. Il Partito Istiqal era il più potente dei tre, tanto che fu la maggior forza di governo durante i primi anni dell’indipendenza.
Il regno di Muhammad V durò solo 4 anni, fino alla sua morte del 1961, al quale successe il figlio Hasan II. Quest’ ultimo, molto meno popolare del padre, prese personalmente il controllo del governo nominandosi primo ministro e facendo approvare una nuova costituzione che garantiva poteri esecutivi al sovrano, ma che conferiva il potere legislativo a un parlamento bicamerale e veniva garantita una magistratura indipendente.
Nel maggio 1963 si tennero per la prima volta le elezioni legislative e la coalizione monarchica del FDCI ottenne 69 seggi su 144, mentre l’Istiqlal e l’UNFP si spartivano la maggior parte dei rimanenti. dei seggi. Hasan II nominò un governo formato da esponenti del FDCI, tuttavia, un’ondata di scioperi e la forte opposizione dei movimenti nazionalisti e socialisti, provocarono sconvolgimenti disordini politici a cui Hasan II rispose con una spietata repressione. Nel 1965 venne dichiarato uno “stato di eccezione” che sarebbe rimasto in vigore fino al 1970, che consentì ad Hassan II di assumere pieni poteri legislativi ed esecutivi. Successivamente, fu approvata una riforma costituzionale che ripristinava il governo e il parlamento ma che garantiva ancora maggiori poteri al re. Nel 1970 si tennero nuove elezioni, boicottate dall’Istiqlal e dai socialisti, vinte dal Movimento Popolare (MP) formato da monarchici moderati. Tuttavia nel paese rimase un forte dissenso popolare, causato dalla corruzione diffusa all’interno del governo. Nel luglio 1971 e di nuovo nell’agosto 1972, il regime di Hasan II fu sfidato da due tentativi di golpe militare,
Il 3 marzo 1973, Hassan II annunciò la politica di “marocchinazione”, in cui i beni statali, i terreni agricoli e le imprese che erano per oltre il 50 per cento di proprietà straniera, e in particolare di proprietà francese, furono trasferiti a lealisti politici e ad alto rango. Nel giro di pochi anni i due terzi della della ricchezza dell’economia marocchina erano concentrati in poche decine di potenti famiglie alleate di Hasan II.
Per aumentare la propria popolarità Hasan II sfruttò il sentimento nazionalista rivendicando la ex colonia spagnola del Sahara Occidentale. Nel 1974 la Spagna accettò la risoluzione dell’ONU che richiedeva un referendum per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale e iniziò i negoziati per l’eventuale indipendenza del paese con il movimento indipendentista sahariano Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria. Hasan II allora nel 1975 invitò provocatoriamente i suoi cittadini a marciare verso il Sahara Spagnolo, in una specie di invasione pacifica (ma accompagnata dall’esercito). La pressione marocchina, associata alle preoccupazioni USA (che non volevano che il Fronte Polisario, socialista e filosovietico, prendesse il potere nella ex colonia spagnola) spinsero nel 1976 la Spagna a rinunciare a far tenere il referendum e a cedere buona parte del Sahara Occidentale al Marocco, mentre un’area meridionale veniva ceduta alla Mauritania.
Il Fronte Polisario non accettò l’accordo, elaborò una costituzione e annunciò la formazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), formando un governo in esilio. Il governo marocchino allora inviò l’esercito per affrontare le forze del Polisario, il quale si ritirò in Algeria, dal quale, negli anni successivi, avrebbe fatto partire attacchi militari contro l’esercito marocchino e quello della Mauritania. Nel 1979 la Mauritania rinunciò alla sua zona di occupazione, firmando un trattato di pace con il Polisario. Il Marocco allora ne approfittò per annettere l’intero territorio. L’annessione del Saraha Occidentale da parte del Marocco non è mai stata riconosciuta dalle Nazioni Unite, che ha sempre insistito per far tenere il referendum sull’autodeterminazione. La guerra contro il Polisario ebbe un enorme costo economico per il Marocco e il paese si trovò presto diplomaticamente isolato.
Le elezioni del 1977 videro arrivare in testa il Partito Istiqlal, con 51 seggi su 264, mentre candidati indipendenti e partiti filomonarchici ottenevano la maggioranza assoluta dei seggi e faceva il suo ingresso in parlamento l‘Unione Socialista della Forze Popolari (USFP) una formazione di sinistra socialista nata da una scissione dell’UNFP. Nel 1984 la maggioranza dei seggi andò a due partiti filomonarchici di centrodestra: l’Unione Costituzionale (UC) e il Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI). Nelle successive elezioni del 1993 venne fuori un parlamento fortemente frammentato dove UC, PI, RNI, USFP e MP si divisero 250 dei 333 seggi del parlamento.
Negli anni ’90 nel periodo dell’ondata della democratizzazione africana seguita al crollo dell’URSS, ci furono importanti riforme politiche culminate nella riforma costituzionale del 1996, che creò una nuova legislatura bicamerale con poteri ampliati, sebbene ancora limitati. Nelle elezioni parlamentari del 1997 i socialisti dell’USFP furono il primo partito del paese e per la prima volta nella storia del Marocco fu nominato un primo ministro di sinistra, il socialista Abderrahmane Youssoufi, a capo di una coalizione di centrosinistra.
Con la morte del re Hassan II del Marocco nel 1999, il principe ereditario Sidi Mohammed salì al trono, assumendo il titolo di Mohammed VI. Una volta al potere il nuovo sovrano promulgò varie riforme per modernizzare il Marocco e migliorare la situazione dei diritti umani nel paese. Uno dei primi atti del nuovo re fu quello di liberare circa 8.000 prigionieri politici e ridurre le pene di altri 30.000.
Nelle elezioni del 2002, l’USFP arrivò nuovamente in testa e partecipò alla costituzione del nuovo governo che nel 2003, introdusse l’insegnamento della lingua berbera nelle scuole. Nel 2004 fu promulgato un decreto regale sulla famiglia che migliorava i diritti delle donne.
Nelle elezioni del 2007 fu il partito Istiqlal ad arrivare in testa e fu formato un nuovo governo di larga coalizione, guidato dal leader id Istqlal Abbas El Fassi. Le successive elezioni del 2011 si svolsero all’indomani delle “Primavere Arabe”, che provocarono vaste proteste di piazza contro la monarchia. Per la prima volta il partito islamico moderato Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD) fu in grado di guadagnare una maggioranza relativa, seguito dall’Istiqlal (PI) e dal Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), in calo, e dalla forte affermazione di una nuova formazione filomonarchica, il Partito Autenticità e Modernità (PAM). Abdelilah Benkirane, leader del RJD, divenne così Primo ministro del Paese, a capo di una maggioranza quadripartita che andava dalla destra nazionalista alla sinistra socialista degli ex comunisti del Partito del Progresso e del Socialismo (PPS). Il nuovo governo si dimostrò tuttavia pragmatico, moderato, filo-occidentale e politicamente vicino alle monarchie del Golfo.
Le elezioni del 2016 videro un consolidamento del PJD come maggior partito del paese e una netta avanzata del partito filomonarchico PAM. Il governo successivo, guidato dal leader del PJD Saadeddine Othmani, fu formato da una coalizione di sei partiti. comprendenti PJD, RNI, MP, UC, PPS e USFP, mentre i maggiori partiti di opposizione furono l’Istqlal e il PAM. Nel 2020 il paese vide l’inizio della pandemia di COVID-19. Il Marocco fu duramente colpito dal punto di vista economico soprattutto a causa del crollo del turismo. Nel novembre 2020, il Fronte Polisario ruppe l’ accordo di cessate il fuoco con il Marocco nel Sahara occidentale che durava da 29 anni, accusando il Marocco di aver infranto i termini dell’accordo. Il successivo accordo di normalizzazione Israele-Marocco stabili’ relazioni diplomatiche tra le due nazioni. In cambio, l’allora presentei USA Donald Trump annuncio’ che gli Stati Uniti avrebbero riconosciuto la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale.
Le successive elezioni del 2021 videro un crollo degli islamici del PJD e una netta avanzata del RNI e dell’Istqlal.
Nelle prossime pagine, i risultati delle ultime elezioni e i principali partiti politici.
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