Fatte queste premesse, entriamo nel merito di questo ciclo di redistricting ricordando che il precedente, avvenuto nel 2011-2012, aveva largamente favorito i Repubblicani che, grazie alle numerose vittorie locali nelle elezioni di metà mandato del 2010, avevano il controllo del redistricting in molti stati. A questo si aggiunge il fatto che l’attuale distribuzione del voto tende a favorire i Repubblicani in un sistema uninominale. Il voto democratico è infatti concentrato soprattutto nelle città dove diventa plebiscitario mentre quello Repubblicano è distribuito più uniformemente nelle zone rurali e suburbane. Anche senza scomodare il gerrymandering, diventa piuttosto naturale la creazione di pochi collegi ultra-democratici e molti collegi favorevoli al Repubblicani.
Infatti, attualmente, i collegi che favoriscono i Repubblicani, ovvero con un Partisan Lean (PL) di +5 o maggiore, sono 211 contro i 183 che favoriscono i Democratici (PL minore o uguale a -5). I rimanenti 41 collegi sono definibili incerti. Solamente con i seggi a loro favorevoli, i Repubblicani arrivano molto vicino ad avere la maggioranza dei seggi alla Camera dei Rappresentanti, che è 218.
In questo articolo utilizziamo il Partisan Lean elaborato da FiveThirtyEight che, tenendo in considerazione le più recenti elezioni presidenziali e locali, identifica quali collegi sono tendenzialmente più Repubblicani (risp. Democratici) della nazione. Facciamo notare che valori negativi del PL identificano enti più a sinistra della nazione.
Figura 2
Nella Fig. 2, abbiamo ordinato i collegi attuali in base al PL da quelli che favoriscono i Democratici (a sinistra) a quelli che favoriscono i Repubblicani (a destra). La linea verticale al centro corrisponde al 218esimo collegio che garantisce ad un partito di avere la maggioranza. Chiaramente in un elezione reale il voto non è così rigido e un partito può benissimo perdere alcuni collegi prima del 218esimo ma vincerne altri dopo e quindi ottenere lo stesso la maggioranza. Tuttavia la collocazione di questo collegio fa capire se un partito sia più facilitato ad ottenere la maggioranza.
Attualmente questo collegio ha un PL di +2, ovvero favorisce i Repubblicani di 2 punti percentuali. Questo vuol dire che, teoricamente, i Repubblicani anche perdendo il voto nazionale di 1 o 2 punti, sarebbero favoriti per ottenere la maggioranza della Camera. Questo è proprio ciò che è successo nel 2012. Per i Democratici è quindi fondamentale recuperare questo svantaggio strutturale.
Redistricting conclusi
Trattandosi di più di quaranta processi indipendenti con logiche politiche e strategie spesso diverse, è molto difficile valutare sulla carta come potrebbe andare a finire questo ciclo di redistricting. La situazione è sicuramente più equilibrata rispetto al precedente e ci aspettiamo quantomeno che i Democratici riescano a mantenere lo status quo o guadagnare una manciata di seggi. Siamo, però, abbastanza sicuri che non riusciranno a scardinare il netto sbilanciamento a favore dei Repubblicani che resteranno avvantaggiati nella conquista della Camera dei Rappresentanti anche nel prossimo decennio.
Abbiamo comunque già alcuni indizi sulla direzione che questo ciclo di redistricting sta prendendo. Diversi stati, infatti, hanno già completato il loro processo di ridisegno dei collegi. Di seguito mostreremo i più interessanti con una rappresentazione grafica della distribuzione dei collegi della precedente mappa e di quella nuova approvata. Facciamo notare che non andiamo a confrontare i collegi puntualmente ma affianchiamo solamente le due distribuzioni. In questo documento (che verrà aggiornato quotidianamente) potete trovare un’elenco esaustivo di tutti gli stati che hanno completato il redistricting.
California: La commissione indipendente ha approvato una mappa con una distribuzione molto simile a quella precedente, togliendo un collegio molto incerto. Complessivamente la mappa resta favorevole ai Democratici.
Figura 3: California
Texas: Il processo di redistricting ha prodotto una mappa inaspettata. Sulla carta, i Repubblicani avevano la possibilità di creare a loro favore due nuovi collegi e indebolire i Democratici. Le parti politiche invece, sono arrivate ad un compromesso volto a mantenere il più possibile lo status quo e blindare sia i collegi attualmente detenuti dai Repubblicani che quelli detenuti dai Democratici. Di conseguenza i collegi incerti passano da sei ad uno soltanto mentre i Repubblicani guadagnano un solo nuovo collegio piuttosto sicuro.
Figura 4: Texas
Illinois: I Democratici hanno spinto pesantemente sul gerrymandering, già molto presente nella mappa precedente, realizzando una mappa che li favorisce in modo spudorato. Nonostante la perdita di un seggio a seguito del reapportionment, i Democratici sono riusciti a strappare due seggi favorevoli ai Repubblicani. Per riuscirci hanno deciso di “indebolire” alcuni dei loro seggi più blindati, in modo da redistribuire i voti in altri collegi.
Figura 5: Illinois
Ohio: I Repubblicani sono riusciti a rendere la mappa precedente ancora più favorevole facendo perdere ai Democratici un seggio sicuro e mantenendosi avvantaggiati nei seggi più incerti.
Figura 6: Ohio
North Carolina: La mappa della North Carolina era stata ridisegnata nel 2019, a seguito di una sentenza giudiziaria, riequilibrando la precedente che, usando pesantemente il gerrymandering, favoriva i Repubblicani. Possiamo dire che la sentenza non ha fatto scuola e i legislatori repubblicani si sono nuovamente sbizzarriti per creare una mappa decisamente favorevole. I Democratici perdono due seggi sicuri, dei quali, uno diventa incerto, e l’altro diventa sicuro per i Repubblicani che si accaparrano anche il nuovo seggio ottenuto grazie al reapportionment.
Figura 7: North Carolina
Michigan: La commissione indipendente è riuscita a creare una mappa molto bilanciata con diversi collegi contendibili. Per i Democratici è sicuramente un passo avanti rispetto alla precedente mappa che li sfavoriva decisamente. I Democratici, infatti, vedono il proprio voto più distribuito guadagnando un collegio sicuro. Al contrario il voto repubblicano si condensa maggiormente indebolendo ben quattro collegi.
Figura 8: Michigan
New Jersey: Nonostante il processo fosse gestito da una commissione indipendente, la mappa risultante è nettamente favorevole ai Democratici che guadagnano 3 collegi favorevoli e rendono molto contendibile un quarto collegio in cui i Repubblicani partono avvantaggiati. Questo esito è stato reso possibile dalla procedura di lavoro della commissione indipendente. Infatti, la parte democratica e repubblicana non hanno per nulla collaborato e hanno prodotto due mappe alternative. Il tie-breaker della commissione ha scelto la mappa democratica in quanto i repubblicani avevano gestito il precedente processo di redistricting.
Figura 9: New Jersey
Arizona: Anche in questo caso il processo era gestito da una commissione indipendente ma, questa volta, il risultato è stato una mappa nettamente favorevole ai Repubblicani. I Democratici infatti perdono un seggio sicuro che diventa molto incerto, mentre un collegio incerto diventa leggermente favorevole ai Repubblicani.
Figura 10: Arizona
Oregon: I Democratici hanno approfittato del controllo sul redistricting per condensare il voto repubblicano in un unico collegio sicuro, avvantaggiandosi così in altri due collegi e creando un nuovo collegio che li vede leggermente favoriti.
Figura 11: Oregon
Nevada: I Democratici hanno seguito una strategia decisamente rischiosa. Hanno, infatti, spacchettato un collegio sicuro redistribuendo il voto democratico in altri due collegi che prima erano leggermente repubblicani. Di conseguenza i Democratici partono leggermente avanti in tre collegi ma nessuno di essi è garantito e, in un anno favorevole, i Repubblicani non avrebbero problemi a prenderli tutti e tre.
Figura 12: Nevada
New Mexico: Anche in questo stato i Democratici hanno deciso di rischiare e trasformare un collegio sicuro per i Repubblicani in uno tendenzialmente democratico indebolendo però anche gli altri due collegi.
Figura 13: New Mexico
Sulla base di questi primi stati, possiamo notare che i due partiti stiano seguendo strategia opposte. I Repubblicani stanno cercando di blindare il più possibile i propri seggi a costo di blindare anche quelli democratici, come avvenuto in Texas. I Democratici stanno invece cercando di redistribuire il proprio voto in modo da avere meno collegi blindati e più collegi in cui sono leggermente favoriti.
Queste strategie sono la naturale conseguenza degli attuali rapporti di forza tra i due partiti. I Repubblicani sono già avvantaggiati in un numero di collegi che sfiora la maggioranza assoluta. Se riescono a conservare questi seggi e renderli ancora più inespugnabili, i Democratici avranno sempre meno possibilità di conquistare la maggioranza e, soprattutto, difficilmente riusciranno ad andare molto oltre una maggioranza risicata.
Per impedire questo scenario, i Democratici hanno bisogno di aumentare il più possibile i collegi “in gioco”, anche a costo di danneggiare i propri collegi blindati. Infatti, i Repubblicani sono talmente favoriti che non hanno bisogno di conquistare seggi che favoriscono, anche leggermente, i Democratici. Usiamo come esempio il Nevada dove adesso ci sono tre collegi che favoriscono i Democratici per meno di 5 punti percentuali. Questo vuol dire che, sulla carta, ai Repubblicani basterebbe vincere di 5 punti il voto nazionale per ottenere tutti e tre i collegi. Il punto è che ai Repubblicani, per ottenere la maggioranza dei seggi basta molto meno vantaggio nazionale.
Nella prossima pagina presenteremo due possibili scenari della situazione alla Camera dei Rappresentanti una volta concluso il processo di redistricting.
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