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Breve storia dei Mondiali di calcio – Parte 3 (1986 – 1998)

di Anania Casale

Sono appena iniziati i Mondiali di calcio nel Qatar, un appuntamento atteso con trepidazione da milioni (se non miliardi) di appassionati. Abbiamo quindi deciso di ripercorrere la storia dei Mondiali di calcio del XX secolo. Nel precedente post ci siamo fermati al mondiali del 1982, mentre in questo proseguiremo il nostro racconto fino al 1998. Buona lettura!

1986: MARADONA TRASCINA L’ARGENTINA ED ENTRA NEL MITO

Cambia in corsa la sede dei Mondiali di calcio 1986, quelli in cui l’Italia si presenta da Campione del mondo. La Colombia, il Paese a cui sono stati assegnati, fa sapere a poco più di tre anni dall’inaugurazione di non poter più far fronte alle spese che comporta l’organizzazione. Serve qualcuno che ne prenda il posto, o rischia di saltare tutto. Si offre il Messico, che darà una buona prova di sé, nonostante il poco tempo a disposizione. Del resto sono passati solo 16 anni dal Mondiale precedente, le strutture sono ancora in buono stato, c’è poco da costruire. L’impegno del Paese non viene meno, nonostante il disastroso terremoto del settembre 1985, che causa oltre 10 mila morti

La formula viene cambiata ancora una volta. Le squadre restano 24 ma, anche sulla scorta dell’esperienza di quattro anni prima, in cui si era dovuto dare un addio precoce a supersquadre come Brasile e Argentina, vengono eliminati i gironcini che dovevano servire a selezionare le semifinaliste, e si torna all’eliminazione diretta, a partire dagli ottavi. Ma da sei gironi di quattro squadre emergono solo dodici formazioni: come si fa ad arrivare a sedici? Semplice: vengono qualificate anche le quattro migliori terze. La fase di qualificazione così diventa quasi “simbolica”, è molto più probabile passare il turno che venire eliminati. E questo non favorisce certo lo spirito competitivo.

Purtroppo l’Italia che ha incantato in Spagna è invecchiata precocemente. Anche i risultati lo dimostrano: non siamo nemmeno riusciti a qualificarci agli Europei del 1984, che hanno visto la vittoria della Francia di Platini. Eppure Bearzot, che ormai nessuno osa più criticare, insiste sugli “spagnoli” contro ogni ragionevolezza, forse sperando in un ennesimo miracolo. Viene persino convocato di nuovo Paolo Rossi, nonostante arrivi da una stagione pessima al Milan, in cui ha segnato solo due reti. Rispetto a quattro anni prima, è cambiato il portiere: il quarantenne Zoff ha la lasciato il posto al fiorentino Giovanni Galli. Ci sono poi buoni innesti: Bagni (Napoli), Di Gennaro (Verona) a cui viene affidata l’eredità di Antognoni a centrocampo, Galderisi (Verona), destinato a fare coppia in attacco con l’interista Altobelli. Vialli della Sampdoria è convocato ma mai utilizzato. In generale però i sostituti non appaiono all’altezza dei loro predecessori.

Il girone è abbastanza competitivo, visto che ci viene affiancata l’Argentina di Maradona, oltre alla Bulgaria e alla Corea del Sud. La prima partita è con gli slavi e l’Italia, un po’ a sorpresa, gioca piuttosto bene, segna a fine primo tempo con Altobelli, sfiora più volte il raddoppio, ma viene raggiunta a pochi minuti dalla fine. Una brutta beffa, che rende molto delicata la partita successiva con l’Argentina, che però fila via abbastanza liscia: un rigore per noi dopo sei minuti ci porta in vantaggio, una magia di Maradona pareggia il conto, ma è un risultato che va bene a entrambe. L’ultima è con la Corea del Sud, e i richiami all’altra Corea, quella del Nord, di vent’anni prima, si sprecano. Tra l’altro il calcio asiatico appare in decisa crescita. Ma l’Italia gioca una partita dignitosa, anche se non di grande qualità, e vince 3-2, soffrendo un po’ nel finale.

Superato il turno, arrivano gli ottavi più difficili che si possano immaginare. L’avversaria infatti è la Francia, il cui calcio ormai da anni è in grande progresso, e che già era arrivata quarta nel 1982. I “galletti” di Platini, Giresse e Tigana ci dominano dall’inizio alla fine e vincono agevolmente 2-0, grazie anche a un’infelice formazione di Bearzot, che sceglie un modulo ultra difensivo mettendo in marcatura Giuseppe Baresi su Platini senza il minimo risultato. E’ la prima volta nella storia che l’Italia supera il primo turno senza arrivare in finale. Un’eliminazione che non fa male, perché appare abbastanza logica, e contro una squadra chiaramente più forte (la Francia poi batterà il Brasile e arriverà terza).

Il Mondiale è segnato, come nessun altro, da un’unica brillante stella, quella di Maradona, che trasforma l’Argentina, una discreta formazione, piena di validi elementi (Valdano, Burruchaga) in una squadra quasi invincibile. Dopo il girone di qualificazione, superato facilmente anche “graziando” l’Italia, le maggiori difficoltà i biancocelesti le incontrano negli ottavi contro l’Uruguay, battuto faticosamente per 1-0. Contemporaneamente anche la Germania sconfigge in modo fortunoso il Marocco per 1-0, con un gol a tre minuti dalla fine, mentre l’Urss (alla sua penultima apparizione) che era apparso uno schiacciasassi nella fase iniziale, viene battuto 4-3 dal Belgio in una partita entusiasmante.

Maradona e la nazionale argentina campione del Mondo per la seconda volta

Nei quarti si ritrovano di fronte Argentina e Inghilterra, tra cui c’è una violenta rivalità fomentata dalla guerra delle Falkland di quattro anni prima. L’Argentina gioca meglio, ma l’Inghilterra trova il gol all’inizio del secondo tempo. A questo punto Maradona sale in cattedra a prima segna un furbo gol di mano (“E’ stata la mano di Dio”, dirà a fine partita), poi realizza uno dei gol più belli della storia del calcio con un’incredibile serpentina. Gli altri quarti si decidono ai rigori, e passano il Belgio (sulla Spagna) la Germania (sul Messico) e la Francia (sul Brasile).

Nelle semifinali, con un’altra prestazione strepitosa, condita da una doppietta, di Maradona, l’Argentina stronca il Belgio, mentre la solita Germania, dopo aver faticato tutto il torneo, domina a sorpresa la favorita Francia e vola in finale. Si trovano così all’ultimo atto contrapposti il genio calcistico dei sudamericani e la concretezza quasi proverbiale degli europei. Nella finale, stranamente, Maradona non gioca al suo meglio, ma i compagni trovano una giornata di grazia, e vanno con pieno merito sul 2-0. I tedeschi a metà del secondo tempo rimontano in pochi minuti, ma Burruchaga, lanciato da un delizioso assist di Maradona, vola verso la porta tedesca per realizzare il 3-2. L’Argentina vince il suo primo Mondiale “pulito” e con grande merito, Maradona entra nel mito.

1990: ZENGA E CANIGGIA OSCURANO LE NOTTI MAGICHE

I Mondiali di calcio, fortemente voluti dall’Italia, ci vengono finalmente assegnati nel 1984. Ci sono quindi sei anni per prepararsi al meglio, e l’Italia li spende rinnovando da cima a fondo, e portando a capienze enormi, stadi prima fatiscenti, con un esborso di denaro pubblico che viene giudicato da molti eccessivo, per opere destinate in parte a restare “cattedrali nel deserto”. Ma il pentapartito, ai suoi ultimi anni di potere, vuole offrire una “vetrina” dell’Italia moderna e competitiva degli anni ’80, suscitando diverse polemiche. Non piace la mascotte, un pupazzo di cubi tricolori chiamato “Ciao” (e che comunque avrà fortuna), e nemmeno (ma si rivela felice da un punto di vista pubblicitario), l’idea di creare un inno dei Mondiali, musicato da Giorgio Moroder e composto e cantato da due artisti “ribelli” come Edoardo Bennato e Gianna Nannini. La fortuna del brano è tale che il suo titolo “notti magiche” resterà per sempre a identificare i Mondiali del 1990, al tempo stesso esaltanti e deludenti.

L’Italia, ovviamente, vuole vincere. Archiviata la stagione di Bearzot, il nuovo tecnico è il suo antico “vice”, Azeglio Vicini, che come allenatore dell’Under 21 ha coltivato una nuova generazione di fortissimi giocatori, tra cui i milanisti Maldini, Donadoni e Ancelotti, i sampdoriani Vialli e Mancini, il romanista Giannini, il napoletano Ferrara. Con loro, difficile da schierare tatticamente, ma considerato un’”arma in più”, il talentuoso Roberto Baggio, che proprio quell’anno sta per passare dalla Fiorentina alla Juventus. Vicini ha anche l’intuizione di chiamare il centravanti della Juventus Salvatore Schillaci che viene dalla gavetta, piace poco ai critici, ma ha segnato molte reti nel campionato appena finito, e piace per la sua personalità schiettamente popolare.

Nessuno si nasconde: siamo tra i favoriti, e vogliamo dimostrarlo fin dal girone di qualificazione che, come nel Mondiale precedente, qualifica anche le quattro migliori terze. La prima partita con l’Austria sembra stregata; l’Italia gioca molto bene, con ottima disposizione in campo, e un modulo schiettamente offensivo (ormai il sacchismo sta facendo scuola) ma nonostante tante occasioni non riesce a segnare. Finché non entra in campo Schillaci, al posto di Carnevale, e la mette dentro. La critica, ovviamente, non si lascia sfuggire l’occasione di chiedere l’ingresso come titolari sia di Schillaci che di Baggio, al posto di Vialli e Carnevale, due juventini in più vanno sempre bene al posto di un sampdoriano e di un napoletano. L’asfittica vittoria per 1-0 contro gli Usa accresce le perplessità di tifosi e giornalisti, e Vicini decide che effettivamente bisogna cambiare: Schillaci e Baggio partono titolari contro la Cecoslovacchia, e segnano tutti e due, Baggio con una splendida serpentina.

La formula magica è stata trovata, e l’Italia continua a spron battuto: negli ottavi l’Uruguay viene sconfitta 2-0, nei quarti tocca alla sorprendente Irlanda, che viene liquidata per 1-0, anche se qualche indizio di fatica e di minore lucidità sembra emergere, almeno agli occhi dei critici più attenti. Ma per ora gli azzurri appaiono inarrestabili.

Le avversarie non sembrano irresistibili. Il Brasile, che nelle qualificazioni aveva vinto tre partite su tre viene sorprendentemente (e immeritatamente) eliminato negli ottavi, grazie a un gol di Caniggia, dall’Argentina, che invece aveva passato il turno per il rotto della cuffia dopo la sconfitta nella prima partita per 1-0 contro il Camerun. Gli africani sono la grande rivelazione del torneo: battono anche la Romania e negli ottavi la Colombia. Nei quarti l’avversaria è l’Inghilterra, e le due squadre mettono in scena la più bella partita del torneo, vinta dagli inglesi per 3-2 ai supplementari grazie a due rigori, e dopo aver rischiato di subire una goleada nel tempo regolamentare. La Germania (di nuovo unita dopo la caduta del “muro”) dal canto suo appare molto in palla: negli ottavi supera agevolmente l’Olanda Campione d’Europa di Gullit e Van Basten, e nei quarti regola la sorprendente Cecoslovacchia. Un’altra squadra rivelazione, la Jugoslavia, viene eliminata nei quarti dall’Argentina ai rigori, dopo aver sbagliato incredibili gol nei tempi regolamentari.

La nazionale tedesca vince il suo terzo Mondiale

È l’Argentina quindi l’avversaria delle semifinali. Una squadra molto diversa da quella di quattro anni prima, rude, fallosa, brutta, incattivita, con un Maradona che non riesce a lasciare il segno, E che però è arrivata, sbuffando e zoppicando, all’appuntamento con l’Italia. La partita si svolge a Napoli, e Maradona tenta di ingraziarsi il pubblico della squadra in cui gioca (e con cui ha appena vinto il secondo scudetto), con un’intervista in cui dice, sostanzialmente, che l’Italia vuole il sostegno del pubblico napoletano mentre i settentrionali disprezzano da sempre la città e i suoi abitanti (ricordiamo che siamo nel periodo del boom della Lega e delle tematiche “antimeridionali”).  El “Pibe de oro” riesce egregiamente a innervosire i giocatori azzurri e a dividere il pubblico partenopeo. La partita però sembra avviarsi sul sentiero giusto, dopo 17 minuti il solito Schillaci trova il gol. Però si vede che l’Italia è diversa dal solito, rincula spesso in difesa, appare stanca. Nel secondo tempo l’Argentina spinge di più, senza grandi occasioni finché il portiere Zenga non combina il pasticcio: esce malissimo ai limiti dell’area su un pallone tranquillo, e si fa anticipare da Caniggia, che deposita di testa beffardamente in rete. Ai rigori, gli italiani sbagliano con Donadoni e Serena, e il sogno mondiale si spegne così.

L’Italia poi si rifà battendo l’Inghilterra nella finale per il terzo posto, e la Nazionale lascerà comunque un buon ricordo, ma è inutile negare che uscire in quel modo, per un assurdo errore difensivo e ai rigori, brucia eccome. L’Argentina, intanto si candida a diventare la peggior squadra che abbia mai vinto un Mondiale, e solo la Germania, finalista dopo aver eliminato l’Inghilterra ai rigori, può evitarlo. La finale di Roma, segnata dai fischi impietosi del pubblico all’inno argentino (con reazione sdegnata di Maradona: “Figli di puttana”) è probabilmente la più brutta della storia, mal giocata da entrambe le squadre, e risolta da un rigore, probabilmente inesistente, realizzato da Brehme a cinque minuti dalla fine. La Germania vince tutto sommato con merito il suo terzo Mondiale, ma le notti alla fine non sono state “magiche”.

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