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Breve storia dei Mondiali di calcio – Parte 3 (1986 – 1998)

1994: NEGLI USA VINCE UN BRASILE “EUROPEO”

Nel tentativo di ampliare ulteriormente il suo mercato, e di raccogliere sponsor danarosi, il Mondiale di calcio sbarca negli Stati Uniti, dove il “soccer” viene da sempre considerato uno sport di serie B, oppure per donne. Una scelta che non si rivelerà felicissima, soprattutto perché le enormi distanze tra le città dove si giocano le partite costringeranno a complicati spostamenti. Per di più l’estate statunitense si rivela caldissima, molte partite si giocano in un caldo asfissiante, e a rimetterci è ovviamente lo spettacolo. La formula comunque ricalca quella delle due precedenti edizioni, vale a dire con il recupero di quattro “terze”, e poi eliminazione diretta a partire dagli ottavi di finale.

L’Italia da ormai tre anni è affidata ad Arrigo Sacchi, l’allenatore che ha rivoluzionato il modo di giocare a calcio in Italia, istituzionalizzando concetti (la “squadra corta”, il “pressing alto”, il fuorigioco sistematico) che tutti i concorrenti cercano a modo loro di imitare. E’ la prima volta da decenni, dai tempi di Fabbri, che un allenatore viene pescato dal “mercato” e non ranghi federali. Sacchi ha molti ammiratori, ma anche molti nemici, per i tradizionalisti il suo calcio è la negazione di tutto quello in cui hanno creduto, e lui stesso, molto dogmatico e superbo, fa ben poco per rendersi simpatico. Per di più il gioco brillante del suo Milan in Nazionale si vede poco e niente. La squadra parte per gli Stati Uniti circondata dalla sfiducia generale, e la critica è già pronta a processare un probabile insuccesso. Per di più il materiale umano non appare straordinario, se si fa eccezione per la difesa titolare, che è quella del Milan di Capello che in quegli anni vince tutto. Poi Sacchi si affida a molti giocatori del Parma, a Beppe Signori e Pierluigi Casiraghi come punte, a giocatori di corsa come lo juventino Dino Baggio, l’interista Berti e il milanista Massaro, e come uomo di “fantasia” chiama Roberto Baggio, con cui ha un rapporto difficile: Sacchi punta molto su di lui, anzi probabilmente è l’allenatore della Nazionale che ha avuto più fiducia in Baggio. Ma tenta costantemente di disciplinarlo tatticamente, mentre il vicentino è insofferente di ogni schema, e vorrebbe una squadra tutta al suo servizio.

Il girone appare molto equilibrato: Irlanda, Norvegia e Messico. La prima partita con l’Irlanda è confusa e mal giocata: gli irlandesi segnano dopo undici minuti, e l’Italia, spenta e senza idee, e anche in cattive condizioni fisiche, non riesce a recuperare. Con la Norvegia dopo un quarto d’ora pare già finita: il portiere Pagliuca in un’uscita avventata si fa espellere, e viene sostituito con Marchegiani. Il sacrificato è Roberto Baggio, che in diretta mondiale pronuncia la frase “Ma questo è pazzo?”, che si legge benissimo dal labiale. Stavolta però ha ragione Sacchi: l’Italia in dieci gioca un’ottima partita e riesce persino a vincere, su colpo di testa di Dino Baggio. L’ultima partita con il Messico è una pena: l’Italia passa in vantaggio, si fa raggiungere, e deve aspettare l’esito di tutte le altre partite dei vari gironi per essere certa di passare come ultima delle migliori terze. Baggio, come Chinaglia ai suoi tempi, è tornato in squadra come nulla fosse, ma incide molto poco.

Gli ottavi sono contro la Nigeria, che nelle qualificazioni ha battuto Bulgaria e Grecia ed è forse la più forte squadra africana mai arrivata a un Mondiale. La partita si mette presto male, con i nigeriani che passano in vantaggio nel primo tempo. l’Italia appare confusa, e gli africani sono padroni del campo. Sacchi inserisce Zola per mettere un po’ di verve all’attacco, ma il giocatore del Parma viene espulso ingiustamente per un inesistente fallo di reazione, ed esce in lacrime. In dieci sembra finita, ma la Nigeria è colta dalla paura di vincere, arretra sempre più, e a tre minuti dalla fine Roberto Baggio trova il diagonale vincente che ci porta ai supplementari, dove l’andazzo psicologico della gara si rovescia. Vinciamo su rigore, e passiamo inaspettatamente ai quarti.

Superata la parte più difficile, l’Italia si mette anche a giocare bene, con un Baggio (Roberto) sempre più decisivo. Un’ostica Spagna è superata meritatamente per 2-1 (nonostante un rigore allo scadere non dato agli spagnoli). In semifinale siamo anche fortunati, perché affrontiamo la Bulgaria di Stoichkov che è arrivata fin lì per aver superato a sorpresa la Germania nei quarti per 2-1. Vinciamo in souplesse, e in finale arriva l’avversario più atteso e difficile, il Brasile.

Una frazione della finale Italia-Brasile

Già, perché il torneo è stato pieno di sorprese, di cui hanno fatto le spese tutte le migliori tranne i verdeoro. Già detto della Germania, l’Argentina è stata eliminata negli ottavi dalla Romania, poi a sua volta eliminata ai rigori dalla Svezia. L’Olanda, molto attesa, è stata eliminata 3-2 da Brasile in un match spettacolare. Un Brasile che, dopo lo shock del 1982, e anche quello del 1990, ha deciso, per mano del suo allenatore Carlos Alberto Parreira di darsi un’impostazione tattica prudente, all’europea, con una particolare attenzione alla difesa, guidata da Dunga, tanto in avanti, con Romario, Bebeto e Leonardo, qualche gol si fa sempre. I carioca quindi avanzano (tranne che con l’Olanda) a colpi di 2-0 e 1-0, spesso noiosi, tenendo un atteggiamento prudente e senza mai correre rischi.

Nella finale Arrigo Sacchi fa rientrare Franco Baresi che, operato di menisco dopo il match con la Norvegia, è guarito a tempo di record, e non riesce a rinunciare a Roberto Baggio, colpito duro con la Bulgaria, che non sarebbe in condizioni di giocare. La partita è molto bloccata, con pochissime occasioni da rete, quasi tutte da parte brasiliana, che ai punti merita forse il successo. Ma l’Italia, che di fatto gioca in dieci, tiene il campo bene, anche se il caldo insopportabile rende impossibili gran parte delle tattiche sacchiane. Finisce ai rigori, come sappiamo, per la seconda volta di fila ostili ai nostri colori. L’amarezza è tanta, ma non manca la consapevolezza che la squadra azzurra ha ottenuto (una volta tanto) molto più di quello che realmente meritava. Sacchi non ha saputo trasformare la Nazionale in una squadra “all’avanguardia”, ma si è dimostrato un allenatore di mestiere, dotato di buon fiuto, e anche fortunato, il che non guasta. Questo non lo salverà negli anni successivi dagli strali dei critici.

1998: ANCHE LA FRANCIA ENTRA NEL CLUB DEI GRANDI

L’ultimo Mondiale del XX secolo viene organizzato dalla Francia, che così “bissa” quello del 1938, e diventa la terza nazione, dopo Messico e Italia, ad aver organizzato due edizioni della competizione. Per accontentare le nazioni dei continenti extraeuropei, che ormai in FIFA sono diventate molto potenti, la partecipazione è stata ulteriormente allargata a 32 squadre. Il che rende più semplice la formula: otto gironi, le prime due passano agli ottavi, e poi eliminazione diretta fino alla finale.

Dopo un’Europeo infelice, in cui eravamo stati eliminati nel girone di qualificazione, Sacchi è stato licenziato, ed al suo posto viene scelto l’allenatore che ha portato tre volte di fila al successo l’Under 21, Cesare Maldini. Si tratta di una vera e propria “restaurazione”, chiesta a gran voce da buona parte della critica. Maldini è portabandiera di un calcio all’antica, “all’italiana”, in cui i ruoli sono ben definiti, in cui, almeno in teoria, si lascia spazio “alla fantasia”, insomma l’idea è cancellare vent’anni di storia e tornare agli schemi di Valcareggi e alle sue staffette, come vedremo.

I giocatori sono di buon livello, forse mediamente migliori di quelli di quattro anni prima. Spiccano i difensori centrali Cannavaro (Parma) e Nesta (Lazio) che si aggiungono al blocco milanista. Poi c’è un Del Piero (Juventus) all’acme della carriera, tre punte di sostanza come Inzaghi (Juve), Chiesa (Parma) e Vieri (Atletico Madrid). Su forte pressione della critica interista, Maldini chiama anche l’aletta dell’Inter Moriero, che ha avuto un’ottima stagione, ma che si rivelerà una meteora. E poi c’è l’eterno Roberto Baggio, che nell’ultima stagione ha vestito la maglia del Bologna, che nelle gerarchie è finito dietro Del Piero, ma che molti giornalisti vorrebbero ancora titolare. E’ questo il dualismo che segna la fase di preparazione dei Mondiali, con il risultato di “smontare” Del Piero che non saprà rendere al meglio.

Il girone di qualificazione appare semplice, con Cile, Austria e Camerun. Ma nella prima partita con il Cile ci complichiamo la vita incredibilmente, e solo un rigore procurato a sette minuti dalla fine da Roberto Baggio, che “colpisce” il braccio di un avversario in area, ci garantisce il pareggio. Sì, perché Maldini ha preferito Baggio a Del Piero, con esiti discutibili. Liquidato un modesto Camerun nella seconda partita per 3-0, ci basta ora un pari con l’Austria. Invece vinciamo 2-1, pur giocando maluccio, ma fa discutere i fatto che Del Piero finalmente schierato, sia stato sostituito da Baggio, che poi segna anche il secondo gol. La gestione dei due fantasisti non appare, insomma impeccabile.

Arrivano gli ottavi, e l’avversario, la Norvegia, non è irresistibile. In effetti si vince anche se con il minimo sforzo: Vieri (il migliore degli azzurri) segna in contropiede a 18mo, dopo di che il classico “catenaccio” garantisce il risultato. Anche stavolta è stato schierato Del Piero. La squadra gioca male, ma in fondo non era quello che si cercava? Peccato che nei quarti si debba affrontare la Francia di Zidane, Henry, Trezeguet e Djorkaeff padrona di casa, che finora le ha vinte tutte. Maldini parcheggia il più classico dei “pullman” davanti alla porta, con cinque difensori, due cursori a coprire a centrocampo, Moriero come ala, Del Piero e Vieri in avanti. La partita è un lungo assedio, che potrebbe finire 3-0, e invece si chiude ai supplementari 0-0. Anzi è Baggio, subentrato come al solito a Del Piero in questa “staffetta” fuori dal tempo, ad avere un’occasione d’oro per quella che sarebbe la più ingiusta delle vittorie. I rigori ci eliminano (terza volta di fila), ma molti critici sono soddisfatti: in fondo, non abbiamo mai perso. La Federcalcio invece la pensa diversamente, e l’avventura di Maldini finisce qui, per lasciare il posto a un altro “italianista”, Dino Zoff.

La nazionale francese per la prima volta Campione del Mondo

E il resto del Mondiale? Nella prima fase le squadre più interessanti appaiono Argentina e Olanda, che si incontrano nei quarti, con la vittoria di quest’ultima. Sempre nei quarti, la Croazia di Boban e Suker, arrivata fin lì con un po’ di fortuna e senza brillare, distrugge la Germania 3-0, e si appresta ad affrontare la Francia. Dall’altra parte del tabellone il Brasile, di Ronaldo (reduce da una spettacolare quanto sfortunata stagione con l’Inter) senza convincere fino in fondo nel girone, ha battuto comunque il Cile 4-1 e la Danimarca, in una partita molto divertente, per 3-2. Le semifinali quindi sono Francia-Croazia e Brasile-Olanda. Nella prima, gli slavi vanno molto vicini a fare un brutto scherzo ai “blues”, ma Thuram con due gol conquista la finale. Nella seconda, sono i rigori a decidere una semifinale equilibratissima.

La finale quindi è Francia-Brasile, ma si vedrà presto che non c’è partita. L’uomo più importante dei verdeoro, Ronaldo appunto, gioca, ma sembra assente, totalmente fuori partita. Si saprà in seguito che la notte prima si era sentito molto male, un malore di cui non è mai stata chiarita l’entità, né la causa. Insomma, è un Brasile dimezzato quello che si consegna a una Francia pimpante, che segna due gol di testa con Zidane nel primo tempo, e poi li difende senza affanni nel secondo, portandosi anche 3-0 con Petit allo scadere. E’ una vittoria convincente quella dei francesi, senza “aiutini”, che li porta nel ristretto club delle nazioni vincitrici di almeno un Mondiale, dopo un inseguimento durato per tutto il secolo.

Con questo si conclude la nostra storia dei mondiali di calcio del XX secolo. Nella speranza che vi sia piaciuta, non possiamo far altro che auguravi buoni mondiali!

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