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Le elezioni si possono considerare relativamente democratiche, ma sono comunque state contrassegnate da un certo grado di violenza. Tra gli episodi più rilevanti, l’attentato alla casa del Vicepresidente da parte di un soggetto armato di machete, e l’uccisione del Direttore della Comunicazione della Commissione Elettorale kenyota. Gli osservatori internazionali hanno inoltre criticato, così come l’opposizione, l’utilizzo del voto elettronico, facilmente manipolabile. L’opposizione e il suo principale candidato Raila Odinga, in particolare, considerano i risultati falsati dall’intervento di hacker del governo. La verità non è chiara, ma certamente Kenyatta non ha vinto con le percentuali bulgare con cui solitamente primeggiano i capi di Stato autoritari. Tuttavia, l’Unione Africana e lo stesso ex Presidente USA Barack Obama (di origine kenyota) hanno chiesto di accettare i risultati per non creare disordini che in passato hanno creato più di qualche guaio.

Il confronto con le elezioni del 2013, sintetizzate nell’ultimo articolo del buon Fabbio (dove è possibile reperire tutti gli approfondimenti sul contesto politico kenyota), vede un aumento sia in termini di voti assoluti sia di punti percentuali dei due candidati principali, con Kenyatta che torna nuovamente a vincere al primo turno. Il Presidente uscente, figlio del vecchio Presidente Jomo Kenyatta, è stato accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale (accusa finita in archiviazione per mancanza di prove) per un suo possibile coinvolgimento negli attacchi avvenuti nei confronti degli oppositori di etnie rivali nelle elezioni del 2007, e in particolare nei confronti di quelli di etnia Luo. Odinga, invece, è proprio di etnia Luo, ed era uno sfidante alla violenta tornata elettorale del 2007. Per cui è evidente che tra i due non corre buon sangue.

Odinga, tuttavia, dovrà ancora una volta mettere da parte il sogno di diventare Presidente; il rischio è quello di un’instabilità che può portare a conseguenze più che sanguinose per uno dei Paesi africani che hanno visto, negli ultimi anni, un aumento dello sviluppo, della rilevanza internazionale, e della stabilità (senza scadere nell’eccesso di autoritarismo). Gli scontri post-elettorali, per ora, sono stati durissimi e hanno già portato, per l’opposizione, a oltre un centinaio di vittime.

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