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Precedenti elezioni

Nella Prima Repubblica, Milano vide quasi sempre la Democrazia Cristiana come forza maggioritaria. Non troppo distante si collocava il Partito Comunista Italiano, che solamente nel 1983 riuscì a conquistare il primato cittadino. Forte inoltre la presenza di liberali, repubblicani e soprattutto socialisti. Quest’ultimi (nella versione PSI o PSDI) riuscirono a mantenere la carica di primo cittadino per tutta la Prima Repubblica, quasi sempre in alleanza con la DC tranne un decennio a cavallo degli anni ’70 e ’80 in cui si allearono con il PCI.

All’inizio degli anni ’90 la politica milanese fu rivoluzionata prima dall’ascesa della Lega Nord, che si impose come prima forza cittadina alle elezioni politiche del 1992 e poi da Tangentopoli che colpì duramente la classe politica milanese. Le elezioni comunali del 1993, le prime con l’elezione diretta del sindaco, spazzarono via il Pentapartito al governo della città e portarono la LN a Palazzo Marino con Marco Formentini (LN).

Questa svolta a destra fu ulteriormente rafforzata dalla discesa in campo del milanese Berlusconi, facendo di Milano una delle roccaforti del Centrodestra. Nel 1997, la rottura tra la Lega Nord e il Centrodestra portò ad una corsa in solitaria del sindaco uscente Formentini (LN) che non riuscendo a replicare il successo di quattro anni primi finì escluso dal ballottaggio. Il secondo turno vide poi una vittoria agevole per Gabriele Albertini (FI) sostenuto dal Centrodestra. Albertini venne riconfermato nel 2001 con un’ampia vittoria superando già al primo turno il 57% dei voti.

Ora daremo uno sguardo più approfondito agli ultimi tre appuntamenti elettorali.

2006: il Centrodestra si conferma a fatica

Figura 1

Nel 2006, il sindaco uscente Albertini (FI) sta concludendo il suo secondo mandato e non può ricandidarsi. Il Centrodestra sceglie quindi Letizia Moratti (FI), ministra uscente dell’Istruzione nel Governo Berlusconi, per cercare la riconferma. A livello nazionale l’opinione comune è che il Centrodestra sia destinato a perdere le imminenti elezioni politiche (finiranno in un sostanziale pareggio) e una sconfitta anche nella roccaforte milanese sarebbe un ulteriore smacco per il Centrodestra. Il Centrosinistra tenta l’impresa con l’ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante (Ind). Il recupero di consenso da parte del Centrodestra nazionale si riflette anche a Milano dove alla fine Moratti riesce a prevalere con cinque punti di vantaggio.

Nella Figura 1, vediamo che il Centrodestra ha la sua zona principale di forza nel Centro storico mentre nei quartieri periferici i risultati sono più variegati e lasciano al Centrosinistra spazi per prevalere nella parte nord della città.

2011: il Centrosinistra espugna la roccaforte del Centrodestra

Figura 2

Le successive elezioni si svolgono in un anno molto favorevole al Centrosinistra. L’obiettivo è quello di strappare Milano al Centrodestra che si affida nuovamente alla sindaca uscente Moratti (PdL). Per determinare chi sfiderà Moratti, il Centrosinistra organizza delle primarie di coalizione che vengono vinte a sorpresa dall’ex deputato di Rifondazione Comunista, Giuliano Pisapia (Ind). L’asse della coalizione si sposta quindi nettamente a sinistra ma questo non spaventa l’elettorato tradizionalmente moderato del capoluogo lombardo. Infatti già al primo turno Pisapia risulta in testa con un ampio margine che viene confermato al ballottaggio. Per la prima volta nella Seconda Repubblica, il Centrosinistra riesce a conquistare la guida di Palazzo Marino.

La vittoria del Centrosinistra si manifesta (Figura 2) in tutte le zone di Milano sia al primo che al secondo turno. Anche questa volta il Centro storico regala al Centrodestra il suo risultato migliore che non basta a Moratti per prevalere in questa zona. Molto più deciso, invece, il vantaggio di Pisapia nelle zone più periferiche del sud-est della città.

2016: il Centrosinistra si conferma in una sfida molto equilibrata

Figura 3

Se altrove le elezioni del 2016 sono caratterizzate da divisioni nel Centrodestra e forte presenza dei 5 Stelle, a Milano il quadro politico è quello di una classica sfida ad armi pari tra il Centrosinistra, che candida il manager Beppe Sala (Ind), e il Centrodestra, guidato dal manager Stefano Parisi (Ind). Nonostante il clima nazionale non sia ottimo per il Centrosinistra, Sala riesce a chiudere in leggero vantaggio al primo turno ma la quota del 50% è lontana e fuori dal ballottaggio restano i 5 Stelle che, con il loro 10% possono condizionare pesantemente l’esito del secondo turno. Oltretutto in molte altre realtà gli elettorati di Centrodestra e 5 Stelle stanno convergendo al ballottaggio provocando, come a Torino, cocenti sconfitte per il Centrosinistra. A Milano questo fenomeno non si innesca e il risultato del ballottaggio vede Sala prevalere di 3 punti percentuali.

Anche questa volta la vittoria del Centrosinistra si riflette su quasi tutta la città. A sorprendere è il Centro storico che vira nettamente a sinistra e consegna a Sala uno dei suoi risultati migliori. Decisamente più contenuto il vantaggio nei quartieri fuori dal centro con alcune eccezioni tra cui la Zona 3.

La riconferma del Centrosinistra in un anno per niente favorevole lascia abbastanza perplessi considerando la storia della città. Ma come vedremo nella prossima pagina, è il frutto di una grande trasformazione politica che il capoluogo lombardo ha subito negli ultimi anni.

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