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Elezioni regionali 2020: l’Emilia-Romagna: è ancora regione rossa? L’analisi e il pronostico BiDiMedia

Le elezioni regionali più recenti

L’Emilia-Romagna è storicamente considerata la regione “rossa” per eccellenza dove il Partito Comunista Italiano, e successivamente il Centrosinistra, non solo era egemone nei consensi elettorali ma era riuscito a creare un sistema che pervadeva la società e vedeva il partito, e poi i suoi successori, come una vera e propria istituzione. Non bisogna quindi stupirsi che anche in tempi più recenti la regione sia stata sempre guidata dal Centrosinistra. Per avere, però, un quadro più preciso della situazione politica regionale andiamo a commentare più nel dettaglio le ultime tre elezioni regionali.

2005: Emilia rossa

Figura 1

Il 2005 fu l’annus horribilis del Centrodestra guidato allora da Silvio Berlusconi. La tornata generale di elezioni regionali (allora si votava in 14 delle 15 regioni a statuto ordinario), fu una Caporetto con il Centrosinistra vittorioso in tutte le regioni meno Lombardia e Veneto. In Emilia-Romagna il presidente uscente Vasco Errani (DS) fu rieletto battendo il candidato del Centrodestra di quasi 30 punti percentuali. Come si può vedere nella Figura 1, il dominio del Centrosinistra sul territorio fu pressoché assoluto lasciando prevalere l’avversario solo nella provincia di Piacenza e in pochi altri comuni.

2010: avanza il Cdx

Figura 2

Il 2010 fu invece una tornata più favorevole al Centrodestra che riuscì a riconquistare molte delle regioni perse cinque anni prima. In Emilia-Romagna il presidente uscente Errani (PD) risultò rieletto per la terza volta con un vantaggio più contenuto, seppur consistente, di circa 15 punti percentuali. Si presentò per la prima volta anche il Movimento 5 Stelle che ottenne un notevole 7%. Dalla Figura 2, possiamo osservare come il dominio territoriale del Centrosinistra fosse ancora forte, ma lasciando spazi di successo al Centrodestra tra le province di Piacenza e Parma, nelle zone appenniniche di Modena e della Romagna e in alcune zone della bassa emiliana.

Regionali ’14, una tornata anomala

Figura 3

Le successive elezioni regionali si tennero nel novembre 2014, anticipate di sei mesi per le dimissioni di Vasco Errani (PD) condannato in appello per falso ideologico ma poi assolto con formula piena due anni dopo. Per la sua successione fu scelto l’allora consigliere regionale Stefano Bonaccini (PD) che sconfisse l’avversario del Centrodestra Fabbri (Lega) con circa 20 punti percentuali di distacco.

Il risultato, indubbiamente positivo, fu oscurato mediaticamente da alcuni fattori. In primo luogo, l’affluenza crollò di circa 30 punti percentuali portandosi ad un desolante 37%. Probabilmente dietro a questo brusco calo si celavano il poco risalto mediatico per un voto regionale scarsamente contendibile e “isolato” in novembre ma anche una certa disaffezione verso il Centrosinistra per lo scandalo “Terremerse” in cui era coinvolto lo stesso Errani. Secondariamente, il Centrosinistra non riuscì a superare la soglia psicologica del 50% in un anno molto favorevole, pochi mesi dopo lo storico successo del PD di Renzi alle Elezioni europee. A questo contribuì anche il risultato del MoVimento 5 Stelle (13%) e della Sinistra (4%) che decise di correre da sola. Infine, la Lega Nord risultò a sorpresa la prima forza della coalizione di Centrodestra raggiungendo quasi il 20% dei voti.

Da un punto di vista territoriale, nella Figura 3, possiamo vedere che la maggior parte dei comuni fu vinta nuovamente dal Centrosinistra con ampie percentuali. Tuttavia, il Centrodestra riuscì a rafforzarsi in alcune zone, in particolare nella bassa modenese e nella provincia di Ferrara.

Di fronte a questi precedenti, la sfida in Emilia-Romagna dovrebbe sembrare scontata ma i risultati delle ultime elezioni politiche ed europee hanno mostrato una regione più contendibile, tanto che molti commentatori hanno cominciato a mettere in discussione il suo status di Regione “rossa”. Nel nostro primo approfondimento cercheremo di analizzare dettagliatamente i rapporti di forza tra Centrodestra e Centrosinistra per capire se l’Emilia-Romagna può ancora essere considerata una regione “rossa” oppure no.

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