Il Partido Socialista Obrero Español, PSOE, è stato fondato nel 1879 da Pablo Iglesias Posse, cosa che lo rende il più vecchio partito spagnolo, ed è la principale forza di centrosinistra nel paese. Alla guida c’è Pedro Sánchez.
Il PSOE è stato al governo per un periodo più lungo di qualsiasi altro partito politico nella moderna Spagna democratica: dal 1982 al 1996 con Felipe González, dal 2004 al 2011 con José Luis Rodríguez Zapatero e attualmente dal 2018 con Pedro Sánchez.
L’accordo in Andalusia ha dato la possibilità a Sánchez di proporsi come colui che poteva fermare l’avanzata della destra e dell’estrema destra. La decisione poi degli indipendentisti catalani di bocciare il bilancio e portare così il paese a elezioni anticipate ha fatto sì che non apparisse come un leader debole che ha ceduto alle richieste che provenivano da Barcellona.
Sánchez ha cercato di inquadrale lo scenario politico come una lotta tra la “Spagna in bianco e quella in nero”, dove i cattivi sono PP, Cs e VOX e il buono è il suo governo progressista, femminista e filoeuropeo.
“Ci sono tre destre in Spagna con un unico obiettivo: l’involuzione. Diciamo No. È il momento di mobilitarsi”.
Il leader Socialista è riuscito così a occupare sia lo spazio a sinistra sia quello al centro. Inoltre, le divisioni degli altri e l’ottimo risultato nei sondaggi hanno creato un vero e proprio momentum per il PSOE.
Partido Popular
Il Partido Popular, PP, è invece il principale partito di centrodestra. È nato nel 1989 come mix eterogeneo, mettendo insieme un conservatorismo classico, una buona dosa di liberismo economico e l’eredità del franchismo. È sempre stato un partito strutturalmente ambiguo, ma che grazie al suo essere onnicomprensivo dominava il campo politico a destra.
Tutto questo è però finito con la fine politica di Marjano Rajoy. Il suo successore, Pablo Casado, ha scelto di posizionare il partito chiaramente a destra. Prendendo atto del fatto che in uno scenario sempre più frammentato un partito politico largo tende a non funzionare, ha deciso di trasformare il PP in una forza identitaria e con tratti populisti.
Il suo stile è molto più conflittuale di quello di Rajoy, così come la sua retorica. Ed è molto distante dall’approccio tecnocratico dell’ex primo ministro che puntava ad evitare le fratture ideologiche in stile merkeliano. Ad esempio, contro gli indipendentisti catalani ha proposto un controllo diretto per sempre di Madrid sulla Catalogna. Si è poi detto parzialmente contrario all’aborto e ha chiesto di abolire una legge del 2010 che ha semplificato le procedure per abortire. Per quanto riguarda l’economia, si è detto è a favore di tagli fiscali aggressivi, che metterebbero i pericolo l’attuale welfare state spagnolo. Ha poi impresso una svolta securitaria al partito e ha flirtato con la retorica nazionalista della guerra culturale.
Ciudadanos
Ciudadanos, C’s, è il secondo partito di centrodestra della Spagna ed è stato fondato 14 anni fa. Al Parlamento Europeo si trova nell’ALDE, il gruppo dei liberali. Alla guida c’è Albert Rivera.
C’s nasce come un partito liberale, liberista, riformista e antipopulista. L’idea alla base era di andare a occupare lo spazio politico tra il PSOE e il PP, posizionandosi al centro. Ma negli ultimi mesi molto è cambiato. Rivera ha fatto lo stesso ragionamento di Casado, in qualche modo. Preso atto dei limiti del porsi al centro e del fatto che la politica sta andando a destra in tutto il mondo, ha deciso di riposizionare C’s.
La decisione di accettare i voti di VOX, seppur indirettamente, in Andalusia è stata la svolta definitiva. Ed è stata suggellata dalla manifestazione in Plaza Colón dove il PP, Ciudadanos e Vox hanno chiamato i loro sostenitori a manifestare per le strade di Madrid contro Sánchez. In quell’occasione, Rivera si è anche fatto fotografare con gli altri leader della desta spagnola.
Ma secondo i sondaggi, la scelta sembra non aver pagato. È infatti da mesi in calo continuo. E del partito antipopulista e moderato è rimasto poco.
“Lo spazio di Ciudadanos dopo il salto nazionale ruotava intorno ai valori costituzionali, ai diritti civili e all’europeismo. Tutto ciò è saltato con l’accordo a tre andaluso e la manifestazione nazionalista in in Plaza Colón”, ha scritto Raúl Conde su El Mundo. “Il dramma di Rivera non è basato sull’incomprensione cainita del liberalismo, ma sul suo rifiuto di occupare il centro e assumere il ruolo assegnatogli dalla storia. Puoi avere tre milioni di voti o rimanere nel mezzo”.
Unidos Podemos
Unidos Podemos, UP, è un’alleanza formata nel maggio 2016 da Podemos, Izquierda Unida, Equo e altre formazioni di sinistra. Il suo leader è Pablo Iglesias Turrión. Si rifà al socialismo democratico, all’opposizione all’austerity e al populismo di sinistra.
Podemos non arriva particolarmente in forma a queste elezioni. Se per un certo periodo sembrava potesse conquistare l’egemonia della sinistra spagnola, ora si limita a occupare lo spazio a sinistra del PSOE. A gennaio in particolar modo c’è stato un durissimo scontro.
“Alle 10 della mattina del 17 gennaio, Podemos è esploso”, ha scritto il País.
Da una parte c’era Pablo Iglesias, segretario generale e capo della corrente pablista, e dall’altra Íñigo Errejón, segretario politico e capo della corrente errejonista. Dopo anni di problemi e due visione diverse su come costruire un partito di sinistra a far detonare la situazione è stata la strategia da utilizzare nella campagna elettorale per il nuovo presidente della Comunità autonoma di Madrid.
VOX
VOX è un partito di estrema destra fondato da Santiago Abascal nel 2013. Tra i fondatori c’erano dei membri del Partito Popolare, che lo ritenevano incapace di difendere gli interessi nazionali e di essere troppo morbido verso le istanze separatiste di baschi e catalani.
Dal punto di vista programmatico, VOX è un partito nazionalista e liberista. Si oppone al femminismo, all’aborto e ai diritti LGBT. Non è contro le unioni omosessuali, ma è contrario a definirle “matrimoni”. Si batte poi per un rafforzamento dell’autorità di Madrid ed è contrario all’autonomia concessa nel tempo alle comunità basche e catalane.
Fino a pochi mesi fa la Spagna sembrava immune ai partiti di estrema destra. Ed era l’unico caso europeo. Si pensava che VOX sarebbe rimasto un piccolo partito minoritario. Ma come detto le elezioni in Andalusia sono state un vero e proprio terremoto politico.
Uno studio di El País ha dimostrato che esiste un legame tra la presenza di immigrati e la percentuale di persone che hanno votato per Vox in Andalusia. Avvicinandosi alle coste aumentava il consenso per il partito di estrema destra. Uno dei punti centrali di Vox è infatti il contrasto all’immigrazione, che porta alla “distruzione dell’unità territoriale della Nazione e della sua sovranità”.
Nella prossima pagina, i sondaggi e le probabilità di (non) vittoria. Prosegui la lettura.
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