Il principale effetto, come ovvio, è il fatto che il Congresso o le legislature statali diventano meno rappresentative. Questo solleva importanti domande sulla legittimità di un sistema democratico, indipendentemente da quale partito si sostenga. Si può ancora considerare democratico un sistema in cui chi vince la maggioranza dei voti, ottiene meno della metà dei parlamentari?
Il secondo effetto è l’alterazione della competitività dei seggi. Spesso infatti i distretti sono stati ridisegnati per favorire gli incumbent, cioè coloro che controllavano il distretto. In California dal 2000 al 2010 con elezioni ogni due anni su oltre 50 distretti si verificò solo un passaggio di un distretto da un partito all’altro. Nel 2000, subito dopo il censimento, infatti questi vennero ridisegnati sia dai democratici sia dai repubblicani per garantire la vittoria dei loro deputati. Nel 2010 con un referendum, i californiani diedero il potere a una Commissione apposita e indipendente di creare dei nuovi distretti maggiormente competitivi. Al momento, per le elezioni di quest’anno, i distretti in bilico sono tra i 10 e i 15.
Un altro effetto sono i maggiori costi che devono affrontare i candidati. Se i distretti sono già difficilmente conquistabili e magari distribuiti su grandi zone, perché lunghi e stretti, costringono i candidati a investire molto più denaro. I costi per le pubblicità possono crescere enormemente, perché bisogna acquistare spazi pubblicitari su diversi canali per riuscire a raggiungere tutti gli elettori. A questo segue che i candidati diventano maggiormente dipendenti del denaro e di chi li finanzia, andando anche in questo caso a mettere a rischio la democraticità del sistema.
Tra gli effetti c’è anche una maggiore polarizzazione dei candidati, che tendono a diventare più estremi. Se il distretto è competitivo e quindi bisogna ottenere voti sia conservatori che progressisti, il candidato dovrà adottare posizioni moderate e ragionevoli. Se i distretti garantiscono la vittoria indipendentemente dalle idee o dalle proposte, i candidati possono fare anche proposte folli o estremiste, sapendo che tanto vinceranno. I candidati del Tea Party movement, molto conservatori, negli ultimi anni si sono affermati nella politica statunitensi proprio andando a farsi eleggere in distretti dove i repubblicani erano sicuri di vincere.
Sostieni Sondaggi Bidimedia!
Puoi farlo nei modi che ti descriviamo in seguito… E, se puoi, disattiva il tuo ad-blocker, grazie!
Modalità preferita: donazione tramite bonifico tramite al conto dell’Associazione Bidimedia
Conto di BIDIMEDIA
IBAN IT65F0623012782000036505055
Fai una donazione tramite PayPal
Sondaggi BiDiMedia è un sito nato nel 2010. Se vi piace e siete contenti del nostro servizio gratuito potete farci una piccola donazione. Anche di pochi euro. Grazie a chi ci permetterà di crescere sempre di più cliccando sul banner “Dona con PayPal”!
Offrici un caffé con
Ko-fi
Ci leggi da tanto tempo? Ci hai appena scoperti? In entrambi i casi, se ti piace il nostro lavoro, puoi contribuire alla nostra sopravvivenza donandoci anche solo un piccolo caffè. Grazie!
Tramite Ko-fi puoi fare una micro-donazione ed essere sicuro che essa finanzierà interamente Sondaggi Bidimedia, senza percentuali di intermediazione.
Fai i tuoi acquisti cliccando sui banner
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.