Ci sono due tipi di soluzioni, una politica e una giudiziaria.
La via politica per porre fine al gerrymandering è vincere i governatori e le legislature locali per poi ridisegnare i distretti in modo non strumentale. Il problema principale in questo caso è che se il partito avversario ha alterato anche i distretti statali, vincere le assemblee statali è difficile o addirittura impossibile, a meno di non avere vantaggi medi a doppia cifra. I democratici comunque si stanno organizzando da mesi per tentare questa via. Nel 2020, dopo il censimento, saranno tantissimi gli Stati ad aggiornare i distretti e se controlleranno le assemblee statali potranno porre fine a questa situazione.
La via giudiziaria invece si divide in due sotto casi. Si può provare infatti a ricorrere alla Corte Suprema statale o a quella degli Stati Uniti. Partiamo dal secondo caso.
Dopo un caso di gerrymandering in Pennsylvania nel 2000, alcuni elettori democratici ricorsero alla Corte Suprema dicendo che il disegno dei collegi violava l’articolo I della Costituzione statunitense e il 14° emendamento. Nella sentenza, conosciuta come Vieth v. Jubelirer, i giudici supremi, cinque a quattro, hanno però stabilito che non potevano giudicare il caso in quanto non esiste uno standard per stabilire quando c’è un caso di gerrymandering o no.
Quest’anno a giugno la Corte Suprema ha deciso la stessa cosa in altri due casi: Wisconsin e Maryland.
Per quanto riguarda il Wisconsin a presentare l’esposto Gill v. Whitford è stato un gruppo di elettori democratici che ha chiesto di definire incostituzionale il disegno dei nuovi distretti congressuali disegnati dai deputati statali repubblicani. Secondo la Corte, i querelanti non sono stati in grado di dimostrare di essere stati danneggiati dalle nuove mappe e quindi ha rimandato il caso dinanzi ad una corte di livello più basso che avrà possibilità di valutare meglio l’esposto.
Per il Maryland, la causa era stata avviata dai repubblicani, che sostenevano che ridisegno della mappa di un collegio effettuato dai democratici era incostituzionale, in quanto diluiva il potere elettorale dei repubblicani ed aiutava i democratici a prendere il controllo del seggio finora tenuto dai repubblicani. Nella decisione, conosciuta come Benisek v. Lamone, la Corte ha dato ragione alla decisione di una corte minore sul non prendere provvedimenti contro la nuova mappa.
C’è poi invece un altro caso, tutt’ora in corso, che coinvolge parzialmente la Corte Suprema.
A fine agosto, tre giudici federali della North Carolina hanno dichiarato che i distretti attuali sono stati creati per favorire incostituzionalmente i repubblicani sui democratici e che quindi è necessario rivederli subito dopo le elezioni di novembre, vista l’impossibilità di disegnarli prima.
Questa decisione è stata l’episodio finale di una lunghissima saga. Nel 2011, infatti, una corte federale aveva già definito incostituzionali i precedenti distretti congressuali. La legislatura statale in risposta aveva allora approvato un piano per mantenere sostanzialmente gli stessi distretti. I querelanti avevano allora fatto ricorso.
La questione è andata davanti alla Corte Suprema che aveva chiesto ai giudici federali della North Carolina di rivedere la propria decisione alla luce dei precedenti che erano stati stabili, che come si è spiegato, dicono che non esistono degli standard per giudicare illegali le mappe.
Ma il giudice James A. Wynn Jr. del 4 Circuito della Corte di Appello Federale degli Stati Uniti, che ha scritto la sentenza di quest’anno, ha dichiarato che invece lo standard legale in questo caso esiste ed ha ribadito la decisione.
Wynn ha infatti spiegato che il caso della North Carolina è diverso rispetto agli altri su cui ha deciso la Corte Suprema in quanto l’intento, specificamente espresso dai legislatori statali, era quello di aiutare uno dei due partiti. “Io penso che eleggere i repubblicani sia meglio che eleggere i democratici”, aveva ad esempio detto David Lewis, un esponente repubblicano dell’Assemblea Generale della North Carolina, rivolgendosi ai suoi colleghi quando hanno approvato l’ultima mappa nel 2016. “Quindi ho disegnato questa mappa per aiutare ciò che penso sia meglio per il nostro Paese”.
Lewis aveva anche detto: “Io propongo di approvare delle mappe che diano un vantaggio di 10 a 3 per i repubblicani, ma solo perché è tecnicamente impossibile disegnare mappe che diano un vantaggio di 11 a 2”. Nel 2016 successe esattamente questo: i repubblicani vinsero 10 seggi su 13, nonostante avessero ottenuto solo il 53% dei voti.
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