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Elezioni USA – Alle primarie democratici e repubblicani diventano più simili alle loro basi elettorali

Il partito democratico quindi sta cambiando. Ma non tanto nel fatto che sta diventando più progressista. La spinta a sinistra è stata già potentissima nel 2016, proprio grazie a Sanders. E infatti anche i cosiddetti moderati o centristi del partito, che tendenzialmente corrono in stati repubblicani, hanno un programma di sinistra, ovviamente nell’accezione americana. Quindi tutti, anche se in misura diversa, propongono l’assistenza sanitaria, maggiori tasse sui più ricchi, protezione dei migranti, aiuti alle minoranze, piani infrastrutturali, riforme del sistema penale e via così. Il Senatore della West Virginia, stato vinto per 30 punti da Trump, Joe Manchin III ha mandato in onda questa settimana uno spot in cui spara letteralmente contro un bersaglio, dove è appesa una proposta del suo avversario per diminuire l’assistenza sanitaria.

Certamente anche l’establishment ha segnato importanti vittorie. Il caso che rende meglio l’idea è stato quello di Andrew Cuomo contro Cynthia Nixon nello stato di New York. Il governatore Cuomo si è infatti guadagnato venerdì la nomination per un terzo mandato, sconfiggendo Nixon, la candidata progressista. Anche la vittoria di Richard Neal, uno dei deputati democratici più conservatori, nel 1° distretto del Massachusetts contro Tahirah Amatul-Wadud è uno di questi casi.

Ma comunque quest’anno ci saranno più donne che mai nella storia degli Stati Uniti candidate per posizioni federali o statali, appartenenti alle minoranze ispaniche e afroamericane, come Andre Gillum in Florida, le prime donne mussulmane, alcune delle quasi saranno certamente elette, come Rashida Tlaib, le prime candidate transgender, come Christine Hallquist in Vermont, e molti candidati giovani e liberal, come Beto O’Rourke in Texas. I democratici statunitensi stanno quindi cambiando, diventando più simili al loro elettorato.