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I partiti politici svizzeri e la “formula magica”

Nell’800 il panorama politico svizzero ero dominato dalla cosiddetta “sinistra radicale”, che oggi definiremmo liberali di centrodestra, cosi’ detta in quanto si contrapponeva ai liberalconservatori (chiamati liberali di centro) e alla destra cattolica ed evangelica.  I 7 componenti del Consiglio Federale svizzero appartenevano tutti alla “sinistra radicale”.  Nel 1891 per la prima volta fu eletto al Consiglio Federale un rappresentante cristiano-conservatore.  Nel 1896 la “Sinistra Radicale” si trasformò nel Partito Liberale Svizzero e la destra cattolica nel Partito Cristiano Popolare / Partito Popolare Democratico. Nel 1911 il Partito Socialdemocratico divenne il secondo partito del paese dietro ai liberali, pur ottenendo meno seggi dei democristiani.  Nel 1919, a causa della notevole calo di consensi dei liberali fu deciso di aumentare da 1 a 2 il numero di consiglieri federali democristiani.  Nel 1928 i socialdemocratici divennero il primo partito del paese, ma con meno seggi rispetto ai liberali.  I partiti “borghesi”, seppur indeboliti, mantennero il controllo del Consiglio Federale. La maggioranza di governo fu allargata ai nazionalconservatori del “Partito degli Agricoltori, Artigiani e Indipendenti” che ottennero un seggio nel Consiglio Federale a scapito dei liberali. Nelle elezioni del 1943 i socialdemocratici ottenero la maggioranza relativa dei seggi nel Consiglio Nazionale. A quel punto cadde la “conventio ad excludendum” contro di loro ed ottennero un rappresentante nel Consiglio Federale, riducendo a 3 il numero dei consiglieri liberali. Nel 1954 i socialdemocratici furono nuovamente esclusi dal Consiglio Federale. Questo provocò una crisi politica che si risolse dopo le elezioni del 1959 con la creazione della cosiddetta “formula magica“.  Il Consiglio Federale sarebbe stato suddiviso in proporzione al numero dei parlamentari al Consiglio Nazionale dei quattro partiti principali, quindi 2 consiglieri ciascuno per socialisti, liberali e democristiani, e 1 per i nazionalconservatori.  La Svizzera avrebbe avuto così un governo praticamente privo di opposizione, un  sistema “consociativo” che prevedeva che ogni decisione del governo fosse presa di comune accordo tra i maggiori partiti.  Questo equilibrio di governo rimase invariato per oltre 40 anni.

Nel 1971 i nazionalconservatori fomarono il Partito Popolare Svizzero/Unione Democratica di Centro (SVP/UDC).  Negli anni ’90 ai vertici del partito arrivò Christoph Blocher, personaggio controverso e carismatico,  politicamente “scorretto”, esponente dell’ala destra del partito,  da un lato economicamente liberista, dall’altro politicamente isolazionista, fortemente euroscettica e xenofoba.  Sotto la guida di Blocher il partito accrebbe notevolmente il suo consenso, tanto che nelle elezioni del 2003 superò i socialisti e divenne il primo partito del paese.   A quel punto la formula magica fu spezzata: l’SVP/UDC  ottenne un secondo seggio al Consiglio Federale, togliendo ai democristiani,  facendo eleggere consigliere lo stesso Blocher. Era l’inizio della “seconda formula magica”.

Negli anni successivi Blocher spostò a destra l’azione del governo svizzero, tra l’altro appoggiando iniziative popolari estremamente discusse come il referendum sui minareti, tanto che nel 2007 il parlamento lo estromesse dal Consiglio Federale sostituendolo con la sua collega di partito Eveline Widmer-Schlumpf. Nel 2008 l’ala moderata dell’SVP/UDC si scisse dal partito, formando il Partito Borghese Democratico, a cui aderirono i due consiglieri federali dell’SVP/UDC, i quali furono tuttavia in seguito rimpiazzati da esponenti dell’SPV/UDC, ripristinando la “seconda formula magica”.

 

 

 

Nelle prossime pagine, i risultati delle elezioni del 2015, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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