Elezioni parlamentari previste entro luglio. Entro il prossimo 11 luglio devono essere rinnovati i 101 deputati del parlamento nazionale. La presidente Maia Sandu, forte della vittoria nelle elezioni presidenziali dello scorso 3 novembre dove è stata confermata per un secondo mandato, spera che il suo partito, il Partito di Azione e Solidarietà (PAS, liberali di centrodestra europeisti) confermi la maggioranza assoluta dei seggi ottenuta nel 2021. L’impresa è abbastanza difficile. Come si è visto nelle scorse elezioni presidenziali e soprattutto nel referendum per modificare la costituzione in senso europeista, buona parte della popolazione moldava è succube della propaganda filorussa, tanto che il referendum è stato vinto solo grazie al voto dei moldavi residenti all’estero. Anche stavolta gli espatriati potrebbero fare la differenza votando in massa per il partito della presidente Sandu. L’opposizione è divisa in varie formazioni politiche, in gran parte filorusse, come il Partito Socialista della Repubblica di Moldavia (PSRM), il partito SOR, creato dall’uomo d’affari Ilan Shor (accusato di bancarotta fraudolenta e di avere rapporti con la malavita russa), o il Partito Nostro, veicolo elettorale di un altro imprenditore filorusso Renato Usatîi. Nel caso mancasse di poco la maggioranza assoluta dei seggi, il PAS potrebbe accordarsi con il MAN, nuova formazione politica di centrosinistra creata dal sindaco di Chișinău, Ion Ceban. Se invece le elezioni portassero ad una maggioranza parlamentare ostile alla presidente Sandu, quest’ultima sarebbe costrette a chiedere ad un esponente dell’opposizione filorussa di formare il governo.
BOLIVIA
Elezioni parlamentari e presidenziali del 17 agosto. Quando i boliviani sono andati alle urne l’ultima volta nel 2020, hanno eletto Luis Arce, un moderato del partito di sinistra Movimento per il socialismo (MAS). Molti boliviani speravano che avrebbe calmato la Bolivia dopo la difficile conclusione della presidenza del suo mentore Evo Morales, la prima persona di origine indigena ad essere eletta presidente della Bolivia. Morales è stato eletto per la prima volta nel 2005 ed è rimasto in carica per i successivi quattordici anni nonostante il divieto per un presidente di servire per più di due mandati . Alla fine si è dimesso dalla presidenza nel 2019 di fronte alle proteste di massa per le accuse di aver vinto il suo quarto mandato in maniera fraudolenta. È seguita una instabile presidenza ad interim e un tentativo di presa di potere da parte della destra conservatrice fino alla vittoria elettorale di Arce. Sebbene fosse stato ministro delle finanze di Morales per dodici anni, i rapporti tra Arce e Morales sono rapidamente deteriorati una volta che Arce è andato al potere. Il partito MAS si è spaccato in due fazioni, una pro-Arce e una pro-Morales; quest’ultima lo scorso annno ha organizzato proteste antigovernative che sono diventate violente. Pochi mesi fa, una corte boliviana ha impedito a Morales di candidarsi di nuovo alla presidenza perché ha già servito due mandati. Arce può candidarsi di nuovo, ma è profondamente impopolare. La crescita economica è rallentata , la povertà sta aumentando e Morales e altri lo hanno accusato di aver organizzato un “auto-golpe” questa estate nel tentativo di riguadagnare il favore del pubblico. Se Morales non potesse candidarsi, la sua fazione proporrà la candidatura del presidente del Senato, Andrónico Rodríguez il quale è un suo fedelissimo. Con il partito MAS diviso contro se stesso, la domanda è se uno degli altri partiti politici della Bolivia possa presentare un candidato convincente che possa sconfiggere Morales e governare efficacemente, se ne avrà la possibilità. Al momento uno dei possibili candidati più popolari è Manfred Reyes Villa, sindaco di Cochabamba, che tuttavia è già stato sconfitto due volte alle elezioni, nel 2002 e nel 2009 dallo stesso Morales. Un altro è l’ex presidente Jorge Quiroga, anch’esso esponente politico di centrodestra come Reyes Villa, ma non è detto che altri candidati salgano alla ribalta del consenso popolare prima delle elezioni.
NORVEGIA
Elezioni parlamentari dell’8 settembre. La Norvegia potrebbe essere il prossimo paese europeo (pur non facendo parte della UE) a ritrovarsi con un primo ministro esponente di un partito di estrema destra dopo le elezioni parlamentari previste per il prossimo 8 settembre. L’attuale governo di centrosinistra, guidato dal primo ministro laburista Jonas Gahr Støre, è un governo di minoranza, formato dal Partito Laburista e dal Partito di Centro, con l’appoggio esterno del Partito della Sinistra Socialista ed è molto indietro nei sondaggi, che invece vedono in testa il Partito Conservatore e il Partito del Progresso, che a dispetto del nome è una formazione di destra populista. In passato i conservatori hanno guidato governi con l’appoggio esterno del Partito del Progresso, ma stavolta se quest’ultimo arrivasse in testa, la suo leader, Sylvi Listhauge, potrebbe chiedere la guida del governo. I conservatori si troverebbero quindi costretti a decidere se diventare gli alleati minori di un governo guidato dalla destra populista o fare un accordo con i laburisti per tenerla all’opposizione.
CANADA
Elezioni federali entro e non oltre il 20 ottobre . Un anno dopo aver visto gli USA scegliere un nuovo leader, i canadesi avranno la possibilità di fare lo stesso. Il primo ministro Justin Trudeau, in carica dal 2015 e in grave crisi di consensi, si è dimesso da leader del Partito Liberale e si dimetterà dalla carica di capo di governo una volta che il suo partito avrà trovato un nuovo leader per sostituirlo. Dopo 10 anni l’elettorato vuole un volto nuovo alla guida del governo. Il crollo della popolarità di Trudeau e stato dovuto anche al fatto che molti elettori credono che il Canada abbia accolto troppi immigrati trascurando i problemi interni. Il più grande beneficiario del calo di popolarità del Partito Liberale è il Partito Conservatore ed in particolare il suo leader Pierre Poilievre, nettamente favorito come prossimo primo ministro dai sondaggi di opinione. Nelle elezioni federali canadesi del 2021, il Partito conservatore aveva ottenuto il maggior numero di voti a livello nazionale. Tuttavia, grazie al sistema elettorale maggioritario uninominale a turno unico, i liberali avevan ottenuto il maggior numero di seggi in parlamento. Trudeau aveva poi fatto un accordo con i socialdemocratici del Nuovo Partito Democratico, terza forza politica del paese, per poter far passare i proprio provvedimenti legislativi in parlamento. Poilievre, originario dell’Alberta, ha attaccato principalmente le politiche di Trudeau ma è rimasto abbastanza vago sulle proprie. Un governo conservatore probabilmente sosterrà tasse più basse e meno regolamentazioni per avvantaggiare le imprese. Uno dei primi problemi che dovrà affrontare il nuovo primo ministro sarà l’ostilità del presidente USA Trump, che ha recentemente minacciato di voler annettere il Canada agli Stati Uniti.
REPUBBLICA CECA
Elezioni parlamentari del 26-27 ottobre. Dopo l’Ungheria e la Slovacchia, anche la Repubblica Ceca potrebbe finire nelle mani di un governo populista filorusso con la possibile ritorno al potere dell’ex primo ministro Andrej Babiš. L’attuale governo di centrodestra europeista, guidato dal primo ministro Petr Fiala è decisamente impopolare e secondo i sondaggi la coalizione di governo è destinata ad avere un pessimo risultato alle prossime elezioni. Ad avvantaggiarsene sarebbe ANO 2011, la formazione politica creata da Babiš come proprio veicolo elettorale. Babiš, che è già stato primo ministro dal 2017 al 2021, inizialmente aveva posizionato ANO 2011 al centro dello schieramento politico, governando assieme ai socialdemocratici. Tuttavia per restare al potere si è spostato verso gli estremi dello spettro politico, non disdegnano l’appoggio dell’estrema sinistra e dell’estrema destra pur di restare al potere. La sua ultima svolta è stato quella di far uscire ANO dall’ALDE e farlo entrare nel gruppo europeo dei “Patrioti per l’Europa”, formato in gran parte da partiti di destra populisti, nazionalisti e filorussi. Se non riuscisse da solo ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento, Babiš potrebbe allearsi in parlamento con Libertà e Democrazia Diretta, un partito di estrema destra con tendenze neofasciste, che al parlamento europeo siede nello stesso gruppo con l’estrema destra tedesca di AfD.
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