A Malta i sondaggi di opinione per queste elezioni sono stati in gran parte effettuati da Malta Today, pubblicazione in lingua inglese che esce due volte a settimana, altri sono stati realizzati per conto di Times of Malta. I sondaggi sono tutti concordi nel dire che il Partito Laburista ha buone possibilità di ottenere nuovamente la maggioranza assoluta dei voti e dei seggi, avvicinandosi al risultato ottenuto nel 2022. Il Partito Nazionalista sembra in leggera risalita di qualche punto rispetto al 41,7% delle precedenti elezioni, ma non abbastanza per mettere a rischio il vantaggio del Partito Laburista. L’alleanza AP+DP sarebbero intorno al 2% delle intenzioni di voti, mentre percentuali ancora piu’ basse andrebbero ai partiti minori, il che significa che nessuno di questi probabilmente otterrà seggi in parlamento.
Una vittoria di Abela consacrerebbe un quarto mandato consecutivo per il Partito Laburista dal 2013, ma il margine di vittoria indicherà se c’è un logoramento della fiducia degli elettori nel governo. Con una vittoria di misura il governo si troverebbe comunque a dover affrontare le questioni strutturali finora eluse: sovraffollamento, transizione energetica e un modello di crescita che deve essere riorientato verso una maggiore sostenibilità.
Una vittoria del PN sarebbe invece una clamorosa inversione di tendenza. Borg dovrebbe però formare un governo con un partito disabituato al potere da oltre un decennio, finanziare proposte ambiziose come la metropolitana da 1,4 miliardi, e farlo in un momento di instabilità internazionale.
Sul piano internazionale, la questione più spinosa resta la neutralità costituzionale nel contesto della guerra in Ucraina. Abela aveva già creato imbarazzo a Bruxelles mettendo in dubbio la possibilità di una vittoria ucraina e dichiarando che “le armi non fermeranno la guerra”. Un Labour confermato continuerebbe su questa linea cauta; un governo PN si avvicinerebbe alle posizioni più “atlantiste” dei partner del PPE. Su energia e migrazione, invece, il risultato delle elezioni avrà un effetto limitato: le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz e i conflitti mediorientali hanno già reso il costo energetico un’emergenza strutturale, mentre i rapporti con l’Italia e la gestione del Mediterraneo rimarranno un dossier aperto per chiunque governerà.
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Ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni parlamentari in Armenia e in Kosovo il prossimo 7 giugno.
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