Sondaggio Ixè: PD a meno di un punto dalla Lega
Novembre 4, 2020
Sondaggio EMG 29 Ottobre: Lega e PD in calo, bene FdI
Novembre 5, 2020

IL GIRAMONDO – Elezioni in Birmania – Il triste tramonto di Aung San Suu Key, “The Lady”, da ostaggio a complice del regime militare

LA STORIA POLITICA

Nelle prima metà del secolo scorso la Birmania era una provincia dell’India Britannica. Negli anni ’30 si svilupparono vari movimenti nazionalisti che chiedevano l’indipendenza del paese, alcuni di ispirazione buddista, altri di ispirazione marxista. Tra questi spiccava il movimento dei “Thakin” (padroni) formato da studenti universitari, guidati da Aung San, che, ispirato dal movimento indipendentista irlandesi Sinn Fein organizzò vari scioperi e dimostrazioni contro il dominio britannico. Nel 1939 Aung San e altri leader Thakin fondarono il Partito Comunista di Birmania. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, molti gruppi nazionalisti sperarono di utilizzare a proprio vantaggio l’avanzata dell’esercito giapponese nel sud-est asiatico per far partire un’insurrezione nazionale. Il governo britannico rispose con una dura repressione, cercando di arrestare Aung San, che fuggì in Cina, dove cerco l’appoggio dei comunisti di Mao Tse Tung. Tuttavia furono i giapponesi a supportare Aung san, organizzando un gruppo armato di esuli birmani, chiamato Esercito per l’Indipendenza della Birmania a cui capo fu messo lo stesso Aung San. Nel 1941, dopo che l’esercito giapponese aveva occupato la Thailandia, le truppe di Aung San furono mandate in territorio birmano, dove nella primavera del 1942, formarono un governo provvisorio guidato da Aung San.  Tuttavia, quando le truppe giapponesi raggiunsero la capitale Rangoon,  fu formato un governo nazionale guidato da Ba Maw, un leader nazionalista considerato più affidabile del marxista Aung San. Nel 1943 fu creato lo Stato della Birmania, di fatto uno stato fantoccio sotto il controllo giapponese, con Ba Maw come capo di governo  e Aung San come suo vice e capo dell’esercito.

Aung San, insofferente del dominio giapponese iniziò a  negoziare in segreto con i gruppi comunisti e socialisti per organizzare una rivolta armata contro l’esercito di occupazione giapponese. Fu creata la Lega Antifascista per la Libertà del Popolo (AFPFL) , che iniziò a prendere contatti con le truppe alleate anglo-americane guidate  da Lord Mountbatten, . Il 27 Marzo 1945 l’esercito birmano diede  il via all’insurrezione e in poche settimane i giapponesi avevano abbandonato il paese.

Le autorità britanniche imposero un governo militare al paese e, preoccupati di una eventuale insurrezione comunista, chiesero di processare Aung San per crimini di guerra. L’ÂFPFL rispose organizzando uno sciopero generale. Il governatore britannico fu costretto a far entrare Aung San e altri leader indipendentisti nel consiglio esecutivo, che iniziò con il governo britannico le trattative per l’indipendenza della Birmania, raggiunta il 27 gennaio 1947 con la creazione dell’Unione della Birmania.  Nelle elezione dell’assemblea costituente l’AFPFL, trasformato in un partito politico socialista, ebbe una vittoria schiacciante.

Il 19 Luglio 1947 Aung San e diversi membri del governo furono assassinati in una congiunta organizzata da un gruppo di politici conservatori birmani, forse d’accordo con una fazione dei servizi segreti britannici. Nuovo premier fu nominato U Nu, compagno di partito di Aung San. Il 4 Gennaio 1948 l’Unione della Birmania  divenne ufficialmente uno stato indipendente.

I primi anni dell’indipendenza birmana furono segnati dalle successive insurrezioni di gruppi comunisti, la maggior parte di ispirazione maoista, mentre vaste aree del nord del paese erano controllate dall’esercito cinese del Kuomintang,  che rimase in Birmania per vari anni anche dopo essere stato sconfitto dei comunisti di Mao in Cina. In quegli anni la Birmania mantenne una posizione strettamente non allineata in politica estera.

Con il passare degli anni l’AFPFL iniziò a dividersi in due fazioni: quella “pulita”, che appoggiava U Nu, e quella “stabile”, che vi si opponeva. Dopo le elezioni del 1956, per mantenersi al governo, U Nu fu costretto a chiedere il supporto dell’opposizione comunista. I militari allora intervennero, costringendo nel 1958 U Nu a dimettersi e a lasciare “ad interim” il posto di primo ministro al comandante dell’esercito Ne Win che organizzò una dura repressione contro i movimenti politici comunisti.  Nel 1906 si tennero nuove elezioni dove la fazione “pulita” dell’AFPFL ottenne la maggioranza assoluta dei seggi e U Nu tornò ad assumere la carica di primo ministro.

La situazione tuttavia non rimase stabile a lungo, a causa dei movimenti separatisti della minoranza Shan e Kachin che richiedevano la secessione delle loro regioni dall’Unione Birmana .  Ne Win approfittò della debolezza del governo per organizzare nel 1962 un nuovo colpo di stato, arrestando U Nu  e  dare vita ad una dittatura militare socialista,  che represse duramente sia i movimenti politici conservatori, che quelli comunisti, che quello separatisti.

Il nuovo stato militare socialista sotto Ne Win divenne presto isolato dal resto del mondo. Fu creato un sistema istituzionale a partito unico, il Partito del Programma Socialista Birmano e furono nazionalizzati commercio e industria. Nel 1974 la Birmania divenne ufficialmente la Repubblica Socialista dell’Unione della Birmania, con Ne Win come presidente.  Vari tentativi di ribellione da parte dei ribelli comunisti e dei gruppi armati organizzati da U Nu furono repressi nel sangue.

Ne Win si ritirò da presidente nel 1981, ma rimase al potere come presidente del partito fino al 1988. Nello stesso anno, a causa della grave crisi economica in cui versava il paese, scoppiarono varie manifestazioni di protesta (la cosiddetta rivolta dell’8888)  in gran parte guidate da gruppi studenteschi, alle quali i militari risposero con la violenza, uccidendo centinaia di manifestanti. Il paese stava scivolando verso la guerra civile. L’8 agosto 1988 le forze armate, sotto il comando del generale Saw Maung, organizzarono un colpo di stato militare, imponendo la legge marziale e accusando il Partito Comunista Birmano di aver organizzato le rivolte. 

La giunta militare al potere decise di cambiare il nome del paese da Birmania a Myanmar,  diede il via ad una Assemblea Costituente per scrivere una nuovo costituzione e organizzò elezioni democratiche multipartitiche per il maggio 1990.  Nelle elezioni, l’opposizione al regime, unita nella Lega Nazionale per la Democrazia (NLD)e guidata da Aung San Suu Kyi, figlia di Aung San, ottenne una vittoria schiacciante.

La giunta militare si rifiutò tuttavia di convocare l’Assemblea e mise Aung San Suu Kyi e altri dirigenti dell’opposizione agli arresti domiciliari. Nel 1991 Aung San Suu Kyi ottenne il Premio Nobel per la Pace per la sua opposizione non-violenta al regime militare. Nel 1992 l’esercito sostituì Saw Maung con il generale Than Shwe.

Than Shwe, a causa delle forte pressioni internazionale e delle pesanti sanzioni economiche  dei paesi occidentali, nel 1995 liberò  Aung San Suu Kyi dagli arresti domiciliari, impedendole tuttavia di lasciare il paese anche quando il marito, che viveva a Londra, si ammaiò di cancro, per poi morire nel 1999. Dal 2000 al 2002 Aung San Suu Kyi fu messa di nuovo agli arresti domiciliari. Nel 2003 fu nuovamente arrestata, assieme a vari dirigenti del suo partito.

Nel frattempo si intensificavano le insurrezioni armate da parte delle minoranze etniche nel nord-est del paese, alle quali l’esercito birmano rispondeva spesso con stragi di civili e gravi violazioni dei diritti umani. Vari tentativi di organizzare un’assemblea costituente fallirono a causa dei gravi contrasti tra il regime e i principali gruppi di opposizione.  Nel 2005 la giunta militare spostò la capitale da Yangon  in una località nel centro del paese, che prese il nome di Naypyidaw Myodaw.

Nel 2007 scoppiarono nuove proteste in tutto il paese, a seguito della decisione del governo di aumentare il prezzo del carburante, duramente represse dal regime. Molte di queste proteste erano state guidate da migliaia di monaci buddisti, l’arresto dei quali irese il regime ancora più inviso alla popolazione. Pochi mesi dopo Thein Sein, appartenente all’ala moderata del regime fu nominato primo ministro.

Nel maggio 2008 il paese fu devastato da un violente ciclone che provocò altre 100mila morti e quasi un milione di senzatetto. Il regime isolazionista della Birmania ritardò di molto le operazioni di soccorso da parte delle Nazioni Unite e della altre organizzazioni internazionali.

Sopraffatto dalle terribili condizioni economiche del paese, dalle sanzioni di USA e UE e dall’avversione della popolazione, il regime cominciò a cedere. Negli anni successivi, vennero attuat varie riforme politiche ed economiche. Aung San Suu Key e altre centinaia di prigionieri politici furono rilasciati, fu garantita una minima libertà di stampa e fu istituita una commissione per  i diritti umani e il dialogo nazionale, con la mediazione dell’allora Segretario di Stato USA Hillary Clinton.  Nel 2010 si svolsero elezioni parlamentari, boicottate dalla NLD, nelle quali il partito di regime, il Partito dell’Unione della Solidarietà e dello Sviluppo (USDP),  ottenne la maggioranza assoluta. Nel 2011 una nuova costituzione cambiò il nome del paese in Repubblica dell’Unione del Myanmar.

Nel 2012 furono tenute delle elezioni suppletive per l’Assemblea dell’Unione,  a cui la NLD partecipò , ottenendo una vittoria schiacciante. Nel 2015 si tennero nuove elezioni parlamentari, dove la NLD confermò il suo enorme supporto popolare, ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le camere del parlamento, sufficiente ad eleggere il Presidente dell’Unione.  Non potendo eleggere alla presidenza Aung San Suu Kyi, dato che la costituzione, vietava la presidenza  che era stato sposato con cittadini stranieri, la NLD elesse Htin Kyaw, uomo di fiducia di Aung San Suu Kyi,  e primo presidente non militare del paese dal 1962. Per Aung San Suu Kyi  nel 2016 fu creato il posto di Consigliere di Stato, di fatto equivalente a quello di Primo Ministro. 

Tuttavia il fatto che il 25% dei membri del parlamento fossero nominati dall’esercito e che vari ministri del governo fossero di nomina del capo dell’esercito, ha limitato notevolmente il potere del governo nazionale e impediva di fatto di ottenere una maggioranza in parlamento tale da modificare la costituzione.

Negli anni successivi il governo di Aung San Suu Kyi si è trovato a subire sempre più pesantemente il potere dei militari, in particolare nella lotta contro i movimenti separatisti del nord-est. 

I militari hanno approfittato dell’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, non particolarmente interessato al rispetto dei diritti umani, e alle difficoltà dell’Unione Europea, per reintrodurre la censura nella stampa, limitare il potere dei sindacati e arrestare vari giornalisti ed esponenti politici, con Aung San Suu Kyi di fatto incapace di opporsi alle loro azioni.  Nel 2017 scoppiarono gravi disordini nella provincia di Rakhine quando la popolazione locale buddista attaccò la minoranza Rohingya , una popolazione mussulmana arrivata dal Bangladesh durante il periodo coloniale britannico, a cui il governo della Birmania non aveva mai concesso la cittadinanza. I militari, invece di difendere i Rohingya attaccarono i loro villaggi,  massacrando centinaia di civili inermi e costringendo centinaia di migliaia di loro a fuggire in Bangladesh, attuando una vera e propria pulizia etnica. Il governo di Aung San Suu Kyi rimase sordo alle richieste che venivano da tutto il mondo per il rispetto dei diritti umani dei Rohingya.

Nel dicembre 2019, Suu Kyi è apparso nella Corte internazionale di giustizia a L’Aia , dove ha difeso i militari birmani contro le accuse di genocidio contro il Rohingya. In un discorso di oltre 3.000 parole, Suu Kyi non ha usato il termine “Rohingya” per descrivere il gruppo etnico. Ha affermato che le accuse di genocidio erano “incomplete e fuorvianti”, sostenendo che la situazione era in realtà una risposta militare birmana agli attacchi di gruppo terroristici islamici. La trasformazione di Suu Kyi da vittima a complice del regime era adesso compiuta.

 

 

Nelle prossime pagine,  i risultati delle precedenti elezioni parlamentari e presidenziali, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

Ti sta piacendo questo articolo? Contribuisci alla sopravvivenza di Bidimedia, donando anche solo pochi euro. Grazie!

 

Sostieni Sondaggi Bidimedia!

Puoi farlo nei modi che ti descriviamo in seguito… E, se puoi, disattiva il tuo ad-blocker, grazie!

Modalità preferita: donazione tramite bonifico tramite al conto dell’Associazione Bidimedia
Conto di BIDIMEDIA
IBAN IT65F0623012782000036505055

Fai una donazione tramite PayPal

Sondaggi BiDiMedia è un sito nato nel 2010. Se vi piace e siete contenti del nostro servizio gratuito potete farci una piccola donazione. Anche di pochi euro. Grazie a chi ci permetterà di crescere sempre di più cliccando sul banner “Dona con PayPal”!

Offrici un caffé con
Ko-fi

Ci leggi da tanto tempo? Ci hai appena scoperti? In entrambi i casi, se ti piace il nostro lavoro, puoi contribuire alla nostra sopravvivenza donandoci anche solo un piccolo caffè. Grazie!

Tramite Ko-fi puoi fare una micro-donazione ed essere sicuro che essa finanzierà interamente Sondaggi Bidimedia, senza percentuali di intermediazione.

Fai i tuoi acquisti cliccando sui banner

In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.

In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.