Gli elettori sloveni sono chiamati il 22 marzo al rinnovo dei 90 seggi dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento di fatto monocamerale Sloveno. E’ l’undicesima volta che gli sloveni eleggono democraticamente il loro parlamento dalla fine del comunismo nei paese della ex-Jugoslavia e la nona dall’indipendenza del paese nel 1992.
Normalmente, le elezioni in Slovenia hanno poca importanza all’estero, date le sue piccole dimensioni e la mancanza di peso economico o geopolitico. Questa volta, tuttavia, il resto d’Europa ha molte ragioni per preoccuparsi del governo che entrerà in carica dopo le elezioni. L’attuale governo di centrosinistra, guidato da Robert Golob e dal suo partito, il Movimento per la Libertà (GS), è destinato, secondo i sondaggi, a perdere la maggioranza in parlamento. Questo potrebbe aprire le porte al ritorno alla guida del governo dell’ex primo ministro conservatore Janez Janša leader del Partito Democratico Sloveno (SDS). Janša, già tre volte primo ministro, propone una linea conservatrice centrata su competitività economica, identità nazionale e valori tradizionali. Il suo stile politico è spesso accostato a quello del premier ungherese Viktor Orbán, e il leader sloveno ha espresso simpatia anche per l’approccio politico dell’ex presidente statunitense Donald Trump.
Sul piano economico, il governo Golob ha mantenuto una relativa stabilità dopo la pandemia, gli shock energetici legati alla guerra in Ucraina e le gravi alluvioni del 2023. Negli ultimi anni la crescita del PIL si è mantenuta tra circa l’1,5% e il 2,4%, mentre l’inflazione è scesa dai picchi dell’8,8% nel 2022 al 2-3%. Il mercato del lavoro resta solido, con una disoccupazione intorno al 4%, tra le più basse dell’UE, e il debito pubblico è sceso verso il 65% del PIL. Tuttavia, la crescita moderata e la limitata produttività alimentano critiche dell’opposizione, che chiede minori imposte sul lavoro, meno burocrazia e maggiori incentivi agli investimenti.
Molte tensioni politiche si concentrano sui servizi pubblici, soprattutto sulla sanità. La carenza di medici, aggravata dalla migrazione di professionisti verso la vicina Austria, contribuisce a lunghi tempi di attesa. Le restrizioni introdotte dal governo per limitare il lavoro dei medici pubblici nelle cliniche private hanno intensificato il dibattito sul futuro del sistema sanitario e sulla capacità dello Stato di fornire servizi efficienti.
Anche i temi sociali e la sicurezza sono diventati centrali nel dibattito elettorale. Le tensioni legate alla minoranza rom e alcuni episodi criminali di grande risonanza hanno alimentato richieste di politiche di ordine pubblico più severe. Parallelamente, il dibattito sul welfare include proposte di criteri più restrittivi per l’accesso ai sussidi. Sull’immigrazione, l’attenzione è rivolta soprattutto ai lavoratori provenienti dai Balcani occidentali, molto presenti nei settori dell’edilizia e dei servizi; i partiti conservatori insistono sull’integrazione linguistica e culturale.
Il panorama politico rimane decisamente frammentato. A sinistra oltre al Movimento per la Libertà di Golob, abbiamo i suoi alleati di governo, cioè i Socialdemocratici (SD) e la sinistra socialista di Levica, che in queste elezioni si presenta alleata con gli ecologisti di Vesna. A destra invece accanto ai conservatori dell’SDS di Janša abbiamo i cristiano-conservatori di Nuova Slovenia – Democrazia cristiana (NSi) che in queste elezioni si presentano alleati ad altri due piccoli partiti di centrodestra. Apparentemente l’ago della bilancia di un possibile nuovo governo potrebbe essere rappresentato dai Democratici (D) un partito moderato di centrodestra guidato da Anže Logar, ex ministro degli esteri ed ex deputato dell’SDS, favorevole alla creazione di un governo centrista. Infine un’ulteriore incognita è rappresentata da Resni.ca, un a formazione di destra populista euroscettica no-vax, che potrebbe rendere più difficile la formazione di una maggioranza di governo in caso entrasse in parlamento.
Le strategie di comunicazione accentuano ulteriormente il divario. Influencer, podcast e contenuti su piattaforme come TikTok diffondono critiche costanti al governo, rafforzando le narrazioni dell’opposizione di destra, mentre i partiti progressisti si affidano ancora in gran parte ai media tradizionali. Un altro fattore che potrebbe risultare decisivo è l’affluenza dato che gli elettori più anziani votano con maggiore regolarità e tendono a preferire i conservatori dell’SDS.
Qualunque sia l’esito, è improbabile che il voto modifichi l’appartenenza della Slovenia all’UE o alla NATO. Tuttavia se Janša tornasse al potere si potrebbe avere un cambiamento di priorità politiche in termini di sicurezza, sovranità e competitività economica, riflettendo una tendenza più ampia osservata in diversi paesi europei. Janša potrebbe tentare, come ha fatto durante il suo precedente governo, di far diventare la Slovenia una “democrazia illiberale”, secondo il modello teorizzato da Viktor Orban e avvicinare politicamente la Slovenia ad altri governi euroscettici e con tendenze autoritarie, non solo quello ungherese di Orban ma anche quello ceco di Andrej Babiš e quello slovacco di Robert Fico.
IL SISTEMA POLITICO – ELETTORALE
La Slovenia è una repubblica democratica rappresentativa parlamentare, basata su di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro e dal Consiglio dei Ministri. Il potere legislativo è esercitato quasi esclusivamente dall’Assemblea Nazionale. Esiste anche un Consiglio Nazionale, formato dai rappresentati delle categorie produttive, ma con poteri molto limitati. Il sistema giudiziario è indipendente.
Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale ogni 5 anni ed ha poteri simili a quelli del Presidente Italiano. L’Assemblea Nazionale è formata da 90 membri, rinnovati ogni 4 anni, 88 dei quali eletti con sistema proporzionale con sbarramento al 4% e due rappresentati delle minoranze Italiana e Ungherese.
Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Slovenia è una cosiddetta “Democrazia Imperfetta”, al livello di paesi tipo Stati Uniti, Cile, Israele e Corea del Sud.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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