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IL GIRAMONDO – Elezioni in Slovenia. Il “piccolo Orban” di Lubiana cerca di tornare al potere

I SONDAGGI E I POSSIBILI SCENARI POST ELETTORALI 

In Slovenia ci sono svariate case sondaggistiche che hanno elaborato sondaggi per queste elezioni.  I dati sono piuttosto diversi da una all’altra soprattutto riguardo ai partiti che riusciranno a superare la soglia di sbarramento per entrare in parlamento. 

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Le intenzioni di voto vedono un crollo di “Svoboda”  del primo ministro Golob, che calerebbe di circa 8-9 punti rispetto alle scorse elezioni, attestandosi intorno al 26% dei voti. C’è da tener conto tuttavia che il trend degli ultimi giorni è in ripresa quindi forse potrebbe avere un risultato migliore dei sondaggi. In testa alle intenzioni di voto potrebbe quindi passare il Partito Democratico (SDS) dell’ex primo ministro Janez Janša dato poco sottol 27%  dei voti, in sensibilerialzo rispetto al 23,5% di quattro anni fa.  Seguirebbero quattro partiti dati intorno all’8% delle intenzioni di voto: i cristiano conservatori dell’NSi (in calo di quasi due punti rispetto alle scorse elezioni), i Socialdemocratici( stabili o in leggero aumento),   la coalizione di sinistra tra Levica e Vesna (in rialzo oltre due punti rispetto alla somma del risultato dei due partiti nel 2022) e infine il nuovo partito dei Democratici. Dovrebbe superare la soglia di sbarramento e quindi entrare in parlamento anche la destra populista No-Vax di Resni.ca. Tutti gli altri partiti dovrebbero rimanere  sotto la soglia di sbarramento, con l’incognita  del Partito dei Pirati e del partito di centrosinistra Prerod che sono dati in crescita in alcuni sondaggi.  In termini di seggi, Svoboda crollerebbe da 41 a 26, SDS sarebbe stabile a 27,  i Socialdemocratici sarebbero stabili a 7, i Democratici ne ottenerebbero 8, NSi sarebbe stabile a 8, La Sinistra+ Vesna salirebbero da 5 a 8 e Resna.ca ne otterrebbe 4. 

Se i risultati saranno questi difficilmente produrranno una maggioranza chiara.  Se  l’SDS confermasse il vantaggio dei sondaggi, Janša potrebbe tentare di costruire una coalizione con partiti conservatori o di centrodestra, in particolare con NSi, i Democratici e Resni.ca  Questo sarebbe lo scenario più lineare dal punto di vista numerico, ma non necessariamente semplice. Il leader dei Democratici Anže Logar preferirebbe evitare di far parte di un governo dominato da Janša a causa della sua leadership polarizzante e delle tensioni politiche che hanno caratterizzato i suoi precedenti governi. Logar non ha fatto mistero che preferirebbe un governo di “larga coalizione” e inoltre potrebbe mettere il veto ad un eventuale ingresso dell’estrema destra di Resni.ca nella maggioranza di governo. Tuttavia, se il vantaggio elettorale dell’SDS fosse ampio, la pressione politica per formare un esecutivo guidato da Janša potrebbe aumentare.

Un governo guidato da Janša potrebbe segnare un sensibile spostamento a livello internazionale della Slovenia, pur restando all’interno delle strutture euro-atlantiche. Ci sarebbe un rafforzamento dei rapporti con governi conservatori europei, soprattutto con Viktor Orbán in Hungary, maggiore enfasi sulla sovranità nazionale nei negoziati europei, un possibile allineamento politico con ambienti conservatori statunitensi vicini a Donald Trump e infine posizioni più critiche verso alcune politiche dell’UE, soprattutto su stato di diritto, migrazione e integrazione politica.

Se invece  Svoboda smentisse i sondaggi e riuscisse ad arrivare in testa, Golob potrebbe cercare di restare al governo. Se non ci fossero tuttavia i numeri, come sembra dai sondaggi, per confermare la presente coalizione di centrosinistra, Golob potrebbe aprire ad un’alleanza centrista con i Democratici di Logar, magari allargata a socialdemocratici e ai cristiano-conservatori di NSi.  Una riconferma di Golob implicherebbe continuità nella linea europea e multilaterale della Slovenia. In questo caso il paese resterebbe fortemente allineato con le politiche dell’UE su energia, clima e sostegno all’Ucraina.

Nel caso che non sia possibile né una maggioranza di centrodestra o di centrosinistra, potrebbe emergere un governo tecnico o di minoranza, sostenuto dall’esterno oppure una “grande coalizione” (soluzione preferita dai Democratici) con l’obiettivo di garantire stabilità. Questa soluzione sarebbe possibile solo in caso in cui Logar rifiutasse di partecipare sia ad un governo con il suo ex alleato Janša sia ad una coalizione progressista troppo ampia.  Uno scenario di compromesso produrrebbe probabilmente una politica estera prudente e poco ideologica, mantenendo l’allineamento con l’UE e la NATO ma con minore capacità di iniziativa politica.

C’è quindi molto in gioco in queste elezioni, sia per  la Slovenia, che per l’Europa nel suo insieme. Janša ha una buona possibilità di tornare al governo come suggerisce la maggior parte dei sondaggi,  tuttavia sia lui che il suo partito non hanno un grosso supporto da parte degli elettori.  Nelle ultime 5 legislature, ogni volta l’arrivo di un nuovo partito politico  ha permesso ai partiti anti-Janša  di formare una coalizione di governo, che tuttavia non è stata sempre duratura dato che ben due volte Janša è riuscito a tornare al potere grazie ad un “ribaltone” delle allenze parlamentari Questa volta a fare la differenza potrebbero essere i Democratici di  Anže Logar. Chi vuole che la Slovenia rimanga una democrazia liberale integrata nell’Europa, può solo sperare che il modello si ripeta anche stavolta. In questo senso, pur trattandosi di un paese relativamente piccolo, l’esito delle elezioni slovene potrebbe riflettere — e in parte alimentare — il più ampio riallineamento politico in corso nel continente europeo.

 

Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.

Ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni parlamentari in Danimarca del 24 marzo e quelle in Ungheria del 12 Aprile.

 

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