La Costituzione Federale Svizzera risale al 1848. In quell’anno furono eliminate tutte le barriere doganali all’interno della Confederazione e si decise di introdurre una moneta unica, il Franco svizzero, che entro in circolazione nel 1852. La Costituzione fu modificata nel 1874, stabilendo la responsabilità federale in materia di difesa, commercio e questioni legali, lasciando tutte le altre questioni ai governi cantonali. Da allora, e per gran parte del XX secolo, il continuo miglioramento politico, economico e sociale ha caratterizzato la storia svizzera.
Mentre la Svizzera era prevalentemente rurale, le città subirono una rivoluzione industriale alla fine del XIX secolo, concentrandosi in particolare sui la fabbricazione dei tessuti. La Prima guerra mondiale fu un momento di grande tensione nel paese. I gravi problemi economici causati dal conflitto, portarono alla proclamazione di uno sciopero generale e alla minaccia dell’intervento dell’esercito´per reprimere le manifestazioni antigovernative. Fu così che i governi di destra iniziarono ad accogliere alcune delle richieste della sinistra, come il sistema elettorale proporzionale per il Consiglio Nazionale e la settimana lavorativa di 48 ore.
Durante la Seconda guerra mondiale il clima si fece ancora più teso visto che un’invasione tedesca sembrava quantomeno probabile, tanto che l’esercito rimase mobilitato per l’intera durata del conflitto. I tentativi del piccolo partito nazista svizzero di provocare un Anschluss con la Germania fallirono miseramente, in gran parte a causa del patrimonio multiculturale della Svizzera, del forte senso di identità nazionale e della lunga tradizione di democrazia diretta e libertà civili. Con la caduta della Francia la Svizzera si ritrovò completamente accerchiata dalle potenze dell’Asse e accettò compromessi riguardanti soprattutto la compra-vendita di oro nazista, le forniture belliche alla Germania e la chiusura temporanea delle frontiere alle popolazioni ebraiche adulte in fuga dai paesi limitrofi. La Svizzera fu una base importante per lo spionaggio di entrambe le parti in conflitto e ma anche per le comunicazioni dirette o mediate tra l’Asse e le potenze alleate.
Durante la seconda guerra mondiale, il franco svizzero era l’unica valuta rimasta liberamente convertibile al mondo e sia gli alleati che i tedeschi vendevano grandi quantità di oro alla Banca nazionale svizzera . Tra il 1940 e il 1945, la Reichsbank tedesca vendette oro per 1,3 miliardi di franchi alle banche svizzere in cambio di franchi svizzeri e altra valuta estera. Centinaia di milioni di franchi di questo oro furono saccheggiati dalle banche centrali dei paesi occupati. 581.000 franchi di oro “Melmer” prelevato dalle vittime dell’Olocausto nell’Europa orientale furono alle banche svizzere.
Nel corso della guerra, la Svizzera ospitò 300.000 rifugiati, aumentando di quasi il 10% la sua popolazione complessiva. La maggior parte degli stranieri che arrivavano venivano internati in campi di concentramento in attesa del ritorno al loro paese. Ai più fortunati era garantito un permesso di soggiorno dalle autorità cantonali locali. Nonostante la chiusura delle frontiere, circa un decimo dei rifugiati che arrivarono in Svizzera furono ebrei.
Con il termine delle guerre la situazione ritornò alla calma, il paese conobbe un periodo di grande prosperità e i cantoni iniziarono a dare più diritti ai cittadini, infatti nel 1968 venne adottato il sistema proporzionale anche nelle elezioni a livello cantonale. Il suffragio universale venne introdotto a livello federale, divennero obbligatorie le assicurazioni sui veicoli e sanitarie, e si ebbe in tempi brevi l’introduzione della settimana lavorativa corta. Il suffragio femminile in Svizzera è stato introdotto dal voto popolare nel 1971. Solo nel 1981 tuttavia è stato ratificato un emendamento per la parità totale dei diritti tra uomini e donne.
A partire dal 1992 con il rifiuto dell’entrata della Svizzera nell’Unione europea, il Paese entrò in una piccola crisi, il tasso di disoccupazione superò il 6% e varie imprese si fusero, altre passarono in mani straniere e altre fecero bancarotta. Nel 2002, gli elettori svizzeri votarono a favore dell’entrata della Svizzera nelle Nazioni Unite. Pur non essendo la Svizzera membro della UE, nel 2005, ha accettato di aderire al trattato di Schengen (solo per la libera circolazione delle persone, ma non quella delle merci) e alla Convenzione di Dublino.
Nel 2009 fece molto discutere il cosiddetto “referendum sui minareti”, una votazione popolare, voluta dal partito di destra SVP/UDC, che vietò la costruzioni di minareti islamici in tutta la Svizzera. In qualsiasi altro paese europeo un provvedimento del genere sarebbe stato dichiarato incostituzionale, in quanto discriminava una specifica confessione religiosa. Tuttavia in Svizzera, essendo una richiesta del popolo, venne accolta dal governo. In tutta la Svizzera erano presenti solo quattro minareti, che il governo decise di salvare dall’abbattimento.
Nel febbraio 2014, un nuovo referendum richiesto dall’SVP/UDC mise un tetto alle quote sull’immigrazione in Svizzera dai paesi UE, andando direttamente contro gli accordi di Schengen. Il governo e il parlamento allora dovettero trovare una scappatoia per limitare il danno fatto, modificando la “quota” complessiva richiesta nel referendum con una “preferenza” che le aziende svizzere avrebbero dovuto dare alle persone già residenti in svizzera nel firmare contratti di lavoro. I successivi referendum contro gli immigrati e contro la UE proposti negli ultimi anni dalla destra sono stati tutti bocciati dagli elettori.
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