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IL GIRAMONDO – Elezioni parlamentari in GIAPPONE: la sfida della “Thatcher Giapponese” Sanae Takaichi

I SONDAGGI E I POSSIBILI SCENARI POST-ELETTORALI

I sondaggi per le elezioni politiche in Giappone sono effettuati da varie testate giornalistiche.  I sondaggi in Giappone in genere non sono molto precisi dato che spesso fanno riferimento alla “identificazione* degli elettori con un partito piuttosto che alle intenzioni di voto.  Anche quelli sulle intenzioni di voto spesso sono difficilmente decifrabili, dato che nella percentuale totale danno anche la percentuale di coloro che non rispondono. In sostanza sono piuttosto grezzi e poco elaborati. In aggiunta  si riferiscono solo alla parte proporzionale. Nella parte maggioritaria spesso i partiti hanno risultati nettamente differenti dal momento che molti deputati eletti nell’uninominale hanno elettori “fedeli” che spesso li rieleggono anche se poi votano partiti differenti nella parte proporzionale.

indefinito

Sembra avere invece poca presa sull’elettorato la nuova alleanza di opposizione, l’Alleanza per la Riforma Centrista, formata dal Partito Costituzionale Democratico e dal Komeito. Il fatto che sia formata da “vecchi” leader politici non risponde alla richiesta di “novità” dell’elettorato, rappresentato invece dalla nuova prima ministra. Sarà interessante vedere anche il risultato dell’estrema destra di Sanseito, che aveva avuto un risultato a due cifre nelle elezioni per la Camera dei Consiglieri dello scorso anno e che adesso è sfidato da Takaichi che vuole recuperare parte dell’elettorato che si è spostato verso la destra populista negli ultimi anni.

Se l’LDP insieme all’Ishin superassero nettamente la maggioranza in parlamento, Takaichi consoliderebbe il suo potere. Questo le permetterebbe di portare avanti la sua agenda economica e di sicurezza con maggiore autonomia e di influenzare con più forza la politica estera giapponese, soprattutto nei confronti di Cina e Corea del Nord. La sua linea più assertiva su Taiwan e sulla difesa comune con gli Stati Uniti potrebbe tradursi in un rafforzamento formale dell’alleanza nippo-statunitense e in ulteriori investimenti nelle capacità militari.

Se invece le cose rimanessero come sono adesso e l’alleanza di governo LDP-Ishin  ottenesse una maggioranza risicata o peggio dovesse dipendere dall’appoggio di Sanseito o altre formazioni nazionaliste, il governo potrebbe risultare fragile. In questo scenario, l’influenza di gruppi più estremisti potrebbe portare a politiche estere più nazionaliste, con rischi di tensioni diplomatiche con Pechino e Seul.

Infine se LDP e Ishin perdessero seggi,  si aprirebbero difficili negoziati post-elettorali che coinvolgerebbero diversi partiti minori, rendendo molto difficile la formazione di un governo stabile. Potrebbe nascere un governo di minoranza, nel qual caso il primo ministro resterebbe in carica, ma ogni decisione importante diventerebbe una piccola battaglia parlamentare. Ogni legge andrebbe negoziata, il bilancio sarebbe un passaggio rischioso e l’esecutivo vivrebbe sempre sul filo, pronto a cadere alla prima crisi seria. In campo internazionale, ciò potrebbe tradursi in una maggiore cautela delle autorità giapponesi su questioni delicate come la presenza militare statunitense nella regione o le contromisure economiche verso la Cina.

Al momento tuttavia l’impressione è che la popolarità della prima ministra Takaichi riuscirà a permetterle di ottenere una solida maggioranza di governo, mentre l’opposizione di centro e di centrosinistra dovrà passare la prossima legislatura all’opposizione in cerca di nuovi leader e nuove idee.

 

 

Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.

Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni parlamentari  in Bangladesh del 12 febbraio e quelle in Nepal de 5 Marzo.

 

 

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