Il prossimo 8 febbraio gli elettori giapponesi si recano alle urne per eleggere tutti i 465 seggi della Camera dei rappresentanti , la camera bassa della Dieta (parlamento) nazionale Le elezioni si terranno quattro mesi dopo l’inizio del mandato di Sanae Takaichi come Primo Ministro del Giappone , iniziato il 21 ottobre dopo la vittoria alle elezioni interne del Partito Liberal Democratico (LDP) e la formazione della coalizione di centrodestra tra il Partito Liberal Democratico e il Partito dell’Innovazione (Ishin).
A indire le elezioni è stata la nuova prima ministra Sanae Takaichi, esponente della destra conservatrice dell’LDP, che ha sciolto anticipatamente il Parlamento solo pochi mesi dopo il suo insediamento. La sua mossa punta a ottenere un mandato popolare diretto e solido, capace di rafforzare la sua leadership all’interno del Paese e del suo stesso partito. Il fatto che si tratti di elezioni anticipate contribuisce ad aumentare l’incertezza anche a causa dell’irrompere sulla scena politica giapponese negli ultimi anni di nuovi partiti politici populisti e di estrema destra.
Il protagonista resta comunque il Partito Liberal Democratico (LDP), forza conservatrice che governa il Giappone per la maggior parte del tempo dal dopoguerra. Con Takaichi alla guida, l’LDP punta su un profilo deciso in materia di sicurezza e su politiche economiche espansive per sostenere famiglie e imprese colpite dall’aumento dei prezzi. Accanto all’LDP si colloca Partito dell’Innovazione, formazione di centro-destra liberista con una forte base locale, soprattutto nell’area di Osaka, che mira a presentarsi come alleato riformatore e pragmatico.
Sul fronte dell’opposizione il quadro è più frammentato. Il principale partito di opposizione, Il Partito Costituzionale Democratico (CDP) di centrosinistra si è trovato spiazzato da queste elezioni anticipate e ha fatto un accordo elettorale dell’ultimo momento con il Komeito, partito centrista di ispirazione buddista, per 26 anni alleato di governo dell’LDP, formato l’Alleanza per la Riforma Centristra (CRA), sperando di conservare gran parte dei seggi che CDP e Komeito avevano ottenuto nelle scorse elezioni. A competere per lo spazio dell’opposizione ci sono anche il Partito Democratico per il Popolo (DPP), formazione populista di orientamento moderato e riformista, il movimento progressista Reiwa Shinsengumi di Taro Yamamoto, molto critico verso le politiche economiche tradizionali e favorevole a forti misure redistributive. Più a destra stanno emergendo anche forze nazionaliste e populiste come Sanseito e il Partito Conservatore del Giappone (JCP), che insistono su identità nazionale, tradizioni e politiche restrittive sull’immigrazione. A completare il panorama dei maggiori partiti politici del paese c’è il Partito Comunista del Giappone (JCP), storica formazione politica di opposizione che tuttavia ha subito negli ultimi anni un lento declino elettorale.
I temi della campagna elettorale riflettono le preoccupazioni quotidiane degli elettori. In primo piano c’è il costo della vita: l’aumento dei prezzi di cibo ed energia ha riacceso il dibattito su tasse e sussidi, con proposte di ridurre o sospendere l’imposta sui consumi per i beni di prima necessità. Collegato a questo c’è il tema della spesa pubblica: da un lato molti chiedono più aiuti e investimenti, dall’altro cresce il timore per l’enorme debito pubblico e per la sostenibilità delle finanze statali nel lungo periodo Un altro capitolo centrale è la politica estera e di sicurezza. Il Giappone si trova in un contesto regionale teso, tra l’ascesa della Cina e l’alleanza strategica con gli Stati Uniti. La linea più assertiva del governo sulla difesa e sulla stabilità dell’area, inclusa la questione di Taiwan, divide l’opinione pubblica tra chi vuole un Giappone più forte militarmente e chi teme un eccessivo coinvolgimento in tensioni geopolitiche. Infine pesano le grandi questioni strutturali: l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione della forza lavoro, la tenuta del sistema pensionistico e sanitario. Da qui il confronto su immigrazione, partecipazione femminile al lavoro e riforme del mercato occupazionale.
Oggi, mentre il Giappone si prepara a questo nuovo voto, la politica nazionale appare più fluida e competitiva che mai: il sistema partitico resta frammentato, le alleanze sono in evoluzione e temi come economia, costi della vita, fiscalità, politica estera e sicurezza regionale sono al centro del dibattito pubblico. Queste elezioni saranno quindi un momento cruciale per definire se Takaichi e l’LDP riusciranno a consolidare una maggioranza sostenibile o se l’opposizione riuscirà a ritrovare una sua identità e a cambiare marcia dopo più di un decennio di predominio conservatore.
IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE
Il Giappone è una monarchia costituzionale democratica rappresentativa parlamentare bicamerale multipartitica in cui l’ Imperatore è il Capo dello Stato e il Primo Ministro è il Capo del Governo e presiede il Consiglio dei Ministri , che dirige il ramo esecutivo. ll potere legislativo è conferito alla Dieta nazionale, il parlamento bicamerale del paese, che è composta dalla Camera dei rappresentanti e dalla Camera dei consiglieri. Il potere giudiziario è conferito alla Corte Suprema e ai tribunali inferiori, e la sovranità è conferita al popolo giapponese dalla Costituzione.
L’imperatore del Giappone è a capo della famiglia imperiale del Giappone. La Costituzione definisce l’imperatore il “simbolo dello stato e dell’unità del suo popolo”. Egli ha principalmente la funzione di svolgere i doveri cerimoniali e non detiene un vero potere politico. Ad oggi, il Giappone è l’unico paese del mondo con a capo un imperatore.
Il capo del ramo esecutivo, il Primo Ministro , è nominato dall’Imperatore su indicazione della Dieta. Deve essere un parlamentare e non può essere un esponente militare. I membri del governo sono nominati dal Primo Ministro e anch’essi non devono essere esponenti militari.
La camera bassa, la Camera dei Rappresentanti, la più potente delle due, detiene il potere sul governo, e può togliere la fiducia al Primo Ministro, costringendolo a dimissioni. La camera bassa ha anche il controllo finale sull’approvazione del bilancio, sulla ratifica dei trattati e sulla scelta del Primo Ministro. Se un disegno di legge viene approvato dalla camera bassa (la Camera dei rappresentanti) ma viene bocciato dalla camera alta (la Camera dei consiglieri), la camera bassa ha la possibilità di annullare la decisione della Camera dei consiglieri. La camera bassa viene rinnovata al massimo ogni 4 anni. Il Primo Ministro ha il potere di scegliere la data delle elezioni e può quindi indire elezioni anticipate.
La camera alta, la Camera dei Consiglieri, è molto debole e può solo approvare o respingere le proposte di legge presentate dalla Camera bassa. I membri della camera alta sono eletti per sei anni con la metà dei membri eletti ogni tre anni.
Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, il Giappone è una cosiddetta “Democrazia completa”, al livello di paesi tipo Gran Bretagna, Uruguay, Costa Rica e Austria.
Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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