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Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Pakistan. Una fragile democrazia sull’orlo del baratro

File:Flag of Pakistan (bordered).svg - Wikimedia CommonsGli elettori pachistani sono chiamati giovedì 8 febbraio all’elezione dei 128 membri dell’Assemblea Nazionale, la camera bassa del parlamento bicamerale del paese. Le elezioni si svolgono con alcuni mesi di ritardo rispetto alla scadenza naturale della legislatura eletta nel 2018. Assieme all’Assemblea Nazionale si rinnovano anche i parlamenti regionali di Punjab, Sindh, Khyber Pakhtunkhwa e Belucistan.

Il Pakistan, paese di 241 milioni di abitanti, in maggioranza musulmani, vive un periodo di crisi senza precedenti.  Le elezioni si svolgono infatti in un contesto di crisi economica crescente e di un netto peggioramento della sicurezza sociale. Negli ultimi due anni, la rupia pakistana è scesa al minimo storico; l’inflazione è aumentata vertiginosamente mentre i costi di cibo, carburante e medicinali sono aumentati; le riserve estere si sono ridotte; il paese si è avvicinato più volte al default; le inondazioni del 2022, le più vaste mai registrate, hanno allagato  tra il 10% e il 15% del paese e hanno provocato danni per decine di miliardi di dollari. Il Pakistan ha dovuto chiedere prestiti del Fondo monetario internazionale (FMI), per otttenere i quali ha dovuto  attuare forti misure di austerità. Nel frattempo, le regioni del confine occidentale del Pakistan, in gran parte fuori dal controllo del governo centrale, sono state al centro di gravi attacchi terroristici che nel 2023 hanno ucciso più di 1.500 persone. Le tensioni con l’Afghanistan per il suo presunto sostegno a gruppi terroristici hanno portato i funzionari pakistani a ordinare la deportazione di quasi due milioni di migranti afghani alla fine dello scorso anno. A gennaio il governo iraniano ha fatto bombardare  delle basi di militanti separatisti in Pakistan, e Islamabad ha risposto bombardando le basi dei separatisti del Belucistan in Iran. Questi sono stati i primi attacchi aerei sul suolo iraniano in quasi quattro decenni.

Ai problemi economici, ambientali e sociali, si è sommata una crisi politica. Il primo ministro Imran Khan, che era uscito vincitore dalle elezioni del 2018,  è stato prima sfiduciato dal parlamento e poi arrestato con accuse che i suoi sostenitori ritengono fabbricate ad arte per impedirgli di tornare al potere, il suo partito, il Partito della Giustizia del Pakistan (PTI) non potrà presentare il proprio simbolo in queste elezioni e i suoi candidati sono costretti a presentarsi come indipendenti. Questo nonostante Khan rimanga di gran lunga  il politico più popolare del paese. Se le elezioni fossero libere ed eque molto probabilmente il suo partito tornerebbe al potere con una maggioranza ancora più ampia di quella delle scorse elezioni.

Dietro alla crisi politica pakistan c’è come in passato la mano dei militari.  Da sempre l’esercito ha un ruolo preponderante nella vita politica pakistana.  In passato tutte le volte che un politico ha cercato di ridurre il potere dei militari è stato deposto e spesso arrestato o esiliato. L’esercito è l’istituzione più potente del paese e riesce ad influenzare le decisioni del governo, del parlamento, della magistratura e della commissione elettorale. Khan che era andato al governo proprio grazie all’appoggio dei miltiari, ha poi cercato di cambiare questo equilibrio di potere, cosa che i militari non gli hanno perdonato, facendolo deporre dal parlamento e mettendo al suo posto nel 2022 come primo ministro Shehbab Sharif, un politico di centrodestra a capo di una vasta coalizione di partiti avversari del PTI di Khan. Questa coalizione è stata poi sostituita da un governo “tecnico” lo scorso agosto, che avrebbe dovuto tenere le elezioni entro novembre alla scadenza naturale della legislatura. Il governo ha poi posticipato le elezioni per presunti ritardi sul censimento, in realtà per dare tempo ai giudici di condannare Khan e  alla commissione elettorale di impedire al PTI di presentarsi alle elezioni.

 

Sono tre i politici che saranno protagonisti di queste elezioni.

undefinedL’ex giocatore di cricket ed ex primo ministro Imran Khan, 71 anni, non potrà partecipare alle elezioni, essendo stato arrestato con l’accusa di corruzione, cosa  che lui e i suoi sostenitori denunciano come fabbricata ad arte e motivata politicamente.  La commissione elettorale di Islamabad ha bandito dalla politica Khan e molti altri candidati del suo partito Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI). Tuttavia Khan rimane tuttavia di gran lunga il politico più popolare in Pakistan e buona parte dei candidati del suo partito potrebbero essere comunque eletti in parlamento presentandosi come indipendenti.

Nel 2018 Khan si era presentato come l’uomo del cambiamento, promettendo di porre fine alla politica dinastica pakistana, in mano a poche potenti famiglie, di garantire la responsabilità dei politici corrotti, di riformare il sistema giudiziario e di creare posti di lavoro per i giovani come parte di un economia rinnovata.

Ma sotto il suo governo, l’economia è crollata, il costo della vita è aumentato vertiginosamente, molti dei suoi oppositori politici sono stati incarcerati, le libertà dei media sono state limitate e sono aumentate le violazioni dei diritti umani e gli attacchi contro i giornalisti.

Khan è stato anche ampiamente criticato per la sua vicinanza a gruppi estremisti islamici, per aver agevolato un pessimo accordo di pace con i talebani pakistani e per aver sostenuto il governo talebano in Afghanistan, per non parlare di alcune sue affermazioni controverse che hanno giustificato la violenza contro le donne.  Anche la sua politica estera, in particolare i suoi buoni rapporti con la Cina e soprattutto con la Russia di Putin, sono stati oggetto di critiche, soprattutto dagli USA, il che potrebbe aver spinto i militari ad abbandonarlo e a cercare un primo ministro per loro più affidabile.

undefinedIl candidato favorito dall’esercito in queste elezioni sembra essere  Nawaz Sharif, 74 anni, tre volte ex primo ministro e leader del  partito di centrodestra da lui fondato, la Lega Musulmana Pakistana –  Nawaz (PML-N)

Nawaz Sharif è tornato di recente dall’esilio nel Regno Unito, dove era fuggito nel 2019 dopo essere stato deposto prorio su pressioni dell’esercito ed essere stto accusato di corruzione.  Sharif, che tra i politiici pakistani è quello piu’ vicino agli USA,  negli ultimi anni ha ricucito i legami con l’esercito che adesso lo appoggia in funzione anti-Khan. Durante il suo esilio il partito è stato affidato a suao fratello Shahbaz, che è stato nominato primo ministro nel 2022 dopo che il parlamento ha sfiduciato Imran Khan.  A pochi mesi dalle elezioni la magistratura  ha prosciolto Nawaz Sharif da ogni accusa, permettendogli di tornare in Paikistan e guidare il suo partito alle elezioni.

L’accordo tra Sharif e i militari sembra molto forte, ma Sharif sa bene che l’esercito può cambiare direzione. Tutte le volte che Sharif è stato primo ministro si è trovato in contrasto con l’esercito pakistano che lo ha fatto deporre.  Il suo primo mandato fu interrotto nel 1993 a causa dei contrasti con l’allora presidente Ghulam Ishaq Khan, appoggiato dai militari. Nel 1999, durante il suo secondo mandato, fu deposto da un colpo di stato militare e nel 2013, al suo terzo mandato su sfiduciato dal parlamento a causa dei suoi contrasti con l’esercito.   Se venisse eletto per un quarto mandato nulla garantisce che non venga nuovamente deposto.

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A soli 35 anni, Bilawal Bhutto Zardari è il presidente del Partito popolare pakistano (PPP), di centrosinistra arrivato terzo alle ultime elezioni. . Bilawal è figlio di Benazir Bhutto, la prima donna capo di governo del Pakistan, assassinata nel 2007 e dell’ex presidente Ali Zardani, nonché nipote di  Zulifak Ali Bhutto,  presidente e primo ministro del Pakistan negli anni ’70, assassinato nel 1979 dopo il colpo di stato del generale Zia-ul-Haq

Bilawal  ha studiato a Oxford ed è stato dal 2022 al 2023 ministro degli Esteri durante il governo di coalizione seguito alla cacciata di Imran Khan. Per queste elezioni ha portato avanti una campagna elettorale  di sinistra piuttosto populista, promettendo il raddoppio dei salari e piu’ soldi pubblici per lo stato sociale, sostenendo che per trovare i finaziamenti basta  ridurre l’inefficienza dello stato e togliere i “sussidi” per i ricchi. È improbabile che il partito abbia la possibilità di attuare queste politiche dato che il suo partito non avrà la maggioranza secondo i sondaggi, ma il PPP che potrebbe diventare il “kingmaker”  in un’alleanza di governo nel caso che la PML-M non ottenga la maggioranza. Tuttavia al momento non ha indicato quali sono le sue preferenze in caso di accordi di governo post-elettorali

Queste elezioni avranno una forte ripercussione anche a livello internazione.  Il Pakistan è un acerrimo rivale dell’India, condivide confini instabili con l’Iran e l’Afghanistan controllato dai talebani, ha un rapporto di amore-odio con gli Stati Uniti ed ha forti rapporti economici  con la Cina.  Il Pakistan è stato uno dei principali alleati degli Stati Uniti in Asia per gran parte del ventunesimo secolo durante la guerra in Afghanistan, ma le relazioni sono peggiorate nel corso degli anni a causa dell’incapacità del governo pakistano di tenere a bada gli estremisti islamici, in particolare dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Le cose sono peggiorate ulteriormente durante il governo Khan, molto critico verso  gli Stati Uniti e favorevole a  legami più stretti con la Cina.  Per quanto riguarda l’India, decenni di tensione tra le due potenze nucleari avevano minacciato di esplodere durante i conflitti  del 2019 in Kashmir. Un governo a guida Sharif potrebbe tuttavia portare ad un rasserenamento delle relazioni con il potente vicino.  La Cina infine è diventata uno dei più importanti alleati di Islamabad , fornendo assistenza militare e miliardi di dollari di investimenti attraverso gli investimenti  in progetti infrastrutturali della Belt and Road Initiative (BRI). Alcuni progetti BRI, come il corridoio economico Cina-Pakistan , hanno subito un rallentamento e addirittura uno stallo negli ultimi anni, ma gli analisti affermano che un nuovo governo Sharif potrebbe rimettere in carreggiata questi progetti e potenzialmente accelerare la cooperazione con Pechino. Insomma chiunque arriverà  al potere in questo stato dotato di armi nucleari avrà un impatto notevole sullo scenario internazionale.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

State emblem (Coat of arms) of Pakistan

Il Pakistan è una repubblica parlamentare federale, dove i governi provinciali godono di un ampio grado di autonomia amministrativa.

Il capo di stato è il Presidente del Pakistan, che viene eletto ogni 5 anni da un collegio elettorale di grandi elettori (i membri del parlamento e quelli delle 4 principali province del paese). I suoi poteri sono stati molto ridotti a seguito della modifica costituzionale del 2010. Il potere esecutivo è esercitato dal consiglio dei ministri, presieduto dal Primo Ministro.

Il parlamento bicamerale è formato dall’Assemblea Nazionale e dal Senato. Il Senato è eletto indirettamente dai governi provinciali, rinnovato parzialmente ogni 3 anni e i senatori restano in carica 6 anni. L’Assemblea Nazionale viene eletta dai cittadini e rinnovata completamente ogni 5 anni.

Il sistema giudiziario ha al suo vertice la Corte Suprema ed è formalmente indipendente dal potere esecutivo.

Dei 336 membri dell’Assemblea nazionale, 266 sono eletti in collegi uninominali con sistema  maggioritario a turno unico, 60 sono riservati per le donne e 10 per le minoranze etniche e religiose.  I seggi riservati alle donne e alle minoranze vengono assegnati in maniera proporzionale al numero di seggi ottenuto da ciascun partito nei collegi uninominali.

Anche per le elezioni delle assemblee regionali viene utilizzato il sistema maggioritario uninominale a turno unico.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, il Pakistan è un cosiddetto “Regime ibrido”, al livello di paesi tipo Mauritania, Costa d’Avorio, Nigeria e Benin.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli scenari post-elettorali.

 

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