LA STORIA POLITICA
La nascita dello stato del Pakistan è una delle più drammatiche della storia moderna. Alla fine della seconda guerra mondiale e alla vigilia dell’indipendenza dell’India, i movimenti nazionalisti islamici guidati dal governatore generale del Pakistan, Muhammad Ali Jinnah imposero ai britannici la creazione di uno stato separato per la popolazione mussulmana del subcontinente indiano, dopo che tutti i piani per la creazione di uno stato federale unico erano falliti.
L’ultimo viceré britannico, Lord Louis Mountbatten ebbe l’ingrato compito di dividere in poche settimane il subcontinente indiano in due, dividendo le aree in base all’appartenenza religiosa, per evitare una guerra civile.
Alla sua nascita, 14 Agosto 1947 il Pakistan era una specie di “mostro” geografico, con la maggior parte del territorio ad ovest e la maggior parte della popolazione ad est, a più di 1000 km di distanza. Nonostante le buone intenzioni di Mountbatten, milioni di mussulmani e indù si trovarono dalla parte sbagliata del confine, il che portò ad un esodo catastrofico da entrambe le parti. Decine di migliaia di persone morirono negli scontri locali tra mussulmani e indù soprattutto nel Kashmir, l’unica regione a maggioranza mussulmana rimasta nell’India.
Subito dopo la morte di Jannin, nel 1948 cominciarono i primi tentativi per trasformare il Pakistan in un vero e proprio stato islamico, mentre nella parte est del paese (l’attuale Bangladesh) nascevano i primi movimenti separatisti di estrema sinistra. Per una decina d’anni si susseguono deboli governi incapaci di tenere unito il paese, fino al 1958, quando un colpo di stato porta al potere il generale Ayub Khan.
Nel 1969, a seguito di violente manifestazioni di piazza, Ayub Khan si dimette e a fine 1970 si svolgono libere elezioni che vedono la vittoria dei partiti di sinistra ma un paese completamente spaccato in due. Ad est la Lega Awami di Sheikh Mujibur Rahman e ad ovest il Partito del Popolo Pachistano di Zulfikar Ali Bhutto.
Essendo la Lega Awami il primo partito del paese, Mujibur Rahman richiese il posto di primo ministro, che gli fu rifiutato. Questo portò a scontri armati tra l’esercito e separatisti dell’est, all’arresto di Mujibur Rahman e alla successiva ribellione dei militari dell’est del paese che dichiararono l’indipendenza del Bangladesh. L’esercito del Pakistan cercò di riprendere il controllo dell’est del paese ma entrò in conflitto armato con l’India di Indira Ghandi, che appoggiava i ribelli bengalesi, sostenuti anche dall’Unione Sovietica.
Lo scontro armato costò centinaia di migliaia di vittime tra la popolazione civile. Alla fine il Pakistan fu sconfitto e il Bangladesh diventò una nazione indipendente.
Ali Bhutto fu eletto presidente, per poi dimettersi nel 1973 per occupare la posizione di Primo Ministro, dopo che la Costituzione era stata modificata, trasformando il paese in una repubblica parlamentare. Ali Bhutto mandò avanti un programma di riforme progressiste, favorendo l’industrializzazione, migliorando le condizioni di vita dei lavoratori, promulgando una riforma agraria e trasformando il paese in una repubblica parlamentare. Il Pakistan abbandonò l’alleanza militare con gli USA e si avvicinò al movimento dei paesi non allineati.
La politica di Bhutto trovò una forte opposizione da parte dei settori conservatori islamici della società, nonché da parte dei militari filo-USA. Nelle elezioni del 1977, nove partiti di destra si coalizzarono nell’Alleanza Nazionale Pachistana (PNA), ma furono nettamente sconfitti dal PPP.
La PNA accusò Bhutto di brogli, rifiutò di entrare in parlamento e organizzò una serie di dimostrazioni, scioperi e marce di protesta in tutto il paese, accusando Bhutto di voler trasformare il Pakistan in un paese socialista ateo. Seguirono scontri armati con le forze dell’ordine. Bhutto affidò al capo di stato maggiore dell’esercito il generale Muhammad Zia-ul-Haq per riportare l’ordine nel paese. Zia-ul-Haq chiese allora a Bhutto l’imposizione della legge marziale. Dopo poche settimane il generale Zia con un colpo di stato militare faceva arrestare Bhutto e giustiziare l’anno successivo.
Durante gli anni della dittatura di Zia, il paese tornò ad avere ottimi rapporti con gli USA, in particolare sott l’amministrazione di Ronald Reagan. Zia cementò il suo potere con una ideologia nazionalista islamica che negli anni diventò sempre più rigida, trasformando il Pakistan in un vero e proprio stato islamico.
Dopo l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS, gli USA usarono il Pakistan come base d’appoggio per i movimenti ribelli islamici afghani. Miliardi di dollari di aiuti dagli USA finirono nelle mani dei servizi segreti afghani che li usarono per armare i famigerati mujahideen afghani.
Nel 1988 Muhammad Zia-ul-Haq morì, assieme all’ambasciatore USA e a buona parte dello stato maggiore dell’esercito e Pachistano, in un incidente aereo, le cause del quale non sono mai state chiarite.
Tre mesi dopo la morte di Zia si tennero libere elezioni, che videro il ritorno al potere del PPP capeggiato da Benazhir Bhutto, la figlia di Ali Bhutto, prima capo di governo donna in un paese mussulmano. L’opposizione islamica conservatrice si affidò all’Alleanza Islamica Democratica (IDA) di Nawaz Sharif, ricco imprenditore, ex alleato di Zia.
Il governo Bhutto, laico e progressista, subì una forte opposizione sia a livello sociale che da parte dei servizi segreti dell’esercito che da parte del presidente della repubblica, Ghulam Ishaq Khan che convocò le elezioni anticipate del 1990, che videro la sconfitta del PPP e la vittoria dell’IDA di Nawaz Sharif, che fu nominato primo ministro.
Anche Sharif entrò in forte contrasto con Ishaq Khan che paralizzò le istituzioni, tanto che nel 1993 entrambi furono costretti alle dimissioni. Le elezioni anticipate di quell’anno videro il ritorno al potere di Benazir Bhutto, grazie ad una alleanza parlamentare con dei partiti minori.
Anche il secondo governo Bhutto fu marcato dall’instabilità e da conflitti istituzionali, che portarono alle elezioni del 1997 che dettero una schiacciante maggioranza alla Lega Mussulmana Pachistana (PML-N) il nuovo partito conservatore guidato da Nawaz Sharif.
Sharif si mostrò piuttosto pragmatico al governo ed iniziò una serie di riforme economiche ma si trovò ben presto in contrasto con i militari, che temevano di perdere il loro potere all’interno del governo. Nel 1999 una disputa tra Sharif e i capi dell’esercito portò ad un nuovo colpo di stato militare, guidato dal capo di stato maggiore dell’esercito Pervez Musharraf. Sharif fu arrestato ma successivamente rilasciato grazie alle pressioni dell’Arabia Saudita, dove andò a vivere in esilio. Benazir Bhutto fu costretta ad emigrare a Londra.
Musharraf si dimostrò molto diverso dal suo predecessore Zia. Cercò di combattere l’estremismo religioso, di rendere lo stato più laico ed efficiente e di far tornare al paese alla democrazia. Si fece nominare Presidente nel 2001 e autorizzò lo svolgimento delle elezioni politiche del 2002. Il risultato fu una vittoria del PML-Q, un partito tendenzialmente liberale di centrodestra, nato da una scissione del PML-N. Il PPP divenne il principale partito di opposizione. Nel 2004 Musharraf si fece rieleggere presidente dal parlamento.
Il regime, diventato più liberale, permise il ritorno dall’esilio di Sharif e della Bhutto, in vista delle elezioni del 2008. Pochi giorni prima delle elezioni Benazir Bhutto rimase uccisa in un attentato durante un comizio. Le elezioni videro una relativa vittoria del PPP, seguito dal PML-N e dal PML-Q. PPP e PML-N formarono allora una coalizione di governo anti-Musharraf, che lasciò pacificamente la presidenza nel 2008 alla scadenza del suo mandato, sostituito da Asif Ali Zardari vedovo della Bhutto. Successivamente la coalizione si sciolse e il PPP formò un governo con altri partiti minori di sinistra.
Il governo del PPP fu caratterizzato da bassa efficienza e da un alto livello di corruzione, tanto che Ali Zardari era comunemente chiamato ”Mr. 10 Per Cent”. Le elezioni del 2013 videro il PML-N di Nawaz Sharif conquistare la maggioranza assoluta dei seggi, seguito dal PPP e da un nuovo partito, il Movimento Pachistano per la giustizia (PTI) dell’ex campione di cricket Imran Khan.
Il terzo governo di Nawaz Sharif si dimostrò sensibilmente più liberale di quelli precedenti sia sul piano sociale che economico. Sharif tuttavia si inimicò sempre più i sia i settori più integralisti islamici della società, sia i vertici dell’esercito, sempre preoccupati di perdere il proprio potere.
Nel 2016 grazie allo scandalo internazionale dei “Panama Papers”, uscirono documenti che dimostravano l’esistenza di conti esteri illegali riconducibili a membri della famiglia di Sharif. Quest’ ultimo fu fatto decadere dalla posizione di Primo Ministro con l’accusa di non aver reso pubblico un contratto di consulente con una ditta estera. L’esercito fece pressione su molti esponenti nazionali e regionali del PML-N per abbandonare il partito. I generali decisero quindi di appoggiare il PTI di Khan, che grazie al loro supporto vinse le elezioni del 2018 permettendo a Khan di essere nominato Primo Ministro.
Nelle prossime pagine gli sviluppi politici recenti, i risultati delle precedenti elezioni parlamentari, i principali partiti politici e le prospettive post-elettorali.
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