Sondaggio Analisi Politica – Analisi del voto FDI: la figura di Meloni attira molto meno, cresce il consenso per il partito
Agosto 19, 2026

Il Giramondo – Elezioni parlamentari in Kazakistan – il delicato equilibrio dei rapporti con la Russia di Putin

Kazakistan – Bandiera

Il prossimo 23 agosto i cittadini del Kazakistan vota per eleggere per la prima volta il Kurultai, il nuovo parlamento monocamerale da 145 seggi che sostituisce il precedente sistema bicamerale, nato dalla riforma costituzionale approvata con il referendum del marzo 2026 fortemente voluta dal presidente Kassym-Jomart Tokayev.

La consultazione rappresenta il primo test pratico del nuovo sistema elettorale proporzionale,  basato su liste di partito a livello nazionale. Sette partiti sono ammessi alla competizione, dopo che il 12 giugno Amanat, il partito storicamente dominante (precedentemente noto come Nur-Otan), ha deciso di trasformarsi in una nuova formazione politica chiamata Ädilet.

Il peso politico di questo voto va ben oltre il semplice rinnovo della rappresentanza parlamentare. Si tratta della prima elezione a mettere alla prova concretamente l’architettura istituzionale voluta dal Tokayev con la riforma costituzionale, un passaggio che il presidente ha presentato come rottura rispetto all’era degli anni del regime di Nursultan Nazarbayev e come consolidamento della sua visione di un “Kazakistan Giusto”. Il risultato dirà quanto questa transizione sia stata sostanziale o piuttosto un riassetto formale delle stesse forze che hanno sempre dominato la scena politica kazaka, dato che l’ossatura di Nur Otan, il vecchio partito di Nazarbayev è confluita quasi interamente in Ädilet. Il voto sarà osservato con attenzione anche a livello internazionale, sia come indicatore della tenuta del sistema di potere di Tokayev sia come test della capacità del Kazakistan di mostrare pluralismo politico in una regione, l’Asia centrale, dove le transizioni elettorali restano spesso più formali che sostanziali.

Il nuovo partito di governo, Ädilet, guidato da Aibek Dädebai, ex capo dell’amministrazione presidenziale, ha ereditato la macchina organizzativa e la rete politica che per decenni ha sostenuto il potere in Kazakistan, prima sotto Nazarbayev e ora sotto Tokayev. Gli altri sei partiti che partecipano a questa competizione elettorale, pure avendo ideologie diffferenti servono soprattutto a dare una parvenza di pluralismo elettorale in quello che è di fatto un regime autoritario.  Di questi Auyl, rappresenta gli interessi degli agricoltori, Aq Jol quello della borghesia imprenditoriale,  Respublica il voto giovane e urbano, il Partito Popolare (QHP) è l’erede del vecchio partito comunista, il partito Baytaq è l’unico partito ecologista kazako e infine il Partito Socialdemocratico JSDP è di fatto l’unico partito di opposizione non allineato alle posizioni del regime.

Sul piano dei contenuti, i sette partiti condividono molte priorità di fondo, come crescita economica, sanità e governance, ma si distinguono per accenti e proposte specifiche. Ädilet ha presentato una piattaforma con sette obiettivi strategici e dieci priorità politiche fino al 2031, insistendo sui risultati misurabili piuttosto che sulle dichiarazioni politiche, con impegni su edilizia abitativa, sanità, creazione di un milione di posti di lavoro formali e crescita delle piccole e medie imprese. Aq Jol, dal canto suo, punta su un profilo più liberale in economia: propone liberalizzazione, maggiore concorrenza, riduzione dell’intervento statale, dazi doganali più bassi sui beni industriali intermedi e assistenza sociale mirata, oltre a un ampliamento dei poteri di controllo del Kurultai, incluse indagini parlamentari e una maggiore vigilanza sulla finanza pubblica, e propone la formazione di un governo di coalizione che includa tutti i partiti rappresentati in parlamento.

Il quadro complessivo suggerisce quindi una continuità sostanziale nonostante la nuova architettura istituzionale: Ädilet parte in posizione dominante grazie all’eredità di Amanat, mentre la partita più interessante sarà vedere quali partiti saranno in grado di entrare in parlamento. La soglia di sbarramento del 5% potrebbe infatti ridurre al minimo la presenza dei partiti non di governo in parlamento, trasformando il Kazakistan  in un regime quasi a partito unico.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Emblem of Kazakhstan

Il Kazakistan è ufficialmente una repubblica semi-presidenziale, in cui il presidente è il capo dello stato e nomina e il primo ministro, che è il capo del governo. Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo è conferito sia al governo che al  parlamento La magistratura è indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il Presidente è eletto direttamente dal popolo per un mandato di cinque anni rinnovabile senza limite. Se un candidato vince il sostegno del cinquanta per cento degli elettori che hanno partecipato, è il vincitore. Se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta al primo turno, i due candidati con il maggior numero di voti si affrontano in un secondo scrutinio.

Il Presidente nomina il Primo Ministro e i membri del governo e ha il potere di licenziarlo in ogni momento a sua discrezione. Il presidente ha anche il potere di nominare i capi amministrativi delle regioni e delle città.

In passato il Kazakistan aveva un parlamento bicamerale formato dalla Camera (Mazhilis) e dal Senato. Con la riforma costituzionale del 2026 il senato è stato abolito ed è stato istituito un sistema unicamerale dove la nuova assemblea legislative (Kurltai) è formata da 145 membri, eletti ogni 5 anni con sistema proporzionale con circoscrizione unica nazionale.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, il Kazakistan è un cosiddetto “Regime autoritario”, al livello di paesi tipo Haiti, Isole Comore, Togo e Zimbabwe.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli scenari post-elettorali.

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