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IL GIRAMONDO – Elezioni presidenziali in Cile. La sfida tra la sinistra radicale il “Bolsonaro Cileno”

Datei:Flag of Chile (bordered).svg – Wikipedia

Domenica 21 Novembre i cittadini cileni vanno alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica, rinnovare la Camera dei Deputati, 27 dei 50 seggi  del Senato e tutti i consigli regionali. Queste sono le prime elezioni generali da quando il Cile è stato scosso nel 2019 da mesi di rabbiose proteste contro le disuguaglianze economiche che alla fine hanno innescato un processo di riforma costituzionale ancora in corso.  Nel maggio di quest’anno si sono infatti svolte le elezioni per un’assemblea costituente per riscrivere la costituzione del paese, risalente al 1980, durante la dittatura di Augusto Pinochet.

Queste potrebbero essere le elezioni più polarizzare della storia politica Cilena dalla caduta del regime militare.  Dal 2000 ad oggi in Cile si sono alternate al governo una coalizione di centrodestra e una di centrosinistra. Gli ultimi due presidenti alla guida del paese sono stati la socialista Michelle Bachelet (dal 2006 al 2010 e dal 2014 al 2018) e il liberalconservatore Sebastián Piñera (dal 2010 al 2014 e da 2018 ad oggi).  Negli ultimi 4 anni tuttavia il panorama politico del paese è stato completamente stravolto. In queste elezioni secondo i sondaggi sarebbero in testa nella corsa alla presidenza un conservatore di estrema destra,  José Antonio Kast e un giovane ex leader studentesco di sinistra radicale,  Gabriel Boric.  Dietro i primi due ci sono candidati più tradizionali: Sebastian Sichel, indipendente moderato di centrodestra,  candidato della coalizione di governo, ex ministro sotto la presidenza Piñera, e Yasna Provoste, senatrice democristiana, candidata dalla coalizione di centrosinistra.

Le politiche di libero mercato degli ultimi decenni hanno prodotto una notevole crescita economica e hanno fatto del Cile un bastione di relativa stabilità  nell’instabile America Latina. Tuttavia il sistema economico liberista, in particolare per quanto riguarda l’educazione, il sistema sanitario e quello pensionistico,  ha prodotto profonde disuguaglianze sociali, che hanno portato alle rivolte di piazza del 2019, alla frammentazione del sistema politico e alla radicalizzazione dello scontro ideologico.   

Gabriel Boric vuole aumentare le entrate fiscali dell’8% del PIL in sei-otto anni e rivedere gli accordi commerciali internazionali e impegnare il governo nella politica industriale per diversificare l’economia. Le politiche decisamente di sinistra prospettate da Boric hanno allarmante una fetta consistente dell’elettorale cileno di centrodestra, socialmente conservatore ed economicamente liberista.

Tutto ciò  ha fatto crescere il supporto per l’estrema destra di José Antonio Kast. Quest’ultimo Ha sfruttato le paure del disordine, della violenza e dell’immigrazione incontrollata, offrendo ai cilena una politica di “legge ed ordine” . La sua promessa di grandi tagli alle tasse proprio quando i cileni vogliono servizi migliori  sembrerebbe anacronistica, ma una grossa fetta dell’elettorato parrebbe crederci. Mentre Boric promette il governo più di sinistra dalla caotica amministrazione socialista-comunista di Salvador Allende, Kast offre quello più di destra dalla dittatura del generale Augusto Pinochet, di cui talvolta nega i crimini. Nessuno dei due tuttavia offre la combinazione di stabilità, crescita economica e riforme di cui il paese ha bisogno.

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of ChileIl Cile è una repubblica democratica rappresentativa presidenziale basata su un sistema multipartitico, dove il Presidente del Cile è sia capo di stato che capo del governo.  Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo è conferito sia al governo che alle due camere del Congresso Nazionale, il parlamento bicamerale del paese. La magistratura è  indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il presidente è eletto direttamente per un mandato di quattro anni con voto popolare.  Nel caso in cui nessun candidato presidenziale raggiunga oltre il 50% dei voti validi si svolge un secondo turno elettorale di ballottaggio. Un presidente  può essere rieletto solo per due mandati non consecutivi.

Il Congresso Nazionale è composto dalla Camera dei Deputati ( Camera bassa), formata da 155 Deputati e dal Senato (Camera alta), formato attualmente da 43 Senatori, che aumenterà la sua dimensione a 50 senatori dopo queste elezioni. I deputati sono eletti per un periodo di quattro anni. 15 sono eletti su base proporzionale in un collegio unico nazionale,  6 sono destinati agli elettori residenti all’estero mentre i restanti 116 membri sono eletti nelle circoscrizioni provinciali plurinominali con metodo proporzionale a lista aperta, I membri dell’Assemblea nazionale possono restare in parlamento per non più di due legislature complessive. l senatori sono eletti in in 16 circoscrizioni senatoriali. La durata del mandato dei senatori è otto anni, di cui la metà viene sostituita ogni quattro anni. 

L’attuale Costituzione del Cile è stata approvata con un plebiscito nazionale nel settembre 1980, sotto la dittatura militare di Augusto Pinochet . Entrò in vigore nel marzo 1981. Dopo l’uscita di scena di Pinochet, nel 1998  la Costituzione fu emendata per facilitare le disposizioni per futuri emendamenti alla Costituzione.

Nel settembre 2005, l’allora presidente Ricardo Lagos ha firmato diversi emendamenti costituzionali approvati dal Congresso. Questi includono l’eliminazione delle posizioni di senatori e senatori nominati a vita , la concessione al presidente dell’autorità di rimuovere i comandanti in capo delle forze armate e la riduzione del mandato presidenziale da sei a quattro anni, disabilitando anche la rielezione immediata .

 

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica il Cile come una “piena democrazia” al livello di paesi tipo Austria, Costa Rica, Giappone e Spagna.

 

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i sondaggi elettorali

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