Nei primi decenni del secolo scorso la politica del Salvador era in mano a poche famiglie di ricchi proprietari terrieri, che avevano stretti rapporti commerciali con gli USA. La situazione politica interna cambiò radicalmente quando nel 1931 il potere fu preso dal generale Maximiliano Hernández Martínez, ammiratore dei regimi nazifascisti europei dell’epoca. La dittatura di Martinez fu contrastata da un forte movimento di opposizione rurale, che fu ferocemente represso. Nel 1932 il regime massacrò circa 20’000 oppositori, in gran parte contadini e indigeni, in quella che fu definita “La Matanza”.
Il potere del generale Martinez cominciò a vacillare nel 1939, quando fu avviato il processo di industrializzazione del paese. Gli squilibri e le agitazioni sociali che ne derivarono costrinsero Martínez alle dimissioni nel 1944. I suoi successori furono tutti esponenti dell’esercito. Nel 1960 un colpo di stato instaurò al potere una giunta militare. Nel 1961 fu fondato il Partito Di Conciliazione Nazionale, un partito di destra, economicamente liberista, che fu utilizzato dall’esercito per mantenere il potere in maniera formalmente democratica. Nel 1962 fu eletto presidente il General Julio Carballo, stretto alleato degli USA, che fondò, con il supporto della CIA, i famigerati “squadroni della morte”, gruppi armati paramilitari usati per reprimere l’opposizione di sinistra.
Nel 1967 fu eletto presidente un altro generale, Fidel Sánchez Hernández. Fu sotto la sua presidenza che scoppiò la cosiddetta “Guerra del calcio” con l’Honduras, una delle più brevi della storia, dovuta all’espulsione di circa 300mila salvadoregni dall’Honduras, che in soli quattro giorni fece circa seimila morti.
Nel frattempo l’opposizione moderata si raccoglieva intorno al Partito Democratico Cristiano, guidato dal carismatico José Napoleón Duarte. Le elezioni presidenziali del 1972 videro Duarte sfidare il candidato del regime, il generale Arturo Armando Molina. Quest’ ultimo vinse con soli 10mila voti di scarto in elezioni caratterizzate da brogli organizzati dal regime su vasta scala.
Per ridurre la tensione sociale causata dalla crisi economica, Molina cercò di fare delle riforme economiche, tra le quali una redistribuzione delle terre ai contadini, alle quali i grandi latifondisti si opposero con forza. La crisi economica nel frattempo rendeva molta parte della popolazione sempre più esasperata e fomentava la crescita di gruppi insurrezionali di estrema sinistra. Nel 1977 il PCN fece eleggere presidente un altro generale, Carlos Romero, che si trovò presto a fronteggiare una situazione sociale sull’orlo della guerra civile a cui rispose con una feroce repressione.
1979-1992: LA GUERRA CIVILE
Nel 1979 Romero fu deposto da una giunta militare, che cercò di coinvolgere l’opposizione e le parti sociali in un processo di riconciliazione nazionale. La giunta però non riuscì a fronteggiare la situazione esplosiva del paese. Due settimane dopo che il capo dell’opposizione, Napoleon Duarte, era diventato presidente della giunta ci fu l’assassinio dell’Arcivescovo di San Salvador, Óscar Romero, da parte degli “squadroni della morte”. Questo episodio, assieme ad altri massacri di contadini effettuati dalle forze paramilitari di destra, fu una delle scintille che fecero passare all’insurrezione armata i gruppi di opposizione di sinistra, riuniti sotto il Fronte Farabundo Marti di Liberazione Nazionale. Duarte allora chiese aiuto agli USA di Ronald Reagan, il quale incitò Guatemala e Honduras ad aiutare militarmente il Salvador a combattere i gruppi comunisti. Iniziò quindi una lunga guerra civile, con il FMLN appoggiato militarmente da Cuba e l’esercito del Salvador, appoggiato dagli USA, che iniziò una feroce campagna militare anti-guerriglia.
L’opposizione chiese nel 1982 la pacificazione e la formazione di un’assemblea costituente, e sia la Chiesa sia l’ONU appoggiarono queste richieste, ma gli USA si opposero fermamente alla normalizzazione in questo senso sostenendo Duarte. La situazione peggiorò ulteriormente con le elezioni legislative del 1982, boicottate dalla sinistra, che videro da una parte la vittoria del PDC, e dall’altra l’ingresso in parlamento di ARENA, un nuovo partito di estrema destra fautore della lotta armata contro il FMLN.
Le mediazioni della Chiesa fallirono e gli Stati Uniti, per evitare la catastrofe totale, si decisero ad appoggiare Duarte, che vinse le elezioni presidenziali del 1984 sconfiggendo il candidato di ARENA Roberto D’Aubuisson, comandante militare degli “squadroni della morte”. Duarte comprese l’indispensabilità del dialogo con la guerriglia e fece riprendere i colloqui di pace.
Tuttavia D’Aubuisson riuscì a bloccare le trattative in parlamento e il conflitto armato andò avanti. Nel 1988 ARENA ottenne la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento e nel 1989 fu eletto presidente l’uomo d’affari di origine italiana Alfredo Cristiani, alleato di D’Aubuisson. Cristiani si dimostrò inaspettatamente conciliante e avviò nuovi negoziati di pace. Tuttavia gli squadroni della morte intrapresero una campagna di assassini mirati di sindacalisti ed esponenti dell’opposizione, il che scatenò una nuova offensiva militare da parte del FMLN. Le trattative ricominciarono a Ginevra nel 1990 e nel 1992, dopo un conflitto civile che era costato almeno 80.000 vite umane, si giunse finalmente ad un accordo di pace. Le Nazioni Unite hanno stimato che i guerriglieri dell’FMLN furono responsabili solo del 5% degli omicidi di civili durante la guerra civile, mentre circa l’85% di tutte le uccisioni di civili furono commesse dalle forze armate salvadoregne e dagli squadroni della morte.
1992-2019: LA DEMOCRAZIA VIOLENTA
Le elezioni del 1994 videro la partecipazione del FMLN, che candidò uno dei suoi leader storici Rubén Zamora alla presidenza, che però fu sconfitto dal candidato di ARENA Armando Calderón Sol. Il FMLN divenne il secondo partito in parlamento dopo ARENA, relegando il PDC al terzo posto. Le elezioni presidenziali del 1999 videro ancora una volta la vittoria di ARENA, che nel frattempo aveva assunto posizioni più moderate, con Francisco Flores Pérez. Nelle elezioni parlamentari del 2000 il FMLN divenne per la prima volta il più grande partito in parlamento con 31 seggi su 84 contro i 29 di ARENA. Le elezioni presidenziali del 2004 videro però di nuovo la vittoria di ARENA con Antonio Saca.
La svolta arriva con le elezioni presidenziali del 2009, dove per la prima volta un candidato del FMLN, il giornalista Mauricio Funes, divenne presidente.
Il paese però stava nel frattempo precipitando di nuovo nella violenza causata dai gruppi criminali legati al traffico di droga. L’espulsione all’inizio degli anni ‘2000 da parte degli USA verso il Salvador di molti piccoli delinquenti, associata alla povertà del paese, alla presenza di molte armi residuo della guerra civile, e al fatto che il Salvador si trovava sulla rotta della droga tra il Sudamerica e gli USA, crearono un mix micidiale che portò il paese sull’orlo del caos. Funes cercò di utilizzare la repressione violenta contro le bande criminali senza però nessun successo significativo.
Nel 2014 fu eletto presidente Salvador Sánchez Cerén, ex leader guerrigliero del FMLN, che cercò di intavolare un dialogo con i capi delle bande criminali per porre fine alle violenze, che ha avuto un successo solo parziale. L’incapacità del FMLN di migliorare sensibilmente la sicurezza nel paese fece recuperare consensi all’opposizione di destra di ARENA, che, proponendo un pungo duro contro la criminalità, arrivò nettamente in testa nelle elezioni parlamentari del 2018.
2019: LA SVOLTA AUTORITARIA DI BUKELE
Nel febbraio 2019, Nayib Bukele, un giovane imprenditore proveniente da una famiglia di origine palestinese, che non era allineato con nessuno dei principali partiti che avevano dominato il paese dalla guerra civile, venne eletto presidente.
Nayib Bukele era stato eletto nel 2015 sindaco della capitale, San Salvador, come candidato del FMLN. Due anni dopo tuttavia era stato espulso dal partito per divergenze con la direzione nazionale. Bukele fondò quindi un proprio partito “Nuove Idee” e chiese l’appoggio di una esistente partito di centrodestra, GANA per potersi candidare alla presidenza, vincendo le elezioni direttamente al primo turno.
Una volta eletto, Bukele, che era andato al potere con il voto della classe urbana ed educata, ha dato al paese una decisa svolta a destra. Le alleanze internazionali del Salvador sono state profondamente modificate, con l’espulsione dal paese dei rappresentanti diplomatici del Venezuela e il netto miglioramento delle relazioni con l’amministrazione USA di Donald Trump.
Fin dalla sua inaugurazione Bukele ha considerato come priorità la lotta alla criminalità organizzata, attuando il cosiddetto “Piano Territoriale di Controllo” destinato a far recuperare allo stato le zone del paese in mano ai gruppi criminali e a ridurre le loro fonti di finanziamento locale. Per attuare il proprio piano, nel febbraio 2020 Bukele ha chiesto al parlamento un finanziamento straordinario destinato alle forze di polizia di 109 milioni di dollari. L’assemblea legislativa, in mano ai partiti di opposizione, ARENA E FMLN ha rifiutato di concedere il finanziamento considerandolo illegale. Per tutta risposta il giorno successivo Bukele ha fatto circondare il parlamento dall’esercito e ha minacciato i deputati che avrebbe applicato un articolo della Costituzione che prevede la rimozione forzata del parlamento in caso di rottura dell’ordine costituzionale. Mentre i deputati erano ancora asserragliati nell’edificio del parlamento, Bukele scortato dai militari, ha fatto ingresso nella sala dell’Assemblea Legislativa, mettendosi a sedere al posto del Presidente dell’Assemblea, ordinando ai deputati di approvare il finanziamento. Dopo che la Corte Costituzionale aveva dichiarato illegale l’azione di Bukele, quest’ultimo ha rifiutato di ritirare l’esercito, in quello che è stato definito come “auto-colpo di stato”.
L’opinione pubblica, molto critica nei confronti dei partiti politici, considerati parte di un sistema corrotto, e favorevole al “pugno duro” promesso da Bukele nei confronti della criminalità organizzata, ha in gran parte appoggiato l’atto di forza verso il parlamento, che ha anzi fatto aumentare la popolarità del presidente.
Durante la pandemia di Covid-19, Bukele ha approfittato della situazione per dichiarare lo “Stato di eccezione su tutto il territorio nazionale” e la sospensione di alcune garanzie costituzionali. Le successive elezioni parlamentari del 2021 hanno visto una schiacciante vittoria del partito di Bukele, il che gli ha permesso di avere un docile parlamento a sua disposizione.
La costituzione di El Salvador vieta ad un presidente uscente di ricandidarsi per un secondo mandato. Tuttavia nel 2021 Bukele ha nominato nuovi giudici alla Corte costituzionale, la quale ha rapidamente reinterpretato la Costituzione stabilendo che un presidente è in grado di ricandidarsi se si ritira dalla presidenza sei mesi prima dell’insediamento. Il primo dicembre quindi Bukele si è formalmente ritirato dalla presidenza, affidata dal parlamento ad interim a Claudia Juana Rodríguez de Guevara, segretaria privata di Bukele. Tuttavia Bukele rimane di fatto il presidente del paese e capo del governo, con tutti i poteri che ne conseguono.
Nelle prossime pagine gli sviluppi politici recenti, i risultati delle ultime elezioni, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.
Ti sta piacendo questo articolo? Contribuisci alla sopravvivenza di Bidimedia, donando anche solo pochi euro. Grazie!
Sostieni Sondaggi Bidimedia!
Puoi farlo nei modi che ti descriviamo in seguito… E, se puoi, disattiva il tuo ad-blocker, grazie!
Modalità preferita: donazione tramite bonifico tramite al conto dell’Associazione Bidimedia
Conto di BIDIMEDIA
IBAN IT65F0623012782000036505055
Fai una donazione tramite PayPal
Sondaggi BiDiMedia è un sito nato nel 2010. Se vi piace e siete contenti del nostro servizio gratuito potete farci una piccola donazione. Anche di pochi euro. Grazie a chi ci permetterà di crescere sempre di più cliccando sul banner “Dona con PayPal”!
Offrici un caffé con
Ko-fi
Ci leggi da tanto tempo? Ci hai appena scoperti? In entrambi i casi, se ti piace il nostro lavoro, puoi contribuire alla nostra sopravvivenza donandoci anche solo un piccolo caffè. Grazie!
Tramite Ko-fi puoi fare una micro-donazione ed essere sicuro che essa finanzierà interamente Sondaggi Bidimedia, senza percentuali di intermediazione.
Fai i tuoi acquisti cliccando sui banner
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.
In qualità di Affiliato Amazon, Sondaggi Bidimedia riceve un guadagno dagli acquisti idonei.