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IL GIRAMONDO – Elezioni presidenziali in Venezuela – Svolta democratica o consolidamento del regime di Maduro?

LA STORIA POLITICA

Il Venezuela indipendente nasce ufficialmente nel  1811 quendo il paese  proclamò la propria indipendenza dalla Spagna anche se la guerra d’indipendenza contro la ex potenza colonia si protresse sino al 1821 quando la Spagna fu sconfitta  grazie alle grandi doti militari e politiche  di Simón Bolívar. Il Venezuela, insieme agli odierni stati di Colombia, Panama ed Ecuador, fece parte della Repubblica di Gran Colombia fino al 1830, anno in cui se ne separò, costituendo uno stato a sé stante.

La maggior parte della storia venezuelana del XIX secolo fu caratterizzata da regimi dittatoriali dei numerosi “caudillos” locali e da lunghi periodi di instabilità politica che spesso si tradussero in turbolenze sociali anarcoidi che costituirono un freno allo sviluppo del paese. A partire dal 1870 il Venezuela subì una crescente centralizzazione economica e politica, prima con il presidente Antonio Guzmán Blanco (1870-1888) poi con Cipriano Castro (1899-1908). Entrambi fondarono il proprio potere su una fitta rete di alleanze con i caudillos e i latifondisti locali.

Juan Vicente Gómez (1908-1935) pose le basi di un esercito di professionisti con una struttura di comando centralizzato. Tale istituzione contribuì a rafforzare ulteriormente i poteri presidenziali che se da una parte permisero al paese di vivere, fino alle soglie della seconda guerra mondiale, un periodo di relativa stabilità politica, dall’altra impedirono che il Venezuela potesse svilupparsi soddisfacentemente sotto il profilo sociale e civile. I proventi ottenuti dallo sfruttamento del petrolio (che iniziò ad essere estratto fin dagli anni venti del Novecento), invece di contribuire ad elevare il basso tenore di vita della popolo venezuelano finirono in tal modo per arricchire le grandi compagnie petrolifere statunitensi e un ristretto numero di latifondisti, uomini d’affari e burocrati locali.

A Gomez successe Eleazar López Contreras. Costui ristabilì alcune libertà democratiche, promulgando nel 1936 una costituzione di ispirazione liberale che però limitava in vario modo l’azione delle organizzazioni e dei partiti di sinistra. Nel 1941 López Contreras venne sostituito dal generale Isaías Medina Angarita, che rafforzò la tradizionale alleanza con gli USA e la Gran Bretagna, dichiarando guerra all’Asse. Medina Angarita rese inoltre operativa un’imposta sul reddito già elaborata dal suo predecessore, rielaborò il vetusto codice civile in vigore nel paese, intraprese un’intensa lotta all’analfabetismo e pose le basi per una prima, timida normativa concernente la previdenza sociale.

Tuttavia, malgrado tali norme tendessero a ridurre le forti sperequazioni sociali, la politica riformista di Medina Angarita non riuscì a incontrare il favore delle masse che nel 1945 appoggiarono l’ascesa al potere del socialdemocratico Rómulo Betancourt. Il comando venne tuttavia assunto da una giunta militare fino a quando Rómulo Betancourt e il proprio partito, la “AD” (Acciòn Democratica) ottennero la maggioranza dei seggi in un’assemblea costituente che nel 1946 promulgò la nuova Costituzione del paese.

Un noto scrittore, Rómulo Gallegos, candidato del partito di Betancourt, divenne il primo presidente del Venezuela eletto democraticamente. Nel giro di otto mesi Gallegos venne però spodestato da un golpe militare capeggiato da Marcos Pérez Jiménez, che venne a sua volta sostituito nel 1958. Il dittatore Perez Jimenez fece immigrare nel Venezuela  (tra il 1952 ed il 1958) oltre un milione di europei (tra i quali 330.000 italiani), che svilupparono enormemente l’economia specialmente della capitale Caracas e cambiarono la struttura sociale della nazione, che aveva appena sette milioni di abitanti nel 1953.

Con il successivo progressivo scemare degli interessi militari nella vita politica del paese, il Venezuela godette, per circa un quarantennio, di governi civili e democratici. L’elezione di Rómulo Betancourt, che fu presidente dal 1958 al 1964, decretò l’inizio di questa “nuova era”. A partire dagli anni sessanta e fino al 1998 l’AD e il partito democristiano COPEI (comitato di organizzazione politica elettorale indipendente) si alternarono alla guida del paese. Tale sistema bipartitico prese in nome di “puntofijismo“, ed il Venezuela godette di un periodo aureo tra il 1968 ed il 1978 che lo elevò al livello di maggior sviluppo nell’intera America Latina.

Il  27 febbraio 1989, a seguito di una lunga congiuntura economica particolarmente sfavorevole, esplosero nel paese numerosi disordini con morti e feriti. L’allora presidente Carlos Andrés Pérez (membro del partito AD), al suo secondo mandato, decise di sospendere temporaneamente i diritti costituzionali dei cittadini. Vennero impiegati da parte delle forze armate mezzi di coercizioni violenti per contrastare le agitazioni e si sfiorò la guerra civile. Tale periodo di scontri di piazza è passato alla storia come “Caracazo”.

Qualche anno più tardi (1992) fu persino ordito un complotto per uccidere Carlos Andrés Pérez. Il tentativo rivoluzionario, capitanato fra gli altri anche da Hugo Chávez, fallì. Nel 1998 lo stesso Chávez venne però eletto presidente e con la propria ascesa al potere ebbe definitivamente termine l’era del bipartitismo (sia AD che COPEI assunsero, da allora, un ruolo assolutamente secondario nella scena politica venezuelana).

L’elezione di Chávez nel 1998 determinò una nuova era della politica venezuelana, la cosiddetta “quinta Repubblica“: una nuova Costituzione, un nuovo nome (República Bolivariana de Venezuela), e nuove relazioni tra le classi sociali ed economiche del paese. Nel 1999 fu approvato un referendum per una nuova Costituzione.

Furono organizzate assemblee di partito locali chiamate “circulos bolivarianos”, che furono alla base del progetto del presidente chiamato “revolución bolivariana”, per una più equa ripartizione del reddito a favore delle classi meno abbienti. I detrattori di Chávez lo accusarono invece di essere un demagogo e di aver impoverito il paese con una politica fortemente nazionalista che avrebbe determinato l’allontanamento dei capitali stranieri dal Venezuela e l’isolamento internazionale.

Chavez dovette fronteggiare pertanto forti opposizioni alle proprie politiche. Nel 2001 venne indetto uno sciopero nazionale dei lavoratori, seguito da un tentativo di colpo di Stato nell’aprile del 2002 e da un altro sciopero generale delle classi lavoratrici nel dicembre dello stesso anno. Quest’ultimo portò alla chiusura della compagnia nazionale petrolifera (PDVSA) per due mesi con gravi conseguenze per l’economia venezuelana.

Nell’agosto 2004 Chávez indisse un referendum per la propria riconferma. Il 59% dei votanti si espresse a suo favore in un voto probabilmente manipolato.

Chávez fu rieletto alla fine del 2006 e del 2012, mentre la situazione socio-economica del Venezuela  si deteriorava progressivamente.  Con la morte di Chávez  il 5 marzo 2013, fu eletto presidente il suo braccio destro Nicolás Maduro, dopo elezioni non esenti da contestazioni.

Nelle prossime pagine,  gli sviluppi politici recenti, gli ultimi risultati elettorali, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

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