La frammentazione ha caratterizzato la politica interna della Repubblica di Vanuatu, la repubblica oceanica di più di 300mila abitanti (non pochi per essere un “miniStato”), che è anche una delle più meridionali tra quelle del “Continente blu”.
A Vanuatu vige un sistema parlamentare, in cui il potere esecutivo è in mano al Presidente, eletto dal Parlamento. Storicamente, il sistema politico era bipartitico, con il comando conteso tra Vanuatu Pati, partito socialdemocratico, e l’Unione dei Partiti Moderati, liberalconservatori. Ultimamente sono però “spuntati” nuovi partiti che si sottraggono dalle logiche classiche di ripartizione tra centro-sinistra e centro-destra dei grandi Paesi oceanici – in primis la Nuova Zelanda, che continua ad avere un’influenza importante su Paesi come Vanuatu, a protezione di interessi più locali, per esempio quelli indigeni, come il Partito della Terra e Giustizia, e quelli federalisti, come il Partito Nazionale Unito. Questa frammentazione ha portato dopo le ultime elezioni a nominare un Presidente indipendente, poi deceduto e oggi sostituito da Tallis Moses, attualmente al potere. Anche stavolta i risultati hanno portato importanti novità:
– Partito dei Leader di Vanuatu – centrismo – 12,5% (5 seggi, +4)…………………………………………….…………………………………………. – Vanuaku Pati – socialdemocrazia – 12,1% (7 seggi, +1) rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr- – Movimento per la Riunificazione e il Cambiamento – nazionalismo di destra – 11% (7 seggi, +4) – Partito per la Terra e la Giustizia – conservatori pro-indigeni – 10% (9 seggi +2) tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt- – Unione dei Partiti Moderati – liberalconservatori – 7% (5 seggi -1)
I Vanuatesi si sono dimostrati stufi della classica ripartizione tra le vecchie estensioni dei laburisti e liberalconservatori australo-neozelandesi, e vogliono maggiore protezione per le loro tradizioni e per la loro storia. Guadagnano consenso i partiti conservatori di destra e i nuovi partiti che mirano a scardinare la compagine politica, ma, a quanto pare, la frammentazione la farà da protagonista ancora a lungo.
ABCASIA – Dove tra il veleno politico e quello letteralmente inteso, non c’è molta distanza
Alla fine ce l’ha fatta, Aslan Bzhania, a diventare Presidente della piccola Repubblica de facto caucasica, affacciata sul Mar Nero, che insieme all’Alania (Sud Ossezia), all’Artsakh (Nagorno-Karabakh, che pure ha una storia un po’ diversa) e oggi alle Repubbliche novorusse di Donetsk e Luhansk è Paese testimonianza dei dissidi tra la grande madre Russia e i Paesi che un tempo considerava giardino di casa. L’Alania, come l’Ossezia del Sud, è conseguenza del conflitto con la Georgia, nonché della guerra che ha coinvolto i due Paesi nella calda estate del 2008.
Retorico e inutile dire che, in questi Paesi, i partiti filo-russi la fanno da padrone. Nonostante in alcuni casi non ci siano vere e proprie autocrazie al potere, i partiti devono comunque essere tutti in linea con i progetti di Mosca, non potendo discostarsene salvo pagare conseguenze amare. Ne sa qualcosa Alexander Ankvab, ex Presidente cacciato nel 2014 con un colpo di Stato, che ha subito dodici tentativi di assassinio (alcuni da gruppi, secondo le accuse georgiane, collegati alla Russia). Anche Bzhania è finito, in passato, una volta arrestato, quando era leader dell’opposizione contro l’uscente Raul Khajimba; successivamente, e più precisamente appena prima delle elezioni del 2019, è sopravvissuto per miracolo, dopo essere stato misteriosamente avvelenato. In Russia.
Alla fine le elezioni a cui Bzhania non ha potuto partecipare sono state annullate dalla Corte Suprema, e si sono quindi nuovamente svolte il 22 marzo 2020. Le proteste e le accuse alla Presidenza uscente hanno portato Khajimba a non ripresentarsi, e Bzhania (che vuole riabilitare Ankvab, rendendolo Primo Ministro) questa volta ha vinto.
Aslan Bzhania – Abkhazia Unita – conservatorismo filorusso – 58,9% Adgurd Ardzimba – Forum per l’Unità Nazionale dell’Abkhazia – nazionalismo filorusso – 36,9%
Chiaramente la politica del nuovo governo, in questa guerra tra bande dove la differenza in termini ideologici e politici è veramente poca, dovrà conformarsi a precisi e prevedibili limiti in ambito di politica internazionale.
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