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IL MAPPAMONDO – In Svizzera non cambia mai nulla (o quasi), in Canada Trudeau dovrà sottostare al programma della sinistra?

 

SVIZZERA

In Svizzera si sono tenute le elezioni parlamentari, o meglio, le elezioni dell’Assemblea Federale (formata dal Consiglio Nazionale e dal Consiglio degli Stati). La Svizzera è l’unico Paese al mondo dove vige un sistema direttoriale, con una presidenza turnaria dei componenti del Consiglio Federale, l’esecutivo del Paese, a sua volta composto dai partiti più rappresentativi e candidati eletti dal Parlamento.

In questo articolo troverete ogni dettaglio sul sistema svizzero e sulla storia politica dell’originale Paese alpino.
Queste elezioni hanno portato a dei risultati abbastanza banali, che dimostrano come in uno scenario stabile come quello svizzero i cambiamenti siano davvero rari e comunque graduali.

L’affluenza si è attestata al 45,1%, in calo di circa tre punti dalle elezioni del 2015. Tra i leader sono indicati anche gli attuali membri del Consiglio Federale per partito.

Primo partito è l’SVP-UDC, la destra nazionalista e conservatrice dell’attuale Presidente Ueli Maurer, vincitrice ininterrottamente da sedici lunghi anni, dal 2003, quando la tradizionale disfida tra il centrosinistra dei Socialdemocratici e il centrodestra di FDP e CDPP è finita nel cestino per opera di chi vuole una Svizzera ancora più chiusa, isolata, sistema a sé in un’Europa vicina ma distante. L’SVP-UDC però, questa volta, soffre: pur arrivando prima, perde più di tre punti e ben dodici parlamentari, che in un contesto come quello svizzero non è poco. In generale l’estrema destra soffre in Svizzera: anche la Lega ticinese perde uno dei suoi due parlamentari.

Primo partito per cantone in Svizzera. L’SVP-UDC primeggia nelle aree tedesche come nel 2015, e anche nelle grandi città (Zurigo, Berna, ecc.). I liberali sono popolari nella Svizzera Francese, mentre i cristiano democratici vanno bene, sempre come nel 2015, nel Valois. Stabile anche il Partito Democratico Conservatore, con 7 seggi come nel 2015. Vediamo un rafforzamento dei socialdemocratici nella Svizzera Francese e vicino a Basilea, aree che precedentemente appartenevano ai Cristiano Democratici.

Malino anche il centrosinistra e il centrodestra tradizionali. I voti in uscita vanno ai Verdi, che come in Germania e in Austria, gli altri Paesi dove si parla tedesco (ma in Svizzera vanno bene non solo nelle aree germanofone), ottengono un ottimo risultato. L’onda verde in Europa travalica le Alpi e contagia anche gli Elvetici; ciò riguarda non solo il Partito Verde, partito di sinistra, ma anche il Partito Verde Liberale, ambientalisti di centro-destra moderato. Cosa succederà? I Verdi faranno di tutto per ottenere, per la prima volta, un loro esponente in Consiglio Federale. Attualmente due membri sono del FDP, uno dei Cristiano-Democratici, altri due socialdemocratici, e due del SVP-UDC, di cui il Presidente Maurer. Quale partito dovrà sacrificare uno dei suoi membri a vantaggio dei Verdi? E ciò si verificherà davvero o il Parlamento farà barriera contro questa possibilità?

CANADA

In Canada si sono tenute le elezioni per il rinnovo della Camera dei Comuni.
Il Canada è una repubblica parlamentare e vige un particolare sistema elettorale, di tipo uninominale secco, con tutte le relative distorsioni che si sono viste anche in queste elezioni. Per un approfondimento sul sistema canadese e sulla storia politica del Canada, leggi qui.

Justin Trudeau, figlio dell’ex Primo Ministro Pierre, è il premier liberale popolare in tutto il mondo per via della sua bellezza e del suo garbo, ma meno popolare in Canada per via degli scandali che lo hanno colpito negli ultimi tempi, in particolare accuse di pressioni intragovernative a favore di alcune aziende, ma anche una lotta per il clima sbandierata e mai attuata (Trudeau ha dato l’ok all’espansione di uno dei maggiori gasdotti del Paese). Dall’altra parte, Andrew Scheer, discendente di immigrati rumeni, conservatore, diretto nel linguaggio, liberista, sicuramente molto meno ambientalista di Trudeau.

L’affluenza si è attestata al 66%, in calo di circa due punti dalle elezioni del 2015. Il particolare sistema elettorale canadese ha favorito, oltre ai Liberali, anche il Blocco Québecois, che ha preso più seggi di NDP pur avendo ottenuto meno voti. Ancora, una conseguenza dell’uninominale secco alla Canadese è che i Verdi, con più di un milione di voti e solo un punto sotto il BQ, ottenga solo tre seggi.

Trudeau ha raccolto un numero di voti minori di Scheer, ma il particolare sistema elettorale vigente in Canada ha fatto sì che comunque abbia ottenuto un numero maggiore di parlamentari. 157 in tutto, tredici sotto la maggioranza assoluta. Una vittoria sul filo di lana, che non dà al Partito Liberale i voti necessari per governare da solo. La cosa divertente è che Trudeau era stato inizialmente fautore di una proposta, poi ritirata, per una modifica della legge elettorale, in senso più proporzionale. Mai mutamento d’idee fu più azzeccato.

Trudeau avrà bisogno di un appoggio esterno da parte di NDP. NDP, il partito di sinistra guidato dal barbuto Jagmeet Singh, che ha perso voti ma che è diventato suo malgrado kingmaker, ha già posto sul tavolo le condizioni per un appoggio: più prestazioni sanitarie gratuite, riduzione del debito degli studenti, e una patrimoniale per i più ricchi. Condizioni pesanti per un liberale come Trudeau, che però, suo malgrado, le dovrà accettare. Pena, un governo che rischia di durare davvero poco (anche se in Canada non è impossibile l’idea di un Governo di minoranza del primo arrivato alle elezioni)

Altre notizie:

Questo autunno si sta rivelando autunno molto caldo, che vede proteste antigovernative in tutto il mondo: dal Perù all’Ecuador, dal Cile ad Haiti, dal Libano all’Iraq ecc. Proteste che hanno motivazioni differenti, e cause apparenti talvolta sciocche (in Cile è partita una mezza rivoluzione per l’aumento del biglietto sui mezzi pubblici), ma che a un certo punto si espandono sia nella loro portata sia nelle loro ragioni e derivano più che altro da una situazione economica considerata insoddisfacente; ciò, praticamente in tutti i casi presi ad esempio.
– Di tutt’altro tenore le proteste che stanno colpendo i governi del MOZAMBICO e della BOLIVIA. In entrambi i casi il risultato delle elezioni è ancora misteriosamente bloccato, e le contestazioni degli avversari in merito alla trasparenza e alla correttezza del processo elettorale si sprecano. Mentre in Mozambico è a rischio il processo di pace e in Bolivia il Presidente Morales parla di tentativi di colpi di Stato, si attende ancora che i risultati mettano quantomeno una formale parola fine allo spoglio.

Alla prossima elezione!

Skorpios

 

 

 

 

 

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