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lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni Presidenziali in Montenegro. L’eterno ritorno di Milo Djukanovic, padre e padrone del paese

I  CANDIDATI

Milo Đukanović

Milo Đukanović.è stato il principale protagonista della politica Montenegrina dal 1992 ad oggi.

Dal 5 febbraio 1998 all’8 gennaio 2003 è stato Presidente del Montenegro. È stato anche Primo ministro del Montenegro per quattro mandati: dall’8 gennaio 2003 al 10 novembre 2006, dal 28 febbraio 2008 al 21 dicembre 2010, dal 15 febbraio 1991 al 5 febbraio 1998 e dal 4 dicembre 2012 al 28 novembre 2016.

Entra in politica come membro della Lega dei Comunisti di Jugoslavia, all’inizio del 1989 come sostenitore di Slobodan Milošević partecipa, alla cosiddetta Rivoluzione Antiburocratica che rovescia la leadership in Montenegro. Milo diventa membro di spicco della nuova nomenclatura. All’inizio degli anni ’90, insieme all’allora presidente montenegrino, Momir Bulatović è un alleato di Slobodan Milošević. Nel 1991 diviene premier e nello stesso anno la Lega dei Comunisti del Montenegro è trasformata nel Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro (DPS), che da allora ha vinto tutte le elezioni multipartitiche. Durante la dissoluzione della Jugoslavia ha sostenuto le forze di Serbia e Montenegro partecipando personalmente all’assedio di Dubrovnik. Nel 1992 la Repubblica di Montenegro diventa parte di un nuovo stato chiamato Repubblica Federale di Jugoslavia.

Nel 1997 però cambia indirizzo politico, ricevendo appoggio dall’Occidente si sposta su tesi indipendentistiche e anti-serbe. Per questo si vede costretto a rompere con parte della dirigenza del DPS e con lo stesso Bulatović. Nel 2006 è il leader dello schieramento separatista che vincerà il referendum sull’indipendenza nel 2006.

Milo Đukanović è stato sospettato di legami personali e politici per contrabbando di tabacco a livello diffuso in Montenegro per tutto il 1990. Le autorità italiane hanno fatto cadere tutte le accuse contro di lui nel mese di aprile 2009.

Nel luglio 2003, la Procura di Napoli collega Đukanović con un racket della criminalità organizzata con un giro di affari del valore di miliardi di euro. Emerge anche un suo presunto coinvolgimento nel contrabbando di tabacco, accuse che egli nega, definendole un “abominevole trucco politico”, volto a criminalizzare lui e il suo paese.

Il 16 aprile 2003, il Giudice per le indagini preliminari di Napoli respinse la richiesta all’Ufficio Antimafia riguardante l’emissione di un mandato di arresto nei confronti dello stesso Đukanović, sostenendo che fosse immune dall’arresto come primo ministro del Montenegro. L’ufficio indagò su di lui per un breve periodo, chiedendo inoltre che fosse arrestato come misura precauzionale.

Sul caso è stato presentato ricorso al Tribunale del Riesame di Napoli, il quale respinse la richiesta d’arresto di Đukanović. Oltre a rivendicare la sua immunità, è stato descritto come socialmente non-pericoloso, nonché inconsapevole dei crimini attribuitigli.

Il caso è stato quindi presentato ancora una volta appello, alla Corte di Cassazione. Il 28 dicembre 2004, la Corte si è pronunciata a favore della presidenza antimafia[non chiaro] sostenendo che il Montenegro non fosse uno Stato sovrano, e che, pertanto, Đukanović non godesse di immunità diplomatica.

Dopo il referendum per l’indipendenza, l’avvocato di Đukanović, Enrico Tuccillo, affermò che “il referendum ha confermato la premessa del primo ministro, Milo Đukanović, circa la sovranità del Montenegro: quindi senza alcun dubbio, oggi gode dell’immunità, concessa ai capi di Stato e di governo.”

Il 27 marzo 2008 Đukanović si recò in visita privata presso l’ufficio del procuratore di Bari, durante la quale fu interrogato per 6 ore e mezza rispondendo alle domande del Pubblico Ministero circa le accuse contro di lui. In tale occasione, l’avvocato di Đukanović sostenne di avere prove che dimostravano che, nel momento in cui il suo cliente aveva presentato la richiesta di deporre alle autorità giudiziarie italiane a Bari, non era stato occupato nessun ufficio pubblici di alcun tipo e, pertanto, non vi era intenzione di avvalersi dell’immunità, in primo luogo. Nel mese di aprile 2009, le autorità chiusero il caso contro Đukanović.

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