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lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni parlamentari in Slovenia. I conservatori del Partito Democratico cercano di tornare al potere sfruttando il sentimento anti-immigrati, mentre la sinistra liberale si affida ad un comico televisivo.

Gli elettori sloveni sono chiamati il 3 Giugno al rinnovo dei 90 seggi dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento di fatto monocamerale Sloveno.

E’ la nona volta che gli sloveni eleggono democraticamente il loro parlamento dalla fine del comunismo nei paese della ex-Jugoslavia e l’ottava dall’indipendenza del paese nel 1992.
Le elezioni sono state leggermente anticipate rispetto alla loro scadenza naturale a causa delle dimissioni del Primo Ministro Miro Cerar. Il 14 marzo scorso infatti il governo si è dimesso a causa dei contrasti tra i membri della coalizione a causa dell’annullamento di un referendum su un grosso progetto di sviluppo ferroviario.

 

IL SISTEMA POLITICO

La Slovenia è una repubblica democratica rappresentativa parlamentare, basata su di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro e dal Consiglio dei Ministri. Il potere legislativo è esercitato quasi esclusivamente dall’Assemblea Nazionale. Esiste anche un Consiglio Nazionale, formato dai rappresentati delle categorie produttive, ma con poteri molto limitati. Il sistema giudiziario è indipendente.

Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale ogni 5 anni ed ha poteri simili a quelli del Presidente Italiano.
L’Assemblea Nazionale è formata da 90 membri, rinnovati ogni 4 anni, 88 dei quali eletti con sistema proporzionale con sbarramento al 4% e due rappresentati delle minoranze Italiana e Ungherese.
Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Slovenia è una cosiddetta “democrazia imperfetta”, al livello di Grecia, Cipro , Repubblica Ceca e Taiwan.

LA STORIA POLITICA RECENTE

Le prime elezioni libere in Slovenia, nel 1990, videro la vittoria di DEMOS, una coalizione di partiti di opposizione liberali e conservatori. Le elezioni del 1992 videro la vittoria del Partito Liberaldemocratico (LDS) che formarono un governo insieme ai conservatori del Partito Democratco Sloveno (SDS) e altri partiti minori. Le elezioni del 1996 videro una nuova vittoria dell’LDS, che l’anno successivo fece una coalizione di governo con i conservatori del Partito Popolare Sloveno (SLS). Nel 2000 l’LDS raggiunse il 36% dei consensi e formò una nuova coalizione di governo con popolari, socialdemocratici (ZLSD) e partito dei pensionati (DeSUS).

Nel 2004 la maggioranza relativa dei voti andò ai conservatori dell’SDS, il cui leader, Janez Janša diventò primo ministro, a capo di una coalizione di centrodestra.

Le elezioni del 2008 videro il crollo dei liberaldemocratici e il trionfo dei socialdemocratici, guidati da Borut Pahor, che divenne Primo Ministro a capo di una coalizione di centrosinistra.

Il governo di Pahor fu però sconfitto alle elezioni successive, che videro la vittoria di Slovenia Positiva, un partito di centrosinistra, guidato dall’imprenditore Zoran Janković. Il governo fu però formato da una maggioranza di centrodestra con a capo Janez Janša, che poi si dimise l’anno successivo, lasciando il posto a Alenka Bratušek, prima donna premier del paese, alla guida di un governo di centrosinistra formato da Slovenia Positiva, socialdemocratici e DeSUS.

Nel 2012 il leader socialdemocratico Borut Pahor fu eletto Presidente della Repubblica.

Una crisi di governo dovuta ad una scissione in Slovenia Positiva provocò le elezioni anticipate del 2014, che videro la vittoria di un nuovo partito liberale progressista, il Partito Moderno di Centro (SMC), che arrivò in testa con il 34,6% dei voti e il cui leader,  Miro Cerar, formò un’alleanza di governo di centrosinistra con i socialdemocratici e il partito dei pensionati.

Gli ultimi anni hanno visto un netto declino della popolarità dell’ SMC e l’arrivo di un nuovo protagonista sulla scena politica slovena, Marjan Šarec, giovane attore presentatore e comico televisivo che è riuscito ad arrivare al ballottaggio delle elezioni presidenziali del 2017, che hanno visto la riconferma di Borut Pahor.