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ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: elezioni in Giappone, Abe cerca la riconferma. La fine dell’esperimento del Partito Democratico

Coalizione “Pacifista”:

La coalizione cosiddetta pacifista è formata dai partiti della sinistra, contrari alla revisione costituzionale proposta da Abe.

Il Partito Comunista Giapponese, fondato nel 1922 è il più antico partito Giapponese esistente.

Esso ha come obiettivo politico una società basata sul socialismo e la difesa dei valori di democrazia e pacifismo. Il partito comunista (Nihon Kiosan-to, o JCP) non opta per una rivoluzione comunista immediata, ma per una “rivoluzione democratica” all’interno del sistema capitalistico e una restaurazione della sovranità nazionale giapponese tramite l’annullamento del Trattato di cooperazione mutua e di sicurezza tra gli Stati Uniti e il Giappone.

Il JCP è uno dei più grandi partiti comunisti non al potere del mondo, con circa 305.000 membri appartenenti a 20.000 sezioni. Sulla scia della divisione Sino-Sovietica, il partito cominciò a distanziarsi dal blocco orientale, specialmente dall’Unione Sovietica.

Di conseguenza, il partito non ha subito una crisi interna a causa del crollo dell’Unione Sovietica, né ha considerato lo scioglimento o il cambiamento del suo nome o degli obiettivi fondamentali, come hanno fatto molti altri partiti comunisti. Il JCP ha subito un lento ma progressivo calo nei risultati elettorali fino al 2012. Negli ultimi anni il suo sostegno ha ricominciato a crescere, nelle elezioni del 2014 ha vinto 21 seggi rispetto agli 8 precedenti. Questa nuova ondata di supporto  è stata evidente anche nelle elezioni metropolitane di Tokyo del 2013, dove il partito ha raddoppiato la sua rappresentanza. Combattendo su una piattaforma direttamente opposta al neoliberismo, al partenariato Trans-Pacific (TPP), alle basi militari statunitensi sul suolo giapponese, alla revisione costituzionale e all’energia nucleare, il JCP è l’interprete principale di una corrente di minoranza della società Giapponese che cerca un’alternativa allo spostamento a destra degli ultimi anni dell’elettorato.

Il partito socialdemocratico (Shakai Minshu-to, SDP in Inglese), rappresenta quello che resta dello storico  Partito socialista giapponese, il più grande partito di opposizione dal 1955 in poi. Nel 1993-1994 riuscì ad andare al governo a capo di una coalizione dei partiti di opposizione all’LDP.

Il Partito Socialista fino al 1996  aveva nel suo statuto come obiettivo la creazione di un Giappone socialista.

Dopo la riforma del 1996 tuttavia molti dei suoi componenti sono confluiti nell’allora nascente Partito Democratico e l’SDP ha avuto un lento ma inesorabile declino, che anche la sua partecipazione al governo con i Democratici nel 2009 non ha arrestato.

Le proposte politiche dell’SDP sono simile a quelle del JCP, ma tendenzialmente più liberali dal punto di vista sociale e attente alle problematiche ambientali.

Il partito democratico costituzionale del Giappone (Rikken Minshuto, CDP) è stato formato dalla componente di centro-sinistra del Partito Democratico.

Quando il gruppo di rappresentanti della Camera dei Rappresentanti DP si è sciolto, il vice segretario democratico Yukio Edano ha annunciato che i membri della minoranza liberale e di sinistra del partito avrebbero rifiutato di presentarsi alle elezioni insieme al Partito della Speranza di Yuriko Koike e che avrebbero formato un nuovo soggetto politico.

Il partito si oppone alla proposta di revisione dell’articolo 9 della costituzione postbellica del Giappone, sostiene l’eliminazione graduale dell’energia nucleare, gli investimenti governativi nelle energie rinnovabili e sostiene il congelamento dell’incremento dell’imposta sul consumo.

Altri Partiti:

Il Partito del Kokoro (cuore) giapponese è un partito politico di destra nazional-conservatrice, nato nel 2014 come “Partito per le generazioni future” da una scissione del “Partito per il Restauro del Giappone“.

Il partito ha adottato il suo nome attuale nel dicembre 2015.

Il Partito per  Restauro del Giappone (JRP) era stato costituito nel 2012 ed è stato diretto da Toru Hashimoto e Shintaro Ishihara. Nel maggio 2014 Hashimoto e Ishihara decidero di dividersi a causa di disaccordi in una fusione con un altro partito di opposizione, il “partito dell’unità”. La fazione di Ishihara lasciò il JRP per formare il Partito per le generazioni future. Il resto del partito formò il “partito dell’innovazione”, che è poi confluito nel PD.

Le politiche del “Kokoro” sono un mix di politiche di destra che da un lato sono improntate alla maggior sicurezza dei cittadini, con leggi più severe in materia di immigrazione e alla difesa dei valori tradizionali Giapponesi e dall’altro ad un deciso liberismo economico.

Possibili scenari elettorali

Secondo i sondaggi i liberaldemocratici potrebbero vincere più di 300 seggi, raggiungendo il loro miglior risultato dal 1986 ad oggi.
La coalizione di governo con Komeito, potrebbe quindi raggiungere la maggioranza dei due terzi sia alla Camera che al Senato necessaria per avanzare i piani di Abe per rivedere la costituzione pacifista del Giappone.
Una vittoria con quel margine garantirebbe anche la Abe la probabile rielezione come presidente di partito dell’LDP il prossimo settembre, che lo farebbe diventare uno dei più longevi primi ministri del paese.

Nonostante che il Governo Abe che l’LDP siano entrambi decisamente impopolari nel paese (2 giapponesi su 3 vorrebbero un nuovo primo ministro al posto di Abe), essi  potranno beneficiare di una scarsa partecipazione e di un’opposizione divisa che consentirà al partito di vincere seggi, soprattutto all’uninominale, grazie alla sua presenza sul territorio, in particolar modo nelle zone rurali. Molti elettori anti-Abe non si recheranno neanche alle urne a causa della dissoluzione del PD e dell’assenza di un’opposizione unita.

Un paese che invecchia, affidandosi ad un vecchio partito e ad un vecchio politico.

Più che il paese del sol levante il Giappone sembra sempre più il paese del sol calante.

Questo è tutto per il momento. Prossimi appuntamenti: elezioni anticipate del Parlamento Islandese il 28 Ottobre.

 

McFabbio2