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Il Mappamondo – In Australia e in India le destre sbaragliano exit e sondaggi e vincono bene

Non è solo l’Europa ad essere protagonista di tornare elettorali importanti in questo mese di maggio. Volgiamo lo sguardo a sud est e vedremo, nel totale oscuramento dei nostri media, che si sono svolte le elezioni parlamentari nella democrazia più popolosa del mondo, nonché Paese più popoloso del mondo, con più di un miliardo di abitanti. L’India. Ancora più a sud est, l’Australia ha ottenuto una inaspettata e piena riconferma del governo uscente. In entrambi i casi, i sondaggi e gli exit poll avevano sottovalutato le maggioranti uscenti (come accade quasi sempre in caso di partiti di destra al governo) chi poi ha invece vinto con pieno diritto.

INDIA

Anche se tutto questo non sembra importante agli occhi dei quotidiani e delle tv del nostro Paese,  in realtà la conferma di Narendra Modi, Primo Ministro della destra induista, ha una rilevanza primaria nello scenario politico mondiale. All’inizio non era chiaro, stando ai sondaggi, se avrebbe conquistato o meno la maggioranza. Successivamente, grazie alla sua campagna elettorale nazionalista e tradizionalista e alle grandi promesse sull’economia (non del tutto adempiute negli ultimi anni di governo), Modi ha recuperato e ora ha una maggioranza dilagante, di gran lunga superiore a quella che gli osservatori si sarebbero mai aspettati.

A causa dell’enormità in termini numerici della popolazione indiana, il voto si è svolto in sette tappe ed è durato un mese e mezzo. I risultati (scevri del numero di voti) sono stati annunciati il 23 maggio. Tutte le formazioni più piccole perdono a vantaggio delle alleanze, ma il netto vincitore è BJP di Modi dell’alleanza NDA. Ha partecipato il 67,1%, affluenza stabile rispetto alla scorsa elezione.

Questi anni di Modi, il fautore del recupero dei valori induisti, dello yoga e di tutto il resto, solito abbracciare un po’ troppo affettuosamente i leader mondiali durante i meeting internazionali, hanno visto una liberalizzazione degli investimenti esteri e una riduzione delle libertà sindacali. Ciò ha comportato una crescita degli investimenti, e a una minore sicurezza sul mercato del lavoro. Ha ridotto contemporaneamente i fondi alla sanità, dando maggiore spazio alla sanità privata, mentre ha aumentato i fondi alla spesa militare (specie dopo le recenti incomprensioni con il Pakistan). E’ inoltre nemico delle minoranze religiose, e vicino agli estremisti indù (che addirittura idolatrano l’assassino di Ghandi). Inoltre è anche nemico delle regole ambientali, che ha ridotto fortemente, come ha ridotto il budget per le politiche per l’ambiente e la sua tutela. Il cambiamento climatico non è una priorità per un’India che cresce e, naturalmente, nemmeno per i suoi elettori.

Per Stato è segnalata la coalizione a cui appartiene il partito che ha ottenuto un maggior numero di circoscrizioni. Come vediamo la divisione non è città campagna: Modi vince sia nelle megalopoli indiane e nella capitale, sia nelle campagne. Piuttosto, i partiti di centro-sinistra vincono nelle regioni più povere. Un fattore importante sta anche nel fatto che molti partiti regionali fossero alleati con i due centrosinistra competititivi (UPA e FFA) – per esempio, il partito autonomista della Dravidia e quello dell’Orissa.

Una politica che insomma è fortemente di destra, sia economica sia conservatrice, che mira a far crescere il Paese disinteressandosi del tema delle disuguaglianze. Ma è il nazionalismo e l’ignoranza di larghe fasce della popolazione che hanno premiato la sua campagna elettorale. Questo gli ha garantito una vittoria enorme, e altri cinque anni al potere, con le relative conseguenze.