Come si evince dalla cartina, il Partito dell’Indipendenza è arrivato primo in ogni regione islandese (il numero di crocette corrisponde ai maggiori e minori consensi). Il partito ha ottenuto maggiori consensi nelle regioni lontane da Reykjavík, quelle più selvagge, nei piccoli villaggi, con l’eccezione del Nord-Est e dell’Est, i territori più colpiti dalla crisi bancaria del 2008, che ancora ne subiscono le conseguenze, crisi di cui il Partito dell’Indipendenza fu visto come parzialmente colpevole.
Il mancato boom Rosso-Verde ha determinato una bersanianissima non-vittoria né del centrodestra, né della sinistra.
Quindi ora nel Paese è caos politico. Premessa l’impossibilità di formare un governo con la stessa maggioranza di quello caduto, il Presidente della Repubblica Johannesson ha dato mandato alla leader dei Rosso-Verdi Katrin Jakobsdottir di formare un governo. Ella, da subito mostratasi interessata ad assumere il ruolo di premier, ha affermato la volontà di dialogare con tutti i partiti dell’opposizione. Una prima versione di ipotetico governo vedeva quindi una coalizione di centro-sinistra, di cui facessero parte anche i Socialdemocratici, i Progressisti e i Pirati. Una maggioranza che però sarebbe stata instabile, di un solo voto in più rispetto all’opposizione.
Dopo il ritiro di Progressisti e Pirati, la Jakobsdottir ha compreso di non poter fare a meno dei voti del centro-destra: si è quindi proposta leader di una Grosse Koalition con Partito dell’Indipendenza e Partito del Progresso. La decisione di Jakobsdottir ha generato però un caos nella sinistra islandese, con i giovani e molti membri del partito in rivolta all’idea di dover governare con il centrodestra da sempre osteggiato.
Tuttavia, all’assemblea del partito è passata ufficialmente la proposta della candidata premier.
Ma tra i due litiganti, il terzo potrebbe godere: il terzo, in questo caso, sarebbe il Partito del Progresso, che vede l’ex premier Sigurdur Ingi Johansson come leader di una grande coalizione che possa mettere d’accordo sinistra e centro-destra.
Oggi, 18 novembre, però, i principali quotidiani islandesi riportano di un accordo sulla spartizione dei ministri in un governo di Katrin Jakobsdottir, che dovrebbe, nonostante le critiche interne al partito, guidare una grande coalizione. Riuscirà un governo così eterogeneo a portare avanti il mandato e a non distruggere il partito che lo presiede?
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