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IL MAPPAMONDO – In Sudafrica dopo l’addio a Zuma il risultato del voto è di nuovo scontato; a Panama torna a vincere la sinistra

PANAMA

In Panama si sono svolte le elezioni generali, per il rinnovo del Parlamento e, soprattutto della carica di Presidente, titolare della carica esecutiva. Il sistema di elezione del Presidente, diretto, è a turno unico, nel senso che chi prende anche un solo voto in più vince, senza nessun doppio turno. Un sistema discutibile ma utilizzato in alcuni Paesi (come, per esempio, le Filippine). Il Presidente non può inoltre candidarsi per due mandati consecutivi.  Il vincitore delle elezioni, con il 33,3% dei voti, è stato il socialdemocratico Laurentino detto Nito Cortizo.

L’affluenza si è attestata al 73%, in calo di più di 3 punti.

La vittoria del centrosinistra giunge dopo 10 anni di governo delle destre. A seguito della fine della dittatura militare nel 1989, realizzatasi grazie all’invasione degli Stati Uniti che hanno deposto il regime di estrema sinistra, il Paese è stato governato per lo più da un’alternanza tra il centro-destra del Partito Panamenista e il centro-sinistra del Partito Democratico Rivoluzionario. Nel 2009, è diventato Presidente Ricardo Martinelli, di origine italiana, il leader della formazione populista di destra Cambiamento Democratico. Non del tutto democratico, visto che è stato accusato di aver forzato le maglie della democrazia creando un sistema di spionaggio dei giornalisti scomodi e dell’opposizione. Accusato di peculato (45 milioni di dollari destinati alle mense scolastiche, l’origine italiana non mente mai), arrestato negli USA e poi estradato a Panama, si troverebbe ora in carcere. Gli è succeduto il Presidente panamenista Juan Carlos Varela, che è stato protagonista di un mandato estremamente impopolare a causa della crisi del sistema sanitario nazionale, oltre che delle solite accuse di corruzione.

Tutto ciò ha fatto sì che il candidato del Partito Panamenista, José Blandon, sia arrivato addirittura quarto, con un risultato disastroso, meno dell’11%. Sopra di lui, Ricardo Lombana,  console a Washington che ha corso da indipendente, proponendo una politica liberista filo-americana. Il primo posto se lo sono conteso il Cambiamento Democratico con Romulo Roux – gli elettori hanno già probabilmente dimenticato il governo di Martinelli – e il socialdemocratico Nito Cortizo che alla fine, per soli due punti, è risultato vincitore. Che la sinistra vinca in un Paese latino-americano, oggi, non è più cosa molto comune. Ma il socialismo di Cortizo, ex Presidente del Parlamento e Ministro dell’Agricoltura, è, appunto, abbastanza moderato e diverso da alcuni precedenti del PRD. La destra lamenta irregolarità del voto, ma difficilmente questo cambierà qualcosa. La sinistra torna a Panama.

Altre notizie:

– In ESTONIA si forma il governo di Juri Ratas, il giovane liberaldemocratico del Partito di Centro che, pur sconfitto alle elezioni, non ha esitato ad allearsi con l’estrema destra ipernazionalista e antieuropea di EKRE (oltre che con il centrodestra di Pro Patria) per rimanere al potere. Dopo la formazione del nuovo governo, tra le proteste dei liberali del Partito delle Riforme, vincitori formali, Helme, il leader di EKRE ora divenuto Ministro degli Interni che promette di opporsi a ogni ripartizione di migranti, ha definito la Presidente della Repubblica estone una donna “turbata”, per aver rimosso dall’incarico un ministro accusato di violenza domestica. Come se non bastasse Helme, che al contrario di molti partiti di estrema destra europei odia la Russia, ha già reclamato alcuni territori russi. Difficile che Putin lo stia ad ascoltare. Della simpatica combriccola ma anche della famiglia fa inoltre parte Martin Helme,  il figlio del leader di EKRE,  Ministro dell’Economia contrario alle unioni civili per gli omosessuali, anti-minoranze russe e fautore di un'”Estonia esclusivamente bianca” (nonostante la percentuale di migranti di origine africana nel Paese sia a livelli quasi inesistenti).

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