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IL MAPPAMONDO – In Sudafrica dopo l’addio a Zuma il risultato del voto è di nuovo scontato; a Panama torna a vincere la sinistra

Si sono tenute in questi giorni le elezioni generali nella Repubblica di Panama e nella Repubblica Sudafricana.

SUDAFRICA

Le elezioni parlamentari in Sudafrica hanno visto vincente, come ormai da ventiquattro anni a questa parte, il Congresso Nazionale Africano, questa volta guidato dal miliardario Cyril Ramaphosa. Il sistema di voto in Sudafrica è molto particolare (è simile, per esempio, a quello angolano): l’esecutivo è sorretto solo da un Presidente, che però viene nominato e riceve la fiducia del Parlamento, il quale è eletto direttamente dai cittadini. E’ chiaro che il prossimo Presidente sarà l’uscente Ramaphosa, che detiene la carica dal 2018.

L’affluenza, in grande calo, si è attestata al 65,6%, circa 8 punti in meno rispetto alle elezioni del 2014. I seggi del parlamento sudafricano sono 400.

Dopo un periodo di profonda crisi che è culminata con le dimissioni di Jacob Zuma, dovute ad accuse di corruzione, l‘ANC è riuscito ad effettuare il recupero sperato, e a stravincere (senza rivali) ancora una volta. Un periodo davvero travagliato quello tra il 2017 e il 2018, che aveva visto l’ANC ai minimi termini per via delle numerose inchieste di corruzione che coinvolgevano il folkloristico e “plurigamo”  Presidente, con numerose mozioni di sfiducia bocciate. Infine, il partito, per salvarsi, aveva sacrificato il proprio leader, e lo aveva sostituito con il suo vice Ramaphosa (anche lui, almeno secondo le voci, non propriamente monogamo), confidando in un rilancio. Il rilancio c’è stato. Ramaphosa, milionario ma politicamente abbastanza a sinistra, ha promulgato una divisiva riforma che consente allo Stato di espropriare le vaste terre dei ricchi proprietari terrieri (normalmente bianchi) senza nessun indennizzo, per fini di pubblica utilità. La proposta di Ramaphosa si spinge poi fino all’istanza di modifica costituzionale. Per il resto, ha aumentato gli incentivi all’occupazione, riformato i centri per l’impiego e, in politica estera, ha normalizzato le relazioni con i Paesi vicini, dal Ruanda all’Angola. Per ogni dettaglio sulla situazione politica africana si veda l’apposito articolo.

Primo partito per provincia nelle contemporanee elezioni provinciali e territori in cui l’ANC ha prevalso ma con meno del 60%. Come si può notare, l’ANC vince nelle aree più povere e rurali, nonché più popolate da persone nere, mentre il DA va meglio nelle aree più urbanizzate, nonché più popolate da persone bianche. Tra queste la provincia del Western Cape, con Città del Capo, ma anche il Northern Cape, i territori intorno a Durban e il Gauteng, dove è sita Pretoria, la capitale esecutiva.

In tutto questo l’ANC subisce comunque un calo, sebbene non determinante. Vanno male le opposizioni, in particolare il centro-destra moderato di Alleanza Democratica, nonostante il bel faccino di Mmusi Maimane, che addirittura perde punti dall’ultima elezione. Allo stesso modo, queste elezioni dovevano, secondo i sondaggisti, vedere un balzo in avanti dell’estrema sinistra sankarista e antioccidentale dei Combattenti per la Libertà Economica. Un balzo in avanti che c’è stato solo parzialmente, non c’è stato nelle dimensioni accreditate, e questo nonostante il divario tra ricchi e poveri nel Paese, che continua ad essere un problema diffuso. Pare che il Sudafrica resterà dell’ANC ancora a lungo.