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Sondaggi d’America – Da stanotte nuovi dibattiti tra i democratici. Biden riguadagna terreno, bene Warren. Le nostre stime sui primi stati e sui delegati.

Per il terzo dibattito di settembre i requisiti per l’accesso si fanno più stringenti: è necessario ottenere almeno il 2% in 4 differenti sondaggi svolti dal 28 giugno al 28 agosto e, come seconda condizione, è necessario che ogni candidato riceva supporto finanziario da almeno 130.000 donatori.  Ad oggi, i candidati già qualificati sono Biden, Sanders, Warren, Harris, Buttigieg, O’Rourke e Booker. Amy Klobuchar ha raggiunto i 4 sondaggi ma non ha ancora raggiunto 130.000 donatori. Julian Castro e Andrew Yang hanno abbastanza donatori ma solo 3 sondaggi su 4. Steyer ha 2 sondaggi ma non abbastanza donatori, mentre Tulsi Gabbard e John Hickenlooper hanno un sondaggio e meno di 130000 donatori. Quindi, ad oggi lo scenario più probabile è quello di un dibattito con 10 candidati, ovvero Biden, Sanders, Warren, Harris, Buttigieg, O’Rourke, Booker, Klobuchar, Castro e Yang. Ciò potrebbe spingere i rimamenti 10 candidati non qualificati a ritirarsi dalla corsa alla presidenza.

Ora passiamo alle nostre medie relative agli stati che terranno caucus e primarie a febbraio. Cominciamo dall’Iowa, dove Joe Biden mantiene un vantaggio di quattro punti percentuali su Bernie Sanders, anche se i primi 4 candidati sono racchiusi in poco più di 6 punti percentuali. Buttigeg mantiene la doppia cifra. In generale, i sondaggi ci mostrano come Biden abbia il suo punto di forza tra gli afroamericani, mentre Sanders e (specialmente) Warren e Buttigieg vanno meglio tra i bianchi. Proprio in Iowa, nel 2016 i bianchi erano il 91% dei votanti nei caucus democratici, quindi è chiaro come le caratteristiche socio-demografiche di questo stato favoriscano le performances di Sanders, Warren e Buttigieg. Situazione simile in New Hampshire (93% di bianchi tra i democratici nel 2016), dove Warren e Sanders non sono così distanti da Biden. Una doppia vittoria in Iowa e New Hampshire potrebbe lanciare Sanders o (più probabilmente) Warren come il principale avversario di Joe Biden, il quale ha il suo punto di forza in South Carolina (61% di afroamericani nelle primarie democratiche del 2016), dove anche Harris e (nel caso in cui la senatrice californiana faccia un passo falso) Booker possono far bene. Possibili sorprese? Amy Klobuchar e Steve Bullock in Iowa, Andrew Yang in New Hampshire, Cory Booker in South Carolina e Julian Castro in Nevada, dove i latinos rappresentavano il 19% dell’elettorato democratico nel 2016.

Per questa prima stima sui delegati abbiamo preso in considerazione i sondaggi dei singoli stati. Ad oggi, gli stati che hanno almeno un sondaggio sono 25. Ricordiamo che molti sondaggi sono stati svolti nella prima metà dell’anno, quindi Biden e Sanders fanno meglio di ora, mentre Warren e Harris fanno registrare performances inferiori ai loro standard attuali. Le regole per l’attribuzione dei delegati sono molto semplici: una parte viene ripartita a livello statale, mentre i rimanenti vengono ripartiti a livello distrettuale, considerando quindi i risultati in ogni distretto congressuale. La ripartizione dei delegati è proporzionale con una soglia fissata al 15%, sia a livello statale che distrettuale. Per la nostra stima, vista l’assenza di dati precisi sui singoli distretti, abbiamo considerato solo i delegati statali, anche se la distribuzione nei singoli distretti non dovrebbe variare molto rispetto a quella statale nelle proporzioni, anche se alcuni candidati che fanno registrare una percentuale di poco inferiore al 15% a livello statale possono guadagnare qualche delegato nei distretti. Ad oggi, Biden è sopra la soglia in tutti gli stati considerati, Sanders è sopra in 18 stati su 25, Warren ottiene il 15% in 15 stati su 25, Harris è sopra in 5 stati su 25 (Iowa, California, Missouri, Georgia e Ohio), mentre Buttigieg, O’Rourke e Klobuchar superano il 15% in un solo stato a testa (nei rispettivi stati di origine, ovvero Indiana, Texas e Minnesota)

Infine, un doveroso accenno ai sondaggi relativi alle sfide per le elezioni generali di novembre. Dobbiamo ricordare come Trump sia riuscito ad ottenere una vittoria piuttosto larga nel collegio elettorale (306 a 232) pur perdendo il voto popolare con un margine di 2,09 punti percentuali. E la situazione potrebbe essere simile nel 2020: qualora per esempio Trump riuscisse a mantenere la geografia elettorale del 2016 e, allo stesso tempo, perdesse ancora terreno in California (lo stato più grande) e vincesse in Texas (il secondo stato più grande) con un margine inferiore rispetto a quello del 2016, ecco che Trump potrebbe perdere il voto popolare con uno scarto maggiore rispetto al 2016 e riuscire comunque a vincere nel collegio elettorale. Quindi i sondaggi nazionali sono sì importanti e possono darci importanti indicazioni, ma alla fine ciò che conta sono i risultati dei singoli stati.

Biden sembra sempre di più il candidato con maggiori possibilità di successo contro Trump e ciò potrebbe giocare a suo favore nelle primarie democratiche. Prendiamo gli ultimi due sondaggi, il primo svolto a livello nazionale e il secondo svolto in Ohio. Partendo dal primo, tenendo presente che Trump può benissimo vincere anche perdendo il voto popolare di 2-3 punti percentuali, Biden è avanti di 10 punti percentuali sul Presidente uscente, Sanders è avanti di 6 mentre Trump è avanti di un punto percentuale sia su Harris che su Warren. Passando all’Ohio, stato vinto da Trump nel 2016 con un margine di poco più di 8 punti percentuali, Biden è avanti di 8 punti percentuali (50% a 42%), Harris e Buttigieg sono alla pari con Trump (44% a testa) mentre il Presidente uscente è avanti di un punto percentuale su Sanders, Warren (46% contro 45%) e Booker (44% a 43%).

Per oggi è tutto, appuntamento al prossimo post!

Kri

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