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Sondaggi d’America – Biden riduce il vantaggio nel voto popolare

Sondaggi d’America – La corsa per la presidenza continua, tra dibattiti e caso Corte Suprema. Biden riduce il vantaggio nel voto popolare ma si rafforza nella Rust Belt.

Salve amici. Tante novità in questo post. Prima di occuparci delle previsioni su elezioni presidenziali, Senato e Governatori, approfondiremo la situazione relativa alla Corte Suprema.

La Corte Suprema dopo la morte di RBG

fonte immagine: Il Fatto Quotidiano

Il 18 settembre è scompars Ruth Bader Ginsburg, storica giudice della Corte Suprema, di orientamento liberal, nominata dall’allora Presidente Bill Clinton nel 1993. Cosa accade ora? La situazione è per molti aspetti simile a quella del 2016, con la morte del giudice conservatore Antonin Scalia. Il Presidente Obama propose la nomina di Merrick Garland, ma i repubblicani si opposero perfino alla concessione dell’hearing, in quanto il 2016 era anno di elezioni e si riteneva che tale decisione dovesse spettare al nuovo Presidente. Alla fine, si procedette alla nomina di Neil M. Gorsuch, mantenendo il 5-4 a favore della tendenza conservatrice. Ora la situazione è simile, ma con due differenze di rilievo: la prima è l’inversione di ruoli, con i repubblicani a favore della nomina del nuovo giudice da parte di Trump, nonostante si voti a novembre, e i democratici fermamenti contrari; la seconda è che in caso di successo del candidato conservatore proposto da Trump (per bloccare la nomina serve che 4 senatori GOP votino in dissenso dal Presidente, ma ciò sembra improbabile), i conservatori avrebbero ben 6 seggi contro i 3 dei liberal, con possibili cambiamenti per molti settori del diritto statunitense. Cosa potrebbero fare i democratici? Le uniche speranze risiedono nel cosidetto trifecta, ossia con il controllo contemporaneo da parte del partito dell’asinello di presidenza, Camera e Senato. In questo caso, i democratici potrebbero ricorrere al court-packing: tale pratica, proposta (senza successo) da Roosevelt nel 1937, prevede la possibilità di nominare altri giudici alla Corte Suprema, in quanto il numero di 9 giudici non è stabilito in Costituzione. L’idea di Roosevelt è rimasta negli archivi anche in seguito al 1937, come una sorta di consuetudine non scritta caratterizzante l’equilibrio del sistema bipartitico statunitense, ma potrebbe essere superata nel caso di un 6-3 pro-conservatori nella Corte Suprema e un trifecta democratico, in quanto – in tal caso – ci sarebbe un forte distaccamento dalla realtà politica del paese. Tra i democratici, il candidato alla presidenza Pete Buttigieg ha messo in risalto tale proposta, ancor prima della morte di Ginsburg, mentre per quanto riguarda i repubblicani, il rappresentante Jim Jordan (dell’Ohio, molto vicino a Trump), ha proposto di limitare in modo formale la Corte a 9 membri.

Dibattiti al via

fonte immagine: US News

Passando ora alle elezioni presidenziali, cominciamo con il via ufficiale della stagione dei dibattiti. Il primo dibattito si terrà martedì 29 a Cleveland, sarà moderato da Chris Wallace di Fox News e vedrà come temi di discussione i records di Trump e Biden, la pandemia di Covid-19, la Corte Suprema, la questione razziale, il processo elettorale e l’economia. Il 7 ottobre sarà il turno dell’unico dibattito tra i due candidati alla vicepresidenza, Pence e Harris, i quali si sfideranno a Salt Lake City, Utah, con la moderazione di Susan Page di USA Today. Il secondo dibattito presidenziale si terrà nel formato del town hall (i due candidati in piedi che rispondono alle domande del pubblico) avrà luogo ad Ann Arbor, Michigan, il 15 ottobre e sarà moderato da Steve Scully di C-SPAN. Il terzo e ultimo dibattito andrà in scena una settimana più tardi, il 22 ottobre, a Nashville, Tennessee. Kristen Welker di NBC assumerà il ruolo di moderatrice. C’è molta attesa e curiosità per le performances di Trump e Biden. Nel 2016, secondo i sondaggi d’opinione, Hillary Clinton ha vinto tutti e tre i dibattiti ma – nonostante ciò – la vittoria è andata al candidato repubblicano.

E’ ora il turno delle nostre previsioni.

Metodologia

Per quanto riguarda il voto popolare, considereremo i sondaggi più recenti svolti a livello nazionale, pesati a seconda della data di svolgimento e del record passato del sondaggista (una misura di quanto quel dato sondaggista sia andato più vicino o meno ai risultati nelle elezioni precedenti).

Per quanto riguarda i singoli stati, la previsione si baserà sia sui sondaggi realizzati a livello statale (sempre ponderati per data e record della casa sondaggistica) sia su una proiezione realizzata a partire dalla previsione del voto popolare a seconda dei trend passati. Il peso della proiezione sarà chiaramente minore rispetto ai sondaggi statali nella misura in cui quest’ultimi verranno svolti: per uno swing state (che vedrà molti sondaggi statali) il peso dei sondaggi statali sarà preponderante rispetto alla proiezione realizzata a partire dal dato nazionale, mentre quest’ultima avrà un peso maggiore per quegli stati considerati sicuri per uno dei due candidati e in cui verranno svolti pochi sondaggi. Il peso delle due previsioni comunque non sarà assegnato in maniera casuale, ma bensì verrà calcolato in base allo scostamento tra la data degli ultimi sondaggi nazionali e quella degli ultimi sondaggi statali.

Voto popolare

Nella previsione relativa al voto popolare, Joe Biden è in testa con il 52,2% (in calo di 0,9 punti percentuali rispetto all’ultimo aggiornamento) mentre Donald Trump insegue al 44,7%, con un guadagno dell’1,7%. I candidati di partiti minori raggiungono nel complesso il 3,1% (-0,7% rispetto al post precedente). Nel complesso, il vantaggio del candidato democratico passa dai 10,1 punti percentuali dell’ultimo aggiornamento ai 7,5 di oggi.

Nella prossima pagina le nostre previsioni Stato per Stato

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