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Sondaggi, qualche problema?

BiDiMedia unica a vedere Emiliano vincente, ma i risultati di sondaggi, exit poll e proiezioni sono catastrofici. In questo articolo cercheremo di esaminare i problemi del mondo sondaggistico italiano.

Il sondaggio BiDiMedia sulle regionali pugliesi

L’ultimo sondaggio BiDiMedia sulle regionali pugliesi, con Emiliano in vantaggio.

Prima di iniziare una breve disamina sullo stato dell’arte dei sondaggi italiani, permetteteci una piccola parentesi autocelebrativa. BiDiMedia è stato l’unico istituto, tra quelli che hanno effettuato sondaggi sulle regionali pugliesi nell’ultimo mese prima delle elezioni, a rilevare la vittoria di Emiliano, nel nostro sondaggio del 4 settembre che potete trovare qui. Non solo: tra la nostra prima rilevazione del 10 agosto (consultabile qui) e il secondo sondaggio del 4/9, si evidenziava già il trend di crescita di Emiliano, grazie a consenso personale e voto disgiunto, che ha portato al trionfo del governatore uscente, pur non riuscendo ancora a coglierne le reali dimensioni. Una piccola soddisfazione in uno scenario generale purtroppo sconfortante.

La crisi dei sondaggi italiani

Le elezioni regionali e amministrative del 20 e 21 settembre 2020 segnano forse il momento più basso della storia delle rilevazioni demoscopiche italiane. Abbiamo assistito ad uno spettacolo indegno, fatto di rilevazioni avulse dalla realtà politica, spifferi incontrollati, exit poll smentiti dopo 5’ e proiezioni regolarmente fuori forchetta…. E purtroppo, non è nemmeno la prima volta. Impossibile dimenticare i clamorosi errori di Datamedia per Rete4 durante le elezioni amministrative ’95, con Emilio Fede costretto ad ammainare bandierine in diretta, oppure le più recenti europee 2014 o le politiche 2018, con sotto e sopra valutazioni di partiti politici di diversi punti. Si trattava però di errori tutto sommato “accettabili”: scenari politici nuovi, partiti mai visti (basti pensare al M5S nel 2013) o leader rampanti in grado di spostare masse di elettorali in poco tempo sono fattori spesso presenti e in grado di ribaltare la situazione negli ultimi giorni, quando i sondaggi non possono più essere pubblicati. Ma su questo, torneremo dopo. Il mondo politico italiano in effetti poco si presta a rilevazioni attendibili, anche perché ampie fasce sociali risultano pressoché insondabili. Qualche errore è in buona sostanza ammissibile.

Discorso simile per gli exit poll: essendo svolti su un campione in uscita dai seggi, dovrebbero fotografare con discreta precisione quanto accaduto poco prima nell’urna. Ma sono pur sempre sondaggi con tutti i difetti del caso.

L’escalation degli errori: le proiezioni

Due esempi di proiezioni del tutto errate (primi 3 partiti fuori dal margine di errore) per le europee 2019.

A cosa si riferisce allora lo spettacolo indegno citato prima? Innanzi tutto, negli ultimi anni il tono e la tipologia di errori ci sembrano peggiorati. Ad esempio, non è ammissibile sbagliare di molti punti le proiezioni, basate sui voti veri e quindi non soggette (in teoria) alle fisiologiche imprecisioni dei sondaggi. Non a caso hanno un basso margine di errore e da quella forchetta non si dovrebbe uscire. Eppure, nelle ultime tornate elettorali abbiamo assistito a proiezioni completamente fuori fase, come potete vedere nelle immagini. Ci viene il sospetto che la fretta di mandare in onda i dati, con i media alla frenetica ricerca della velocità più che della qualità, faccia sì che le prime proiezioni siano realizzate con un campione minimo, qualche decina di schede a seggio. Un campionamento troppo limitato per essere statisticamente valido e quindi soggetto ad alto tasso di errore.

I trend di fantasia

Non solo: riguardo ai sondaggi, sbagliare è lecito, come spiegato sopra, ma fino ad un certo punto. Se tutte le rilevazioni relative ad una determinata competizione elettorale vanno in direzione diametralmente opposta all’esito finale, qualcosa non va. E’ quanto successo ad esempio in Emilia, Toscana e Puglia (per restare ad esempi recentissimi), con trend consolidati di rimonta – Borgonzoni su Bonaccini, Ceccardi su Giani – del tutto inesistenti nella realtà.

Facciamo notare che se i sondaggi sono intrinsecamente soggetti all’errore statistico riguardo ai numeri assoluti, non così per i trend. Realizzando una rilevazione a settimana, o anche al mese, pur magari sbagliando le percentuali dei candidati non dovrebbe essere complicato cogliere le tendenze del momento. Così è stato ad esempio per il sondaggio BiDiMedia sulla Puglia citato all’inizio, che ci faceva prevedere la vittoria di Emiliano.

Inoltre, non è credibile – come asserito nei casi di Toscana ed Emilia – che la discrepanza tra sondaggi ed esito elettorale sia data dal voto utile dell’ultimo minuto. A parte che, come vedremo, anche i sondagi editi negli ultimi giorni (non ufficiali ma ben noti) davano i medesimi risultati dei precedenti se non peggiori, non è plausibile pensare che centinaia di migliaia di elettori si siano improvvisamente spostati in pochissimi giorni, dopo che per settimane erano stati rilevati trend opposti. L’evidenza dei dati finali ci mostra che quei numeri erano sbagiati fin dal principio: per restare sempre sugli stessi esempi, Borgonzoni e Ceccardi non sono mai state vicine ai rivali, né in rimonta. 

Il buio pre-elettorale

Uno dei massimi mali dei sondaggi italiani, che concorre al pessimo risultato finale, è il buio pre-elettorale. Si tratta delle due settimane prima del voto in cui i sondaggi non possono essere pubblicati e diffusi, PUR POTENDOLI REALIZZARE. Durante il buio, non essendo più possibile pubblicare, si assiste al “liberi tutti”; nascono voci incontrollate, sondaggi fantasiosi e del tutto inventati mischiati a quelli veri. Ciò fa sì che si possa far filtrare qualsiasi sondaggio in libertà, tanto ci sarà la scusa che “ufficialmente non esisteva”. Inoltre, il buio è spesso usato come scusa per giustificare rilevazioni sballate. Visto che dagli ultimi sondaggi ufficiali al voto mancavano ancora 2 settimane, è facile sostenere che siano le intenzioni di voto degli elettori ad essere nel frattempo cambiate, e non sbagliato il sondaggio. Il buio insomma deresponsabilizza gli istituti.

Il sottobosco del buio

Durante il buio, si assiste infine all’ultima e più deleteria pagliacciata, da parte di un nutrito “sottobosco politico” che si muove a latere del mondo dei sondaggi: i tentativi di indirizzare il voto, o anche solo ottenere visibilità, tramite tweet e post sibillini, con scritte o immagini allusive, volte a far “capire e non capire” chi starebbe vincendo.

E’ qui che si arriva all’apoteosi dei trend inventati, è qui che le rimonte immaginarie si compiono e avvengono i clamorosi sorpassi; da quello della Ceccardi su Giani di pochi giorni fa, fino al memorabile (per gli appassionati del trash) “Monte Cimone”, un sondaggio sulle regionali emiliano-romagnole rivelato tramite un’ardita metafora appenninico-metereologica, in cui risultava l’agognato sorpasso (pure netto) della Borgonzoni su Bonaccini. Era il venerdì prima del voto, sappiamo come andò a finire. Ma tanto, essendoci il buio, nessuno chiederà mai conto di nulla.

L’esempio pugliese

Il sondaggio pugliese citato nel testo

Citiamo ad ulteriore esempio un sondaggio sulle regionali pugliesi “filtrato” ad appena 5 giorni dal voto secondo cui la candidata M5S Laricchia sarebbe stata quasi appaiata ad Emiliano e Fitto al 30%. Ha preso poco più del 10%. In questo caso non si può trattare di un normale errore, a meno di non supporre la totale incapacità del sondaggista (e non ci permetteremmo mai…). C’è stata un intento politico? Anche in questo caso, non ci permettiamo di accusare qualcuno di malafede. Eppure qualche problema è evidente.

Viene da chiedersi perché tutto questo accada, visto che in teoria i sondaggi sarebbero richiesti da committenti paganti, che non dovrebbero avere interessi ad acquistare numeri irrealistici.

Un problema di pigrizia?

A nostro parere, senza voler essere esaustivi né pretendere di avere la verità in tasca, è possibile che concorrano diverse problematiche, a partire dalla deresponsabilizzazione di cui abbiamo parlato prima; ma forse più di tutto concorre al (pessimo) risultato generale una certa “pigrizia” dei nostri sondaggisti.

L’impressione, non suffragata da certezze ma che meriterebbe di essere approfondita, è che gli istituti nostrani assumano determinate tendenze politiche, e realizzino sondaggi, exit e anche proiezioni dando per assodato che i trend ipotizzati siano costanti e infallibili. I sondaggi sono quindi impostati in modo tale che i dati si adeguino alla tesi sul contesto politico, e non viceversa. Ecco che se la tendenza del momento vede il “fenomeno Salvini”, o il M5S debordante, sono i dati a doversi adeguare in tal senso.

Ciò appare evidente con le narrazioni emiliane e toscane. Visto che il contesto nazionale vede un’inequivocabile dominanza della destra, con propaganda martellante sulla “fine delle regioni rosse” e il “7-0”, ci doveva essere PER FORZA un testa a testa nelle due regioni… E i sondaggi sono andati in tale direzione, a prescindere dai dati reali. Tutto ciò è amplificato dal “sottobosco del buio”, che tira ancora di più nella direzione delle presunte tendenze politiche. I conseguenti errori dei sondaggi comportano poi errate tarature nei modelli degli istituti e contribuiscono a causare, a catena, i disastri in exit poll e proiezioni.

Non vogliamo, sia chiaro, accusare nessuno di malafede e crediamo che l’eventuale “pigrizia” sia del tutto involontaria e gli errori non cercati a vantaggio di uno schieramento politico (almeno da parte delle case di sondaggi, altro discorso per il “sottobosco”…). Per par condicio, dobbiamo anzi dire che fino a poco tempo fa, succedeva l’esatto opposto rispetto agli esempi più recenti e ad essere sopravvalutata era regolarmente la Sinistra.

La nostra proposta

Premettiamo che un vero cambiamento sarà possibile solo quando i committenti non accetteranno più senza colpo ferire errori grossolani come quelli visti sopra; fintanto che, dopo exit e proiezioni sballate, sulle maggiori reti televisive torneranno gli stessi sondaggisti a ripetere il tutto come se nulla fosse, difficilmente avverrà un netto miglioramento.

Nel nostro piccolo, pur non essendo in grado di risolvere nulla, ci permettiamo di proporre l’immediata abolizione del buio pre-elettorale.

Come in tutti gli altri paesi del mondo occidentale, dovrebbe essere consentito pubblicare sondaggi, secondo le consuete normative, almeno fino alla conclusione della campagna elettorale. Pur capendo i timori che hanno generato la norma del buio, essa si è rivelata deresponsabilizzante e deleteria. Eliminando il buio, si spera di limitare il “sottobosco” e le relative invenzioni, nonché di costringere tutti noi che realizziamo sondaggi a prenderci le responsabilità di eventuali rilevazioni sballate, che siano pubblicate due settimane o due giorni prima del voto, senza alibi.

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