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Sondaggi d’America – Il Censimento 2020

Confronto con il cambiamento politico

Come mostrato nella pagina precedente, in generale, la popolazione degli Stati Uniti è calata nelle zone rurali e cresciuta in quelle urbane. Per chi segue la politica americana questa conclusione dovrebbe ricordare qualcosa. Da anni, infatti, si dice che il voto degli americani si sta polarizzando, non più seguendo criteri geografici come era una volta, ma sulla base del tasso di urbanizzazione. Le città, non solo le metropoli ma anche quelle di medie dimensioni, e i sobborghi stanno diventando sempre più democratici, mentre le zone rurali stanno diventando sempre più repubblicane.

Siamo quindi andati a quantificare questo fenomeno confrontando il Partisan Voting Index (PVI) di ogni stato e contea nelle elezioni presidenziali del 2012 con quello nelle presidenziali del 2020. Il PVI per un ente è la differenza tra il distacco Repubblicani-Democratici nell’ente e il distacco nazionale. Per esempio, se nella contea X nel 2012 i Repubblicani hanno ottenuto il 55% contro il 40% dei Democratici, il PVI della contea è 18,9% perché a livello nazionale nel 2012 i Democratici hanno ottenuto il 51,1% e i Repubblicani il 47,2%, per cui PVI = (55 – 40) – (47,2 – 51,1) = 18,9. Ciò vuol dire che la contea è più a destra della nazione del 18,9%. Facciamo notare che valori negativi del PVI identificano enti più a sinistra della nazione.

Figura 7

Nella Fig. 7 osserviamo come le contee e gli stati americani si siano evoluti tra il 2012 e il 2020 sotto l’aspetto del posizionamento politico. Il rosso indica uno spostamento verso i Repubblicani, mentre il blu verso i Democratici. Notiamo subito che il colore dominante è il rosso, infatti la maggior parte delle contee ha subito uno spostamento verso i Repubblicani anche molto consistente.

Le poche contee blu corrispondono quasi sempre ad aree metropolitane, urbane e sobborghi. La mappa quindi conferma che nel corso degli ultimi dieci anni c’è stata una polarizzazione politica basata sul tasso di urbanizzazione. Aggiungiamo che, in generale, questa polarizzazione è stata incrementale, ovvero c’è stato un primo balzo importante con le elezioni del 2016 che si è ulteriormente rafforzato con le elezioni del 2020.

A questo punto ci siamo posti la domanda se ci possa essere un legame tra questa polarizzazione e la variazione demografica occorsa nell’ultimo decennio.  Osservando le due mappe nelle Fig. 5 e 8, possiamo dire che queste si sovrappongono solo parzialmente. Nella polarizzazione politica infatti entrano in gioco anche fattori regionali. Per esempio, il netto spostamento a sinistra dello Utah è sicuramente legato al fatto che nel 2012 il candidato repubblicano era il mormone Romney, mentre lo spostamento a destra delle zone del Texas al confine con il Messico e del sud della Florida sono riconducibili ad un’ottima performance dell’ex presidente Trump tra i latini del 2020.

Infine, dobbiamo anche tenere in considerazione che osservando solamente la variazione del PVI, ignoriamo di fatto il punto di partenza. In altre parole, una contea rurale che nel 2012 aveva un PVI di +20 ha molto più spazio per spostarsi a destra rispetto ad una contea con un PVI iniziale di +50. Per questo, la zona dove si osservano variazioni più forti a favore dei Repubblicani è il Midwest in cui le contee rurali, pur vedendo vincere i Repubblicani, gli consegnavano distacchi non così schiaccianti. Nelle contee rurali di questa regione i Repubblicani avevano quindi un bacino potenziale molto più ampio di quello nel Sud o nelle Grandi Pianure, dove solitamente vincevano le contee rurali con margini superiori a 50 punti percentuali.

Figura 8

Tenendo in considerazione questi due aspetti, nella Fig. 8 confrontiamo puntualmente la variazione demografica con la variazione del PVI. I due fenomeni sono evidentemente correlati ma questa analisi non ci permette di capire se uno implichi l’altro. Facciamo quindi alcune ipotesi:

  • I due fenomeni sono totalmente indipendenti ma correlati con una terza variabile, il tasso di urbanizzazione. Le contee rurali stanno perdendo popolazione a favore delle aree urbane e, contemporaneamente, il messaggio dei Repubblicani convince maggiormente gli abitanti delle zone rurali mentre tende ad alienare quelli delle zone urbane.
  • La variazione demografica è una causa della polarizzazione politica. Gli abitanti delle zone rurali vedono il proprio mondo in declino, o quantomeno in ridimensionamento, e si affidano a politici che promettono di interrompere questa deriva. Lo slogan di Trump “Make America Great Again” si riferisce soprattutto a loro, non certo agli abitanti delle metropoli in forte crescita, sempre più multietniche e dinamiche, che temono di tornare indietro.
  • La polarizzazione politica è una causa della variazione demografica. Il clima politico intollerante e sempre più estremista che si sta creando negli USA, porta le minoranze politiche a spostarsi dove possono essere maggioranza. I democratici delle zone rurali, quindi, si spostano verso le zone urbane a maggioranza democratica, mentre i repubblicani che vivono nelle città l’abbandonano in favore di zone periferiche semi-rurali.

Senza un’indagine demoscopica più approfondita non possiamo trarre nessuna conclusione definitiva, ma riteniamo che i due fenomeni siano legati e si autoalimentino come suggerito nelle opzioni 2) e 3). Alla base, c’è una dinamica demografica ed economica che tende a far crescere le zone urbane molto più di quelle rurali. Questa dinamica innesca un sentimento reazionario nelle zone rurali, che viene cavalcato dai politici repubblicani, conquistando l’elettorato rurale che si sposta verso i Repubblicani ma spaventando quello urbano che si affida ai Democratici. La politica, soprattutto con l’avvento di Trump, non si limita a proporre delle soluzioni, ma fa di tutto per esasperare il clima e renderlo sempre più estremo. Questo spinge una parte delle minoranze a trasferirsi dove si ritiene più accolta andando ad alimentare ulteriormente le variazioni demografiche.

Nella prossima pagina daremo uno sguardo alla prima conseguenza politica del censimento, il reapportionment.

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