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Elezioni amministrative 2021 a TORINO: l’analisi e il pronostico di BiDiMedia

Precedenti elezioni

A livello di elezioni politiche, Torino vide primeggiare il Partito Comunista Italiano per gran parte della Prima Repubblica. Il vantaggio del PCI non era mai però travolgente e solo in due occasioni sopravanzò la Democrazia Cristiana di più del 10%. Di conseguenza, a livello amministrativo, il PCI riuscì a guidare Torino solamente nel primissimo dopoguerra e tra il 1975 e il 1985 (con il sostegno dei socialisti). Per il resto la città fu sempre governata da una coalizione incentrata sulla DC che spesso concedeva la guida di Palazzo Civico agli alleati, soprattutto nella parte finale della Prima Repubblica.

Con la Seconda Repubblica Torino si schierò con il Centrosinistra senza però diventarne una fortezza impenetrabile. Il Centrodestra, infatti, dimostrava un certo radicamento in città e in alcuni casi riuscì ad impensierire il Centrosinistra. Nel 1993, l’assenza di un Centrodestra organizzato portò al ballottaggio due candidati del Centrosinistra con la vittoria finale di quello più moderato, Castellani (Ind) sostenuto dal PDS. Nel 1997 Castellani ottenne una riconferma sul filo di lana. Il Centrosinistra infatti chiuse il primo turno in netto ritardo ma riuscì a rimontare e vincere il ballottaggio con il 50,4% dei voti. Anche le successive elezioni del 2001 non furono una passeggiata per il Centrosinistra che sopravanzò il Centrodestra al ballottaggio di pochi punti percentuali portando Sergio Chiamparino (DS) a Palazzo Civico.

Ora daremo uno sguardo più approfondito agli ultimi tre appuntamenti elettorali.

2006: la trionfale riconferma del Centrosinistra

Figura 1

Le elezioni del 2006 vedono il sindaco uscente Chiamparino (DS) mettere a segno un vero e proprio trionfo portando il Centrosinistra a raccogliere i due terzi dei voti al primo turno. Nessuna possibilità per il Centrodestra guidato da Rocco Buttiglione (UDC), ministro nei governi Berlusconi, che si ferma sotto il 30%, ben lontano dai valori ottenuti dal Centrodestra nelle ultime due tornate elettorali.

Nella Figura 1, vediamo, come prevedibile, che una vittoria così ampia si traduce a livello territoriale in un completo dominio della città da parte del Centrosinistra. Il distacco risulta maggiore nella periferia nord e sud della città mentre nel centro storico e nei quartieri collinari Chiamparino ottiene un vantaggio molto forte ma ridotto rispetto a quello complessivo.

2011: ampia vittoria per il Centrosinistra

Figura 2

Le successive elezioni si svolgono in un anno molto favorevole al Centrosinistra. L’uscente Chiamparino (PD) non può ricandidarsi e il Centrosinistra si affida all’ex segretario dei DS ed ex ministro Piero Fassino (PD) che riesce agevolmente a vincere già al primo turno. Molto staccato il Centrodestra che, oltretutto, subisce la concorrenza dei centristi in corsa solitaria. Si presenta per la prima volta il MoVimento 5 Stelle che registra un buon risultato ma inferiore rispetto a quello ottenuto in altre città.

In Figura 2 osserviamo che ancora una volta il Centrosinistra conquista tutte le circoscrizioni di Torino con distacchi molto ampi. Solamente nel centro storico il Centrodestra riesce a mantenere il distacco sotto i 20 punti percentuali.

2016: le periferie abbandonano il Centrosinistra

Figura 3

Le elezioni comunali del 2016 si rivelano un terremoto per la politica torinese. Il sindaco uscente Fassino (PD) si ricandida per un secondo mandato perdendo la parte più di sinistra della coalizione che si presenta in autonomia. Il clima politico è decisamente cambiato rispetto al 2011: il Centrosinistra guidato da Renzi sta perdendo rapidamente consensi e non stupisce che Fassino si fermi molto al di sotto del consenso che aveva conquistato cinque anni prima. Di per se quello di Fassino non è un risultato pessimo per il Centrosinistra torinese che con Chiamparino nel 2001 aveva ottenuto grosso modo gli stessi valori. Se però nel 2001 a fronteggiare Chiamparino c’era il Centrodestra, quindici anni dopo il Centrodestra torinese è distrutto. Diviso su tre candidature distinte, complessivamente non riesce a raggiungere nemmeno il 20% dei voti. Sulle macerie del Centrodestra si erge il MoVimento 5 Stelle guidato dalla consigliera comunale Chiara Appendino (M5S) che supera il 30% dei voti e accede al ballottaggio. Nel secondo turno si innesca una convergenza dell’elettorato di Centrodestra su Appendino che riesce a rimontare a conquistare Palazzo Civico infliggendo una storica sconfitta al Centrosinistra.

Con queste elezioni, la geografia politica di Torino (Figura 3) risulta sconvolta rispetto a quella delle precedenti tornate. Al primo turno, Fassino riesce a prevalere in quasi tutte le circoscrizioni ma risulta nettamente più debole nella periferia nord, fino a cinque anni prima la zona di maggiore forze del Centrosinistra. Al contrario, il centro storico risulta la circoscrizione con il maggior distacco a favore di Fassino e l’unica a votare per lui al ballottaggio. In tutto il resto della città, infatti, è Appendino a prevalere con margini molto ampi, soprattutto nella periferia nord e sud.

Come vedremo nella prossima pagina, queste variazioni nella geografia politica torinese non furono estemporanee ma si inseriscono in un processo di trasformazione che è proseguito fino ad oggi.

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