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IL GIRAMONDO – Elezioni in Ecuador: la difficile scelta tra svolta liberista e ritorno del “correismo”

I SONDAGGI E I POSSIBILI BALLOTTAGGI

I sondaggi elettorali in Ecuador non sono generalmente molto precisi e danno spesso risultati molti differenti gli uni dagli altri. Tuttavia sono utili per individuale le tendenze elettorali più significative. La maggior parte di essi vede in  testa nelle intenzioni di voto Andrés Arauz, il candidato della coalizione di centrosinistra legata all’ex presidente Rafael Correa, con percentuali al primo turno comprese inorno al 35% dei voti, seguito  dal candidato liberalconservatore Guillermo Lasso dato a circa il 25%. In terza posizione è il candidato ambientalista ed indigenista Yaku Pérez, dato oltre il 15% dei voti. Per quanto riguarda gli altri 13 candidati, i sondaggi danno risultati molto contraddittori, tuttavia sembra che nessuno di essi possa andare oltre il 5% dei voti ad eccezione forse del candidato della Sinistra Democratica Xavier Hervas. Se le elezioni confermassero il risultato dei sondaggi si andrebbe verso un ballottaggio tra Lasso e Arauz. In tal caso il risultato sarebbe estremamente aperto. Il terzo candidato Yaku Pérez  si pone sia come alternativo alla classe dirigente tradizionale di centrodestra della borghesia “bianca” di Quito e delle zone dell’interno rappresentata da  Lasso, sia al populismo di sinistra di Correa, appoggiato dai “mestizo” delle città costiere.  Questo significa che in caso che Pérez sia escluso dal ballottaggio potrebbe non dare indicazioni di voto, rendendo difficile prevedere il comportamento dei suoi elettori al secondo turno.  A questo si aggiunge l’incognita  di quella notevole percentuale di elettori che al primo turno voterà i candidati minori.  Nel caso per adesso improbabile che Perez arrivasse al ballottaggio, questi potrebbe sconfiggere sia Lasso che Arauz, dato che raccoglierebbe su di sé una buona parte dei voti del candidato sconfitto.  Per quanto riguarda le elezioni parlamentari i risultati sono ancora più difficili da prevedere che nel caso delle elezioni presidenziali. Si pensa che in testa arrivi con oltre il 35% dei voti la coalizione di sinistra che sostiene Arauz, seguita dalla coalizione di centrodestra che sostiene  Lasso (formata dal CREO e PSC) con oltre il 20%. Il MUPP di Pérez avrebbe circa il 10-15% dei voti mentre tra i partiti minori, quelli che potrebbero entrare in parlamento sono la Sinistra Democratica, il partito “Avanza” e l’ex partito di Correa “Alleanza PAIS”.

L’Ecuador è ad una svolta. Deve decidere se crede ancora nel “correismo”, nell’idea che lo stato possa combattere la povertà con un vasto programma di welfare, anche a costo di aumentare a dismisura il debito pubblico e rischiare la bancarotta. Oppure può decidere di affidarsi al libero mercato, sperando che l’impresa privata possa rendere efficiente il sistema economico e in prospettiva far aumentare il livello di benessere complessivo del paese, anche a costo di lasciare parte della popolazione nell’indigenza. Più probabilmente chiunque sarà eletto dovrà, come Lenin Moreno, fare i conti con la realtà, lasciare perdere le promesse elettorali e fare una politica economica “centrista”, che da un lato riduca il debito pubblico e si apra al libero mercato, rendendo efficiente il sistema economico, e dall’altro sia disposta ad accogliere le richieste delle classi disagiate della popolazione, mantenendo in piedi e possibilmente rafforzando lo stato sociale eredità dal “correismo”.

Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.

Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni parlamentari  nei Paesi Bassi del 17 marzo e quelle del 23 marzo in Israele.

 

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