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I 50 anni dell’uomo sulla Luna – 16 Luglio 1969/2019

21 luglio 1969: Edwin “Buzz” Aldrin, fotografato da Neil Armstrong, cammina sulla superficie lunare

 

Luglio 1969. E‘ il mese cruciale della corsa alla Luna. I russi sono fuori, lo hanno ammesso loro stessi dopo l’esplosione del vettore N1. Un analista russo provò a dare una risposta, anni dopo, ai motivi del fallimento sovietico: “Innanzitutto è questione di soldi. La nostra economia vale la metà di quella americana. Poi la nostra industria, che lavora in modo settoriale senza fare sistema. In America il programma spaziale ha creato un indotto gigantesco. Da noi non è successo, inoltre in America quando viene fatta una scoperta, la sua applicazione industriale è molto più veloce che da noi.” Un’analisi lucida, a cui aggiungere la burocrazia, la corruzione, la morte prematura del genio della missilistica sovietica Sergej Korolev, e la defenestrazione di Kruscev e dei suoi sogni.

Adesso, quindi, gli Stati Uniti corrono da soli. Negli ultimi mesi l’Agenzia spaziale americana, la NASA, ha provato tutto. Le decine di migliaia di persone coinvolte nella più incredibile delle avventure hanno ciascuna un ruolo preciso e sanno esattamente quello che devono fare. Si è cercato di prevedere l’imprevedibile, ma la tensione è ugualmente altissima. Dopo dieci missioni con e senza equipaggio, la tragedia dell’Apollo 1 e il successo storico degli ultimi tre voli, uno dei quali è arrivato ad appena 15 chilometri dal suolo lunare, è pronto il viaggio decisivo. L’Apollo 11.

L’equipaggio, come sempre formato da tre uomini, era composto da Neil Armstrong, Edwin “Buzz” Aldrin e Michael Collins. Un trio silenzioso, soprattutto Armstrong, poco incline ai rapporti con il pubblico e i media, in un’epoca in cui gli astronauti erano considerati alla stregua di supereroi, e scelto forse proprio per questo. Armstrong precisa: “Non è un’avventura. Quello che stiamo per affrontare è un problema tecnico.” Lo sbarco su un altro corpo celeste è un problema tecnico…

Dopo cinquant’anni possiamo dire che il problema tecnico è stato risolto alla grande; di certo aiutato in qualche frangente dalla fortuna, ma l’impresa è stata epica. Del XX secolo questo si ricorderà, oltre alle due guerre mondiali. Un razzo pieno di propellente, un tronco di cono metallico e una specie di ragno cangiante hanno portato i primi uomini sulla Luna poi li hanno fatti ritornare a casa, il tutto gestito da un computer di bordo dalla memoria paragonabile alle nostre vecchie calcolatrici. Insomma, un miracolo.

Il razzo Saturn V, lungo 110 metri e pesante 3 mila tonnellate, progettato dal tedesco Werner Von Braun, ha scagliato gli astronauti fuori dall’orbita terrestre. Il tronco di cono li ha mantenuti in vita durante il tragitto, si chiamava Modulo di comando/servizio (CSM), ribattezzato Columbia in onore del Columbiad creato dalla fantasia di Jules Verne, e ospitava l’abitacolo pressurizzato. Infine il ragno, passato alla storia come LM (Modulo Lunare) e soprannominato Eagle (Aquila), veniva estratto dal terzo stadio del Saturn V ed è sceso in modo controllato, con Armstrong e Aldrin a bordo, sulla Luna. Per poi, al momento opportuno, ripartire con l’obiettivo di riagganciarsi al CSM, in cui era rimasto Collins, nell’orbita lunare. Il LM, in apparenza così fragile, non registrò alcun guasto durante l’intero programma Apollo, e anzi servì da rifugio alla sfortunata missione Apollo 13 (nella quale si registrò il record, sino ad ora imbattuto, di distanza tra un essere umano e la Terra).

L’Apollo 11 diventa il più grande spettacolo del mondo, e anche l’Italia ha un suo ruolo: Rocco Petrone, figlio di un immigrato lucano, è uno dei direttori di volo del Kennedy Space Center di Cape Canaveral. È tutto pronto, tranne per un particolare: in caso di mancata ripartenza del LM, Armstrong ed Aldrin sarebbero spacciati. Nessuno potrebbe mai andare lassù a salvarli. Il Presidente Nixon si preparò un discorso, nel caso il destino avesse voltato le spalle agli astronauti.

Il 16 luglio è la data prescelta per il decollo. Un milione di persone raggiunge la Florida, e bivaccano ovunque, dato che gli alberghi sono pieni da giorni. Vogliono assistere all’evento per dire “Io c’ero”.

Arrivano le 9:32 locali, le 13:32 in Italia. Il Saturn V romba come un tuono e la missione ha inizio. Oriana Fallaci scrisse: “Sentilo, il rombo! Sembra un bombardamento, ma non ammazza nessuno, mioddio! Oh, che cosa stupenda… si alza così lentamente, sai, lentamente… va sulla Luna… la Luna… Vorrei che oggi nessuno morisse.”. Il volo è seguito da una diretta televisiva ininterrotta in esclusiva della CBS.

Durante la rotta translunare non succede nulla. La routine perfetta degli ultimi voli sembra replicarsi anche questa volta. Il 19 luglio alle 21:17 ora italiana, la Luna è raggiunta. Mentre sorvola la faccia nascosta, il CSM accende i motori e immette la missione in orbita lunare. Sono previste trenta orbite prima dello sganciamento del LM. Nel frattempo si osserva con attenzione la superficie e in particolare il Mare della Tranquillità, obiettivo dell’allunaggio.

Armstrong e Aldrin si trasferiscono sull’Eagle. Dopo i controlli incrociati con Houston e il direttore di volo Eugene “Gene” Kranz, arriva l’ok alla discesa. Il LM si stacca e comincia la procedura di avvicinamento alla superficie. A dieci chilometri dal suolo, i due computer di bordo denunciano un errore di programma. A Houston si fanno verifiche immediate, ed è un giovane ingegnere di appena 26 anni, Jack Garman, a rassicurare tutti: basta un reset e si può precedere, non c’è pericolo. Così fu. Per questo Garman ricevette un premio speciale dal Presidente Nixon.

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